Test Scrambler: la Ducati più facile di sempre

Fascinosa, divertente, sicura, confortevole. Dopo averla guidata sulle strade della California, dove è nata cinquant’anni fa, ce ne siamo semplicemente innamorati nonostante qualche difettuccio perdonabilissimo considerato il prezzo

Test scrambler: la ducati più facile di sempre

Il violento uragano che ci accoglie a San Francisco sfuma in una fitta pioggerellina che non ci dà tregua neppure a Palm Springs, alle porte del deserto del Mojave. Ma quale Land of Joy?!? Per una volta la California tradisce le attese e forse anche la Scrambler, al punto che più di un tester già sussurra… End of joy.

Non avevamo ancora capito lo spirito di questo nuovo mondo che gira intorno alla Scrambler (guardate le foto…) e ci approcciavamo a questo press test come se fosse uno dei tanti: se piove t’incazzi.

 

UN GELIDO CALDO ABBRACCIO

Quando arriviamo all’Ace Hotel di Palm Springs, quartier generale Ducati per il lancio della nuova moto, siamo accolti da un vento gelido e dall’abbraccio caloroso di tutto lo staff. Un gruppo di giovani under 40 che pensano positivo e incarnano l’anima libera e anticonformista della nuova Scrambler. La musica, lo street food, i richiami anni Settanta nell’abbigliamento e negli accessori.

Non ci sorprenderemmo se ci venissero incontro in skate e sospettiamo che i loro pick-up non abbiano le tavole da surf nel cassone solo perché la costa da qui dista più di due ore. Lo Scrambler Brand Director Mario Alvisi si limita a una sfida a ping pong col vicepresident of Sales and Marketing Cristiano Silei…

 

GENIO E SREGOLATEZZA O CALCOLATA OPERAZIONE DI MARKETING?

Ma che cos’è la Scrambler Ducati? Il risultato della più abile operazione di marketing che il mondo delle due ruote abbia mai conosciuto? L’icona di un nuovo movimento culturale? Il frutto del lavoro di un gruppo di creativi lasciati completamente liberi (o quasi…) di parlare un linguaggio diverso da quello ultratecnico di Ducati? Ancora brancoliamo nel buio, ma ci rincuora incontrare nella hall dell’Ace Hotel anche Federico Sabbioni. L’Ingegner Sabbioni. Grazie a dio nella Land of Joy c’è chi cura i cappellini e le T-shirt ma anche chi pensa alle bielle e ai pistoni. Nella fattispecie quelle del Desmodue, il bicilindrico a L due valvole, 803 cc, raffreddamento ad aria e olio e 75 CV  (cliccate qui per la scheda tecnica completa), impreziosito nell’estetica grazie ai carter in alluminio lavorati a macchina. L’Ing. Sabbioni ci conferma che per renderlo ancora più fluido gli alberi a camme sono stati studiati per portare l’incrocio a 11° e addolcire ancora di più l’erogazione. Operazione riuscita?

 

IL DESMODUE TROVA LA SUA COLLOCAZIONE NATURALE NELLA SCRAMBLER

Sotto un acquazzone battente che accompagna le prime fasi del nostro test (con la Scrambler Icon, quella gialla coi cerchi in lega: sfogliate la gallery e cliccate qui per tutte le altre versioni), l’unica cosa su cui possiamo concentrarci è il motore. Spinge più forte di quanto sospettassimo, complice probabilmente il peso contenuto della moto e la sua trasmissione abbastanza “corta” (a 4.000 giri in sesta la Scrambler non raggiunge i 90 km/h indicati). Il motore accetta la piena apertura del gas già da 1.500 giri anche nei rapporti più lunghi e scalcia un poco solo fino a 2.000, dopodiché è fluidissimo, vigoroso e per giunta non trasmette vibrazioni né al manubrio né alle pedane. Su una moto del genere una vera goduria! Il meglio di sé però il Desmodue lo dà ai medi, ma è buono anche l’allungo, che si spegne solo dopo gli 8.000 giri, dove interviene il limitatore. Difetti? Il sound è intrigante, ma su una moto del genere potrebbe esserlo ancor di più. E il cambio non è fluido e preciso come lo ricordavamo. Oltretutto abbiamo registrato alcune incertezze negli apri-chiudi.

 

STABILE E MOLTO MANEGGEVOLE

La ciclistica è il pezzo forte della moto, che si rivela straordinariamente facile, comoda e rassicurante. Sembra tutto fuorché una Ducati: non ti viene mai voglia di spingere forte ed è comunicativa fin dal primo metro. Il cerchio da 18” all’anteriore è un piccolo aratro che incide l’asfalto anche quando è sporco o bagnato (complimenti a Pirelli: quando piove la gomma è eccellente). Alle basse e alle alte velocità la stabilità sia in curva sia in rettilineo rimane imperturbabile. Nonostante questo, la maneggevolezza è semplicemente straordinaria: la Scrambler è un giocattolino che danza tra le curve come sanno fare solo le centoventicinque e, quando si vuole alzare il ritmo (nel pomeriggio fortunatamente è uscito il sole), l’assenza del controllo di trazione non è affatto un problema, tenuto conto dell’ottimo grip meccanico e della potenza tutto sommato modesta del veicolo. Ci è piaciuto l’ABS, che assiste una frenata ben modulabile e abbastanza potente, mentre ci è parso migliorabile l’angolo di sterzo, se si valuta la vocazione “cittadina” della moto.

 

PREZZI: LA ROSSA COSTA MENO
I prezzi varieranno a seconda del modello: si parte dagli 8.490 euro chiavi in mano per la Icon Rosso Ducati, mentre se volete la Icon ’62 gialla il prezzo si alza di 100 euro. Prezzo uniforme per quanto riguarda invece gli altri 3 modelli, a 9.890 euro indicativi chiavi in mano.

 

LE GALLERY

 

Il test approfondito su Motociclismo di gennaio 2015

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Ultimi articoli