Bimota diventa svizzera ma... resta italiana

Si sono avverate le voci che vedevano un futuro d’oltralpe per la Casa riminese: nuova proprietà, capitali svizzeri e una ventata d’aria fresca in ambito marketing e vendite. Ma la fabbrica rimane in Italia. Scopriamo chi sono i nuovi proprietari e ripassiamo la storia del Marchio

Bimota diventa svizzera ma... resta italiana

Dopo le prime voci sulla cessione del marchio Bimota ad una nuova proprietà con sede in Svizzera (notizia data in anteprima da Motociclismo.it), la Casa riminese ha emanato un comunicato con cui conferma l'avvenuto passaggio di consegne, sottolineando come la nuova proprietà sia "elvetica per ragione sociale, ma italianissima nelle persone al comando" Si conferma altresì che la sede produttiva resta in Romagna. Quindi Bimota diventa svizzera per sede legale (a Lugano) ma resta italiana per la nazionalità dei proprietarie sede operativa. Il comunicato termina con la frase "Tra pochi giorni verrà emesso un comunicato ufficiale dove sarà presentata la nuova proprietà". Solo che nel frattempo è passato un mese e non ci sono notizie (ufficiali). Abbiamo interpellato la Casa e sembra che ci sia ancora da definire un non meglio specificato particolare riguardo al comunicato, poi uscirà l’annuncio con tutti i dettagli, anche se ormai dell'operazione si sa molto. Ad esempio si conoscono i nomi dei nuovi proprietari: si tratta di Marco Chiancianesi e Daniele Longoni, titolari di una società immobiliare e finanziaria con sede a Lugano. I due sono italianissimi e appassionati. Chiancianesi - personaggio dalle mille sfaccettature - è addirittura pilota motociclistico in prima persona, con partecipazioni a vari trofei nazionali (attività agonistica iniziata dopo i 50 anni, con soli 2 anni di esperienza in moto... Guardate la gallery, ultime foto).

 

SI RESTA IN ROMAGNA

Insomma, la notizia del passaggio di Bimota dalle mani della famiglia Comini a quelle del gruppo svizzero ha diverse chiavi di lettura, ma in ultima analisi non tutte negative. Anzi. Innanzitutto il fatto che la fabbrica e la produzione resteranno in Romagna. Inoltre, questa novità porterà sicuramente linfa vitale (leggasi: soldi ed investimenti) a Bimota, oltre a nuove idee di marketing per rimanere competitiva sul mercato, anche grazie a nuovi modelli come la DBX Enduro, la BB2 motorizzata col 4 cilindri della BMW S 1000 RR o la rivoluzionaria DB11VLX, dotata di compressore volumetrico. In attesa del fatidico comunicato ufficiale, ripassiamo un po' la storia, dove scopriamo che Svizzera e Bimota erano già legate in qualche modo fin daglli albori.


SPECIALI DAL 1973
Bimota valica (virtualmente) i confini italiani subito dopo aver tagliato un traguardo importante, quello dei 40 anni. La prima creazione risale infatti al 1973, lo splendido prototipo realizzato con il motore della Honda CB750 (trovate la foto in gallery). All’epoca la società è agli albori, creata nel 1966 con il nome Idrotermica Bimota grazie agli sforzi congiunti di Valerio Bianchi (che però abbandona nel 1972), Giuseppe Morri e Massimo Tamburini. Gli inizi non sono dei migliori e la guida del prototipo su base Honda non convince. La situazione però si evolve, grazie anche alla caparbia testardaggine di Tamburini, e quella prima moto, da brutto anatroccolo, diventa uno splendido cigno.


FONDAMENTALE SVIZZERA
Un fatto curioso è che la Svizzera è da subito fondamentale per le sorti di Bimota. Infatti, due imprenditori svizzeri, Rossi e Ronconi, sono rapiti dal primo prototipo e decidono di acquistare 10 telai da portare in gara. Da lì, la fabbrica di Rimini continua ad espandersi insieme alle idee progettuali che portarono presto alla YB1, la prima Bimota da GP equipaggiata con il bicilindrico della Yamaha TZ. La Casa romagnola “attinge” ulteriormente dal Giappone con la SB1, su base Suzuki TR500 e con la KB1, con motore Kawasaki.

BIMOTA MONDIALE
Nel 1980, grazie alle gesta del sudafricano Jon Ekerold, arriva il primo titolo mondiale in 350 con la YB3, bicilindrica due tempi raffreddata ad acqua. Un traguardo che anticipa il trionfo di Virginio Ferrari che nel 1987, sulla YB4, si aggiudica il Campionato Mondiale TTF1, antesignano del Mondiale Superbike. Il 1985 è invece l’anno di nascita della prima Bimota tutta italiana, la DB1 750, realizzata con motore Ducati. Dello stesso Marchio il propulsore che equipaggerà la rivoluzionaria Tesi 1D del 1990, la Mantra e gran parte dell’attuale produzione.

LA FENICE
È solo nel 1992 che si concretizza un vecchio sogno di Giuseppe Morri, realizzare una moto “tutta Bimota”, anche nel motore. Quel sogno prende vita sotto forma della Tesi Vdue 500 Racing. Si tratta di una moto da GP, spinta da un bicilindrico a V di 90° due tempi, dotato di iniezione. Un capolavoro di meccanica che però viene abbandonato dopo due anni. Dalle sue ceneri, nel 1997, nasce la 500 Vdue stradale che però, a causa del suo fragile motore, crea un grave dissesto finanziario nelle casse dell’azienda che porta al fallimento del 2001. Ma ecco che, nel 2003, la Bimota torna “in pista” grazie ad una nuova proprietà capeggiata dall’ingegner Roberto Comini. Con l’arrivo degli svizzeri si apre ora una nuova pagina della... fenice Bimota.

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