di Nicolas Patrini
- 23 March 2020

Bayliss: “I più bei ricordi della mia carriera sono datati 2006”

Troy Bayliss racconta alcuni momenti importanti della propria carriera e parla dell'attuale campionato del mondo Superbike. Attualmente non gareggia, ma è sempre nel paddock per seguire il figlio Oli e sente ancora il calore degli appassionati che incontra in circuito

1/39 Troy Bayliss con la sua Panigale V4 S 2+1. Il numero 21 è stato usato da Michael Ruben Rinaldi

3 titoli iridati, 52 vittorie e 94 podi. Troy Bayliss è senza dubbio un mito per i ducatisti e gli appassionati di motociclismo di tutto il mondo. Il numero 21 è stato intervistato da wsbk.com, ecco le sue parole:

“Penso di poter dire che i miei ricordi migliori sono legati al 2006 che per me è stata una stagione davvero positiva: abbiamo vinto il Campionato del Mondo Superbike e a Valencia abbiamo portato a casa anche la gara della MotoGP. È stata abbastanza particolare, come una sorta di mini GP ed è arrivata al termine di un’annata pazza ma bellissima! Non ho mai pensato di vincere in MotoGP, ma è successo. È stato speciale, una vera ciliegina sulla torta! Il mio obiettivo iniziale era provare ad arrivare in Superbike: quando è successo non mi aspettavo di fare un passo del genere così presto. La prima volta che sono entrato a far parte della squadra ho avvertito molta pressione. Con il tempo ho iniziato a trovarmi a mio agio con i ragazzi, sono arrivate le prime soddisfazioni e le cose hanno iniziato ad andare per il verso giusto. Ora il Campionato SBK è molto entusiasmante; la sicurezza è tanta e le moto hanno delle prestazioni sempre migliori. Ci troviamo in una situazione dove è molto difficile acquisire vantaggio per andare sempre più veloce anche se lo sviluppo è continuo. Penso che la mia passione per le corse sia nata quando ero davvero piccolo dato che ho iniziato a guidare a soli cinque anni e ho sempre avuto la moto nel cuore. Ricordo di aver assistito alla mia prima gara in TV all’età di 11 o 12 anni e ho bene in mente Graeme Crosby e le sue impennate sulla linea del traguardo. È stata la prima persona che ho visto in televisione, era un tipo figo. Per me va ancora tutto alla grande; quando andiamo ad affrontare il Round australiano le sensazioni sono un po’ diverse. Agli appassionati piace dato che trascorriamo a Phillip Island un’intera settimana, camminiamo tra la gente e le persone ormai sono abituate a vedermi tra loro. Quando vengo qui in Australia o vado in Italia in molti si ricordano di me e tutti mi fanno sentire il loro calore. Ora tra la squadra e mio figlio Oli sono davvero indaffarato. Ho ancora del tempo per me e lo uso per allenarmi e per stare in famiglia. La maggior parte della mia carriera l’ho trascorsa in Ducati: un sacco di italiani e anche gli europei amano questa scuderia. Quando ho conquistato ottimi risultati con Ducati sono diventato abbastanza famoso. Penso di essere stato molto fortunato a poter correre con questa Casa, si tratta di un ottimo marchio: è stato davvero un bel connubio. Penso di esserne un ambasciatore fedele. Sono tornato in gara due anni fa, è stato difficile e molto strano. Sono sceso in pista nel campionato australiano ma prima avevo gareggiato come wildcard nel 2015 per divertirmi un po’. Sono davvero felice anche adesso quando posso andare a fare un giro, soprattutto con Oli! Sta crescendo, è all'esordio e lo vedo bene ma ha ancora tanta strada da fare...”.

Qui sotto le foto del ritorno in gara nel 2015.

1/27 Troy in monoruota durante le gare della SBK 2015 a Phillip Island
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