di Alberto Motti - 10 agosto 2019

Qual è il modo migliore di proteggere la nostra moto dai furti?

Abbiamo affidato bloccadisco, lucchetti ad arco e catene varie alle capaci mani di un fabbro per capire cosa resiste di più, senza dimenticare l’aspetto della praticità. E il verdetto...

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Comparativa bloccadisco, archetti e catene

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Abbiamo testato i migliori sistemi meccanici di sicurezza, divisi in tre categorie: bloccadisco con allarme, lucchetti ad arco e catene, evidenziando per ciascuno pregi e difetti. I bloccadisco sono imbattibili dal punto di vista della praticità e della facilità di trasporto, ma hanno un grosso limite: la moto può essere sollevata, mettendo la ruota anteriore su un carrello, o caricandola su un furgone. Per questo motivo, abbiamo scelto i bloccadisco con allarme incorporato, sensibili al movimento: è un deterrente non da poco per il ladro. Poi abbiamo i lucchetti ad arco: ogni produttore li propone in diverse misure e diversi livelli di sicurezza (che vuol dire maggiore o minore sezione dell’arco): molti motociclisti usano il lucchetto ad arco come fosse un bloccadisco attraverso la forcella: così non c’è vantaggio. I lucchetti ad arco funzionano al meglio se usati per legare una parte della moto a un palo. Bisogna prestare attenzione alle misure dichiarate, la larghezza interna deve essere sufficiente a contenere la nostra ruota anteriore, mentre una lunghezza maggiore ci renderà più semplice assicurarla ad un punto fisso (ma sarà più scomodo da trasportare). Catene: più le maglie sono “spesse”, di grossa sezione, maggiore sarà la sicurezza offerta (ma anche il peso). Rispetto ai lucchetti ad arco, sono più facili da far passare intorno ai pali o alle cancellate, e si possono chiudere in punti diversi della moto, perché in genere, sono più lunghe.

Protagonisti della nostra prova i bloccadisco Abus 8008 Granit Detecto XPlus 2.0, BCR Allarm Disk, Oxford Alpha XA14 e Radikal RK10 Alarm; tra i lucchetti ad arco Abus Granit Extreme 59, Oxford Magnum, Radikal RK340 e Viro Arco Rigido 183.190; per quanto riguarda le catene troviamo Abus Granite Extreme Plus 59, Hartmann catena con lucchetto, Radikal RK75120 e Viro Eurothor.

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Lucchetto ad arco Abus Granit Extreme 59

"Per trovare il punto debole di questi sistemi di sicurezza ci siamo rivolti a un fabbro specializzato nell’apertura di qualsiasi serratura (Daniele Petruccelli di "Fabbro a Milano", il fabbro di riferimento per il tribunale di Milano in caso di esecuzioni giudiziarie). In prova abbiamo scelto 4 prodotti per ogni tipologia, scegliendo sempre il top di gamma. La pagella si compone di tre voci: resistenza, cioè il tempo necessario per forzare il dispositivo. Versatilità di aggancio: quanto semplice è chiuderli attorno a un palo. La trasportabilità tiene conto invece di peso e ingombro. I

l fabbro ha esaminato i prodotti e ha tentato di aprirli, via via con metodi sempre più invasivi. Per prima la prova di taglio con cesoie da cantiere, in due misure: le più grandi sono lunghe oltre un metro! Questo è il metodo più utilizzato dai ladri, veloce e silenzioso, ma è molto più efficace con le catene che con i lucchetti ad arco. Se la prova fallisce, il passo successivo prevede il taglio diretto con mola a disco (a batteria, che offre le stesse prestazioni di una collegata alla presa): prima di arrivare a questo, Daniele ha esaminato tutte le serrature, ha fatto qualche tentativo, ma è arrivato alla conclusione che ci vorrebbero attrezzature invasive e rumorose (come un trapano). Nel caso delle catene, abbiamo tagliato sia il lucchetto, sia le maglie della catena, per trovare il punto più debole, e cronometrato quanto tempo ci vuole per liberare completamente la ruota: i tagli da fare sono 2, sulla stessa maglia. Per i lucchetti ad “U”, discorso simile: lo scopo è liberare la ruota. Di solito servono due tagli, ma non sempre. I bloccadisco sono decisamente i più difficili da aprire: dopo aver rilevato l’intensità sonora a 30 metri di distanza (con un fonometro professionale), abbiamo cercato di “zittire” l’allarme, con martellate decise, cacciaviti e punteruoli, per raggiungere l’altoparlante. Poi, dopo aver tentato di tagliare il perno di chiusura, Daniele ha agito sul corpo principale, ed infine intorno sulla serratura, fino ad arrivare a quello che in gergo si chiama “scamiciatura”: liberare il cilindro di chiusura, rompendo la struttura del corpo principale che lo trattiene.

Qui sotto trovate il video riassunto della nostra prova, con i tempi di apertura di ogni sistema di sicurezza. Trovate la prova completa, con tutti i dati rilevati, i pregi e difetti di ogni sistema, il nostro commento, oltre a quello del vice commissario della Polizia locale di Torino Valerio Gualandi, e la classifica finale completa su Motociclismo di agosto, in edicola in questi giorni o disponibile in formato digitale sul nostro shop online.

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