di Tommaso Pini - 17 June 2018

Fino alla fine del mondo in sella all'Africa Twin

La Patagonia è la fine del mondo. In tutti i sensi. È un luogo unico che genera miti, come la Carretera Austral, il Perito Moreno, il Torres del Paine. Vi raccontiamo il nostro viaggio
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  • 1/21 Una foto scattata durante il nostro viaggio in Patagonia

    Di fronte alla decisione se affrontare un viaggio in Patagonia in solitaria o affidarmi a un tour operator alla fine ho scelto il secondo e vi racconto perché. Cile e Argentina sono Paesi tranquilli ma, se qualcosa va storto, meglio conoscerli bene: in caso di forti piogge, per esempio, imboccare una strada sbagliata può portarvi dritti con le ruote nell’argilla o lasciarvi a secco di carburante o, peggio, farvi perdere di vista la mitica Ruta 40. Parte dello storico percorso è stato infatti deviato su strade più scorrevoli, che si spacciano per Ruta 40 ma non ingannano gli adulatori delle strade sacre. Così, tra mille proposte sul mercato, ho identificato quella che mi sembrava più intrigante e ho scelto di farmi guidare da Gionata Nencini. Per chi non lo conoscesse è un viaggiatore toscano che ha trascorso otto anni della sua vita a girare il Mondo in sella alla sua fedele Honda Transalp. Quando non è in viaggio vive tra Pistoia e Santiago del Cile, la sua seconda casa nonché ufficio, dove ha fondato Exclusive Motorcycles Tours di cui è tour leader. La curiosità di conoscere la Patagonia accompagnato da uno "di casa" ha determinato la mia scelta.

    Fino alla fine del mondo in sella all'Africa Twin

    Attenti a Pisco, schiene d'asino e guanaco!

    Tra Cile e Perù non sempre corre buon sangue. Tralascio i motivi più impegnati per soffermarmi su una querelle nata tra i due Paesi su chi ha inventato il Pisco Sour, l’ottimo distillato d’uva con il 38% di alcol, considerato bevanda nazionale in entrambi gli Stati. Pertanto quando vi trovate al bar vi consigliamo di stare attenti con le ordinazioni e formulare la vostra richiesta, in base a chi vi trovate di fronte e di fianco: "Offro a tutti Pisco Sour alla cilena... o alla argentina". Comunque, il cocktail a base di pisco è la scelta perfetta per familiarizzare tra futuri compagni di viaggio. In sella alle BMW a noleggio ci saranno con me anche Rodney, Steven, Richard, Ian, Ross (australiani), Charles (messicano), Claudio e Laura (italiani e unica coppia) e Alberto (Svizzero). La flotta è composta in gran parte da R 1200 GS, tranne che per una F 800 GS Adventure, a mio parere la più idonea al tipo di percorso e una Africa Twin CRF1000L, guidata dal nostro sherpa. Durante il briefing pre-partenza annoto due considerazioni di Gionata: sulla Carretera Austral fate attenzione alla sua forma a schiena d’asino, a tratti la strada si farà stretta e i contadini locali non sono soliti spostarsi, quindi meglio accostare e farli passare. Nella steppa patagonica e nella Terra del Fuoco, invece, fate attenzione ai guanaco: sono soliti attraversare la strada all’improvviso; il colore del loro manto, poi, si confonde spesso con l’orizzonte.

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    Nelle "terre di nessuno"

    Partiamo lasciando Osorno per costeggiare la riva del lago Nahuel Huapi e affrontare i tornanti andini del Paso Cardenal Samoré (1.314 m). Arriva così la prima frontiera (a fine viaggio i timbri sul passaporto saranno ben 12: 6 cileni e 6 argentini). In dogana la cortesia è la prima regola, Gionata lo sa bene e ci consiglia di suggerire all'impiegato di turno dove mettere il timbro per ottimizzare lo spazio sulle pagine: chiederlo è comunque un nostro diritto. È ora di pranzo quando ci fermiamo nella “Terra di nessuno”, il tratto di strada tra una frontiera e l’altra. Il menù del tour operator propone un’ottima zuppa servita calda on the road con vista sulle ceneri del vulcano Puyehue (2.240 m), depositatesi sette anni fa, in seguito a una grande eruzione. La giornata si conclude a San Carlos de Bariloche, dopo aver fatto molta attenzione all’ultima tratta, l’unica in tutto il viaggio dove la polizia martella con i controlli di velocità.

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    Sulla Ruta 40

    Alla sola parola Patagonia sussultano gran parte dei viaggiatori. Da chi ama l'avventura, non solo su due ruote, è catalogata come "l'esperienza della vita" e non è difficile capire perché: cieli sconfinati, laghi color cobalto e aspre montagne. Quella che domina il paesaggio è indubbiamente una natura maestosa. Da quando siamo partiti continuiamo a corteggiare la Ruta 40 e, dopo El Bolsón, ci addentriamo nel bellissimo Parque Nacional de Los Alerces, fino a incontrare il primo sterrato. È tutto perfetto, se non fosse che abbondanti piogge l’hanno reso fangoso. Ognuno procede quindi con il proprio passo: Claudio e Laura, partono con un paio di derapate credo non volute; Richard insegue Gionata a ruota, mentre Charles ed io ci lasciamo distrarre dall’incanto del paesaggio con ripetute soste fotografiche. L’allungarsi del gruppo non è un problema, grazie alla presenza del veicolo di assistenza guidato da Francesco che garantisce a tutti di tenere il proprio ritmo senza che nessuno si perda. Al Lodge di Trevelín ci attende una gradita sorpresa: il cordero al palo, piatto della tradizione gastronomica locale che deve tutto all’alta qualità della carne argentina, in questo caso di agnello, che viene fatta cuocere direttamente sulla brace.

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    Sulla Carretera Austral

    Proseguendo il viaggio verso Ushuaia, ad attenderci c’è una delle strade più iconiche dell’intero tour: la Carretera Austral, un nome che solo pronunciarlo fa sognare. La Ruta CH-7, lunga 1.240 km e voluta da Augusto Pinochet per unire il Cile anche nei suoi angoli più remoti, per molto tempo è stata considerata "una autostrada verso il Nulla". Noi la stiamo percorrendo proiettati su paesaggi incredibili, costellati da piccoli agglomerati di case contadine, cascate, boschi rigogliosi e aguzzi picchi sorvolati da rapaci. È come guidare in un film, ma è tutto reale. All’improvviso Gionata mette la freccia a sinistra e ci conduce su un ponte sospeso sulle verdi acque del fiume Futaleufú, costruito con vecchie tavole di legno che lo rendono unico. Lo attraversiamo come una fila di indiani ubriachi, sbandando di qua e di là, ma che spettacolo! Poi la nostra guida ci spiega che, proseguendo, si entrerebbe in una proprietà privata, pertanto siamo costretti a ripercorrere il ponte a ritroso. Arrivati al fiordo di Puyuhuapi, veniamo invitati a parcheggiare le moto e a salire a bordo di un piccolo battello, con cui solchiamo le acque del fiordo a tutta velocità per raggiungere la sponda opposta e il lodge super esclusivo prenotato per la notte, con tanto di pozze termali a 38°C. L'indomani la giornata si apre con la gomma posteriore di Ian a terra, prontamente riparata grazie a un kit tubeless. A causa dei continui cambi di fondo le forature sono assai frequenti in viaggi del genere ma, se si è preparati, bastano 10 minuti per tornare in carreggiata. La strada si inerpica su tornanti sterrati avvolti da una vegetazione rigogliosa e il premio è uno straordinario belvedere… Uno dei tanti e tutti meritevoli di foto ricordo. A Coyhaique, poi, abbiamo festeggiato il Capodanno... Prima quello australiano, poi quello italosvizzero, quello cileno e, infine, quello messicano.

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    Tesori condivisi

    Nella pacifica sfida tra Cile e Argentina, a colpi di paesaggio, fa da pacere il lago General Carrera, straordinaria realtà condivisa da entrambi i Paesi. Poi l’Argentina ci conquista con il Rio Pinturas (patrimonio UNESCO) e le incantevoli gole dell’omonimo canyon: una deviazione importante che ci costringe a lasciare la moto per proseguire a piedi. Ma ne vale la pena: nella Cueva de las Manos, una caverna profonda 24 metri, si trovano importanti reperti di arte rupestre. È famosa per le impronte che rappresentano mani della popolazione indigena (risalenti a 9.000/13.000 anni fa), ottenute con inchiostro e tecnica a spruzzo. Sul fronte della guida ci confrontiamo con il deserto patagonico e i suoi spazi: forse in Australia c’è qualcosa di simile, ma di certo non in Europa e quella vastità ci lascia letteralmente a bocca aperta. Peccato per quelle fastidiose raffiche di vento ma, in fondo, sono parte integrante del luogo e creano un’atmosfera di sfida che non dispiace. In così tanti chilometri percorsi non manca qualche piccolo incidente: Alberto perde l’appoggio della gamba destra riportando una lieve distorsione alla caviglia, mentre Rodney cade con la sua BMW Adventure causando la perforazione multipla del copri-valvole destro, con conseguente fuoriuscita di olio motore. Lui per fortuna ne esce indenne. La sera stessa, grazie a un bi-componente metallico e a 7 euro di spesa in un piccolo supermarket (spugna metallica per lavare i piatti, carta vetrata, detergente), Gionata e Ian effettuano una riparazione “fai-da-te” risolutiva.

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    Fino alla Terra del Fuoco

    Tocca di nuovo all’Argentina stupire il gruppo con la sua cattedrale di ghiaccio: il nome Perito Moreno tuona tra i globetrotter, come tuonano i lastroni quando si staccano dal ghiacciaio per cadere rovinosamente in acqua… Il Cile di certo non è da meno quando, circa 200 chilometri dopo, risponde con il Parco Nazionale di Torres del Paine: una delle riserve più grande del Paese e senz'altro uno dei più belli del Sudamerica, aperto tutto l'anno (ma consigliamo di visitarlo da dicembre a marzo). È caratterizzato da un paesaggio molto variegato: ghiacciai, monoliti di granito, cascate, lagune, fiordi, laghi cristallini sono solo alcune delle meraviglie che vi aspettano. Il mattino seguente parte del gruppo mi ha seguito nella folle idea di alzarmi alle cinque del mattino e rientrare nel parco appena in tempo per l’alba… Credetemi: ciò che abbiamo visto ripaga ampiamente della levataccia. Per un motociclista l’irrefrenabile discesa verso la Fine del Mondo è un contenitore infinito di nomi epici, che si conclude con l’attraversamento dello Stretto di Magellano e l’approdo nella Terra del Fuoco. L’ultimo lembo del continente americano è carico di fascino già per definizione: dopo un tratto di foreste spettrali si torna ad essere circondati dalle montagne, che anticipano l’ingresso a Ushuaia. A viaggio terminato, ci sono almeno tre cose che mi sento di suggerirvi: percorrere i 25 km del Parco Nazionale Lapataia per una foto ricordo al cartello “Bienvenidos al fin del mundo”, una gita in barca nel canale di Beagle per incontrare foche e pinguini e un’ultima cena al ristorante Volver (Calle Maipu 37) dove ordinare senza alcun indugio il granchio reale. Fatto questo non vi resta che rientrare a casa a raccontare ai vostri amici di aver realizzato un sogno. Per me la Patagonia è stata uno straordinario melting pot di strade e natura che si intrecciano in oltre 4.000 chilometri.

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