di Leonardo Lucarelli - foto Tommaso Pini - 10 December 2017

Gran Canaria, il mondo in un’isola

Gran Canaria è una meta ideale: deserti e foreste tropicali, paesaggi lunari, canyon e baie infinite, vulcani e siti preistorici. E curve a non finire: un’isola piena di sorprese, tutta da guidare
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  • 1/26 Viaggio in moto in Spagna: a Gran Canaria con la Ducati XDiavel. La spettacolare GC60

    Imperdibile continente in miniatura

    Gran Canaria, il mondo in un’isola

    Pensando a Gran Canaria viene in mente un luogo di villeggiatura iconico, di quelli in cui la gente va a costruirsi una nuova vita. Ma la terza isola dell’arcipelago (per dimensioni) è molto di più. Prima di tutto, malgrado un terzo della popolazione delle Canarie viva qui, ha un interno selvaggio e solitario, con una morfologia incredibilmente varia (guardate le foto). Spesso le isole offrono paesaggi molto diversi in un territorio relativamente piccolo, ma a Gran Canaria questa particolarità è elevata all’ennesima potenza. Aggiungeteci che non si paga l’IVA, che la rete viaria interna è un dedalo di curve infinite, che una moto a noleggio costa poco (in media 65 euro al giorno), che non piove quasi mai e che i prezzi medi per mangiare e dormire sono molto più bassi che da noi, e capirete il consiglio: iniziate a setacciare internet per trovare un volo per Las Palmas.

    LA CAPITALE MULTIETNICA

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    Partiamo proprio dalla chiassosa e sonnolenta capitale: stiamo andando a incontrare Fernando, il nostro contatto. “Al liceo nella prima fila della mia classe eravamo in 4 – ci racconta – io ero il più europeo, mezzo canario e mezzo italiano, il mio compagno a fianco mezzo canario e mezzo palestinese, quello dopo mezzo canario e mezzo indù e l’ultimo mezzo canario e mezzo coreano. Era la prima fila di dieci… Da noi il multiculturalismo è la normalità”. Las Palmas possiede la tipica atmosfera spagnola, ma questo miscuglio di culture (dovuto in parte alla presenza del porto, snodo nevralgico tra Vecchio e Nuovo Mondo dai tempi di Colombo) la rendono anche simile a certe città sudamericane. Vegueta, il quartiere più antico, è suggestivo e alla moda, ricco di residenze di epoca coloniale e cortili interni con il colonnato di legno. Qui potete trovare il museo de Colòn, un affascinante esempio di architettura canaria realizzato intorno ad un patio con balconi in legno, fontane, palme e pappagalli liberi. Vale la visita, soprattutto per le carte geografiche del XVI secolo. Prendiamo la nostra, di mappa, e iniziamo a pianificare il giro dell’isola: non è facile!

    UN DEDALO DI STRADE

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    C’è l’imbarazzo della scelta, praticamente tolto l’anello esterno della quattro corsie che percorre i 2/3 del perimetro dell’isola, dividendosi in GC-1 e GC-2, il resto è un ricamo infinito di strade principali, secondarie e locali, cui va aggiunta la miriade di sentieri: se avete tempo portatevi pantaloni corti e scarpe adatte e regalatevi l'esplorazione a piedi lungo i caminos reales. Non molti sanno che qui esiste un “Camino de Santiago” che attraversa la parte centrale dell’isola, dalle spiagge di Maspalomas a Santiago de los Caballeros, nel comune di Gàldar. Diversi Papi del passato hanno equiparato i privilegi di questo cammino di penitenza a quelli concessi a Santiago de Compostela, succedeva negli anni Giacobei (quando la ricorrenza del santo, 25 luglio, cadeva di domenica) e Giovanni Paolo II li ha resi permanenti dal 1993.

    CURVE E BELLE STORIE

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    Decidiamo di andare a caso, scegliamo dei paesi e tracciamo sulla cartina un arco che dal capoluogo passa per il centro dell’isola, per sbucare sulla GC-200, la litoranea che va da La Aldea de San Nicolas ad Agaete. Un breve tratto di GC-1 ci porta alla seconda città dell’isola per dimensioni, Telde, dove ci fermeremo per scovare un costruttore di tilde, tipica chitarrina simile ad un ukulele. Da Tilde ad Agüimes la GC-100 ci fa subito capire l’antifona di questo viaggio: curve, curve e curve, in un paesaggio tra le montagne rosse a destra e l’oceano blu a sinistra. Agüimes, spesso trascurata dai turisti, è tra le cittadine più graziose. Il centro storico è perfettamente restaurato (casette color pastello dal tetto basso, punteggiate di pietre e con balconi coperti in legno, il tradizionale stile dell’isola), ma ci colpiscono le statue in bronzo: sono ovunque e rappresentano personaggi locali e situazioni quotidiane (un suonatore, una signora che vende caramelle, un gruppo di persone sedute su una panchina…). Scopriremo poi che questa tradizione scultorea caratterizza tutta l’isola: al Parque de Santa Catalina a Las Palmas, ad esempio, c’è una statua (tra molte altre) che ci fa impazzire: una signora anziana circondata da gatti. Una poetessa, una scrittrice canaria? “No”, ci dicono “è Lolita Pluma, stava ogni giorno qui, con i suoi gatti, quando è venuta a mancare hanno eretto questa statua, la conoscevano tutti, offriva sempre caramelle ai bimbi”. Questa è Gran Canaria, attenzione a ciò che potrebbe sembrare insignificante.
    Proseguiamo lungo la GC-550 in direzione San Bartolomé de Tirajana, tra vigneti a perdita d’occhio, su un nastro d’asfalto stretto e tortuoso, l’oceano che luccica in basso e la vegetazione che cede il posto a un paesaggio arido di pietra ferrosa.

    MONUMENTI NATURALI

    Dirigendoci verso sud, lungo la GC-65 superiamo la svolta per La Sorrueda, un lago artificiale mozzafiato, con montagne verdissime sullo sfondo e palme tutto intorno: un attimo fa eravamo nel Gran Canyon, ora siamo in un’oasi tunisina! Proseguendo ancora incrociamo la Fortaleza de Ansite: potrebbe sembrare una montagna ma è una fortezza naturale ed uno dei siti preispanici più importanti di tutta l’isola; fu l’ultima roccaforte dei Guanci, gli abitanti autoctoni, che preferirono gettarsi dalla rupe piuttosto che cadere schiavi degli Spagnoli. Grotte e gallerie si infilano nella montagna per decine di metri e sono visitabili. Lungo la strada notiamo molti cartelli che indicano Pozo de Las Nieves: la strada che si annoda in salita ci fa gola…. Dobbiamo farci violenza per non fermarci ad ogni curva a fotografare, per fortuna ci piace pure guidare, così continuiamo a piegare, fino alla cima. Il paesaggio si apre a 360°, tutto intorno rocce che svettano verso il cielo, barrancos (gole) scoscesi che precipitano nella verde vegetazione in basso baciata dall’oceano, di fronte a noi il Roque Nublo, il monolito simbolo di Gran Canaria che, a 1.803 metri sul livello del mare, svetta per 80 metri sul paesaggio vulcanico circostante. Sullo sfondo, avvolto dalle nebbie, il vulcano di Tenerife. Un paesaggio imponente: lo contempliamo, poi risaliamo in moto e iniziamo la discesa lungo la meravigliosa GC-606.

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    IL PAESE DELLE GROTTE

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    Prima di puntare verso la costa, deviamo verso Artenara, il villaggio più alto dell’isola. La strada è una nuova giostra di tornanti sospesi, quando arriviamo veniamo accolti dal Mirador de Unamumo, da dove si apre una vista mozzafiato su un enorme cratere vulcanico, mentre dal Mirador de la Atalaya, sul lato opposto del villaggio, si possono ammirare numerose grotte trogloditiche. Siamo nel paese delle grotte, oltrepassiamo ristoranti nelle grotte, il museo principale è ospitato in una serie di grotte collegate, gran parte della popolazione vive nelle grotte e quando chiediamo dove dormire ci rispondono di cercare una delle tante case rural scavate – ovvio – in una grotta! (per cercare alloggi conviene consultare il sito www.artenatur.com e prenotare prima di partire). Da qui si può andare praticamente ovunque, non distante c’è Tejeda (e Cruz de Tejeda, croce di pietra che indica il centro geografico dell’isola, indicata da cartelli lungo le strade) da cui si diramano i caminos reales. Qualsiasi strada percorrerete, attraverserete un paesaggio imponente fatto di vette aspre e gole coperte di mandorli (chissà che spettacolo gli alberi in fiore a febbraio, mese della fiesta dedicata alla mandorla). Potreste puntare su Teror, con le sue case dai muri obliqui e i balconi in legno, o Moya, immersa nel profumo degli eucalipti nella zona più rigogliosa dell’isola (collegata ad Arucas dalla spettacolare GC-300 che costeggia per 20 km il fianco della montagna offrendo alla vista tutta la costa settentrionale). Noi andiamo a riprendere la GC-210, verso Ovest.

    L'ULTIMO GIRO DI "GIOSTRA"

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    Pensavamo che questa giornata ci avesse ampliamente appagati, ma appena ci inerpichiamo sulla GC-200 capiamo che non c’è limite alle sorprese. Provate a immaginare l’eccitazione di fronte al sole che tramonta dietro l’oceano mentre, davanti a noi, nubi spesse colorano di blu livido intenso il paesaggio costiero. Siamo a metà strada tra acqua e rocce, ad appena 60 km da Las Palmas, immersi in un paesaggio in cui non troviamo segno dell’intrusione umana, tranne che per il nastro d’asfalto che zigzaga tra i canaloni. Arriviamo ad Agaete e al vicino Puerto de Las Nievas accompagnati dagli ultimi raggi di sole. La cittadina possiede l’atmosfera tipica dei villaggi di pescatori e le case, con i fregi blu sui muri bianchissimi, sembrano portate qui da qualche isola greca. Abbiamo altri giorni da passare in quest’isola, altre strade da guidare (soprattutto la strettissima e selvaggia GC-75 a nord e la GC-60 a sud), altri posti da visitare (imperdibili le Dunas de Maspalomas, uno spicchio di Sahara frontemare a cui si accede passando attraverso le arcate dell’Hotel Riu Palace Maspalomas, giusto per capire come le dune stesse siano state salvate per un soffio dall’aggressione edilizia) e altri paesaggi in cui perderci.

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