28 June 2019

“Le ali? Un elemento di design della Brutale, reso funzionale”

Abbiamo intervistato Adrian Morton, Design Director di MV Agusta, per parlare dello stile della Brutale 1000 Serie Oro: com’è nato il progetto e il perché delle scelte tecniche
1/20 MV Agusta Brutale 1000 Serie Oro: il nostro test
In occasione del test della Brutale 1000 Serie Oro (cliccate qui per sapere come va) abbiamo visitato l’azienda e parlato con Adrian Morton, Design Director di MV Agusta. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Da dove è partito a disegnarla?
“Concettualmente doveva riflettere il motore che è potentissimo, inusuale per una naked. Quando ho iniziato a lavorare in MV Agusta / CRC nel 1995 la mia prima moto è stata proprio la Brutale e alcuni elementi del design originale sono rimasti”.

Quali?
“Per primo il faro, che ha influenzato il mondo delle naked: un’ellisse inclinata copiata da tanti. Poi il volume centrale molto importante. Prima di arrivare in MV sono stato due anni a Londra a studiare, lì c’erano un sacco di streetfighter su base GSX-R1100 con codini corti. Mi hanno influenzato, mi piace molto il codino corto”.

Perché la scelta dei quattro scarichi singoli bene in vista?
“È una scelta legata alla volontà di rappresentare visivamente la potenza del motore. È uno degli elementi che abbiamo scelto per portare qualcosa di nuovo. L'altro è il codino aperto. L'idea era che quando la vedi al semaforo dovesse sembrare tutto fuorché una 125!”.

Le prestazioni in gioco sono impressionanti. Ha avuto vincoli più forti del solito dall’ufficio tecnico?
“Diciamo che questo progetto è stato più complesso del solito. Ad esempio, il coperchio del carter è stato richiesto dagli ingegneri con certe caratteristiche, ma siamo riusciti farne un elemento di stile che richiama la meccanica. Un motore deve essere sempre un motore”.

Quanto c'è di moda e quanto di funzione nelle ali?
“Le cover del radiatore in alluminio sono prima di tutto un elemento distintivo di ogni Brutale. Qui sono diventate un elemento funzionale. Parliamo di una nuda da 300 km/h. 6 o 7 anni fa una moto così sarebbe stata troppo, oggi però questi elementi sono stati sdoganati perché si vedono ogni weekend sulle MotoGP”.
Il supporto della strumentazione ci piace moltissimo. Riesce a integrare nella linea uno schermo ampio e piuttosto spesso.
“Mi fa piacere perché è stato molto difficile da fare. L'idea tra l'altro è nata da una discussione tra colleghi avvenuta a inizio progetto, oltre un anno fa. L'obiettivo era quello di nascondere uno schermo che è fantastico ma molto grosso. Il problema non era da poco. Così siamo riusciti a inserirlo perfettamente nella linea. Qualcuno mi ha chiesto perché non metterla sopra al faro, nella posizione tradizionale, ma la linea sarebbe cambiata moltissimo. Questa non è una moto per far turismo, deve trasmettere una emozione fortissima”.

Immaginiamo anche che su una moto così veloce un pannello tanto grosso avrebbe potuto incidere sull'aerodinamica.
“Infatti. In questa posizione il problema non si pone".

La sella è divisa in due. Design o funzione?
“Solo design! Si vede sulle bici da corsa, è comoda e lascia in vista il carbonio del codino al di sotto. Dà valore aggiunto, insomma. Inizialmente avevamo lucidato tutto il carbonio, poi abbiamo optato per il satinato. È più equilibrato nell’impatto visivo, più sofisticato, hi-tech”.

Rispetto alla vecchia Brutale i volumi sono maggiori. A cosa è dovuto?
“Diversi fattori, come l’airbox molto grande, la necessità di avere un serbatoio capiente, la presenza del canister che abbiamo nascosto sotto il serbatoio”.
1/21 MV Agusta Brutale 1000 Serie Oro

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