07 December 2012

ABS per tutti da subito

A introdurre l’ABS obbligatorio almeno come optional è l’art. 34 del Decreto Sviluppo. Peccato che questo rischiera di mettere in seria difficoltà un settore già con l’acqua alla gola

Abs per tutti da subito

Il cosiddetto Decreto Sviluppo è altamente strategico per il futuro del nostro Paese, ecco perché la sua approvazione da parte della Camera deve avvenire entro il 18 dicembre, fosse anche col voto di fiducia. La materia è importantissima anche per i motociclisti in quanto un emendamento inserito dalla commissione industria del Senato introduce senza troppi scrupoli l’obbligatorietà dell’ABS per tutti i veicoli a 2 e 3 ruote dai 125 cc (compresi) in su. Non si tratta del recepimento della normativa europea di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa (cliccate qui) e che prevede l’introduzione del sistema anti bloccaggio dal 2016. No, qui l’obbligatorietà scatterebbe dal giorno in cui viene approvato il decreto Sviluppo, quindi (se non ci sono intoppi) dal 18 dicembre prossimo.

OBBLIGATORIO ALMENO COME OPTIONAL
La parte del testo che ci interessa recita: “Al fine di innalzare i livelli di sicurezza dei motociclisti, è obbligatoria l'offerta su tutti i veicoli di nuova immatricolazione a due o tre ruote e di cilindrata pari o superiore a 125 centimetri cubi, tra le dotazione opzionali a disposizione dell'acquirente, di sistemi di sicurezza e di frenata avanzati (ABS), atti ad evitare il bloccaggio delle ruote durante la frenata”.

L’INDUSTRIA E IL MERCATO NON RINGRAZIANO
Grazie dell’aver pensato alla nostra sicurezza, peccato che rendere obbligatorio da domani (metaforicamente) l’ABS metta (concretamente) in ginocchio chi aveva scelto, magari per necessità, di adeguare i propri prodotti basandosi sulle scadenze decise in sede comunitaria. Non stiamo parlando di mettere un pro memoria su un calendario, bensì di forniture industriali, revisioni di progetti, accordi e strategie commerciali, movimenti di risorse finanziarie…

IL 50% DEI MODELLI NEI LISTINI SARÀ ILLEGALE
Come sottolinea Ancma (l’associazione che raggruppa le industrie del settore moto), attualmente c’è un buon 50% di modelli che non sono dotati o dotabili dell’ABS, ciò significa che dal 19 dicembre sarebbero invendibili in quanto illegali. Non è certo in pochi giorni che si possono adattare i veicoli alla eventuale nuova norma, come forse devono aver pensato nella Decima Commissione del Senato. Non si tratta di cambiare una marmitta o di aggiungere un’appendice. Qui si tratta di centraline, cablaggi, sensori, ruote foniche… Aggiungere in fretta e furia tutti questi componenti significa sicuramente un lavoro fatto male. Infatti la UE ha dato 4 anni di tempo. Noi invece no, dobbiamo sempre distinguerci per guizzi di apparente ingegno che si rivelano inattuabili e segno di incompetenza.

UNA SPINTA VERSO IL BARATRO
E questo senza affrontare il problema dei costi, che chiaramente aumenterebbero sia per chi produce che per chi compra. Non ci sembra per niente il momento adatto per simili accelerazioni, che non farebbero altro che aiutare paradossalmente (e drammaticamente) la crisi a mietere ancor più vittime tra gli operatori del settore, deprimendo un mercato che vive già una realtà durissima e con pochi spiragli di miglioramento.

L’EUROPA CI PUNIRÀ
Possiamo sperare solo che, in fase di dibattito parlamentare, qualche politico di mente più aperta (e magari esperto di 2 ruote) convinca i colleghi della gravità delle conseguenze che deriverebbero dall’approvazione di una norma del genere. In effetti sembra che questa consapevolezza stia (come al solito tardivamente) formandosi, vedremo se seguirà la volontà politica, accompagnata da buon senso e intelligenza. Senza contare che approvare la norma così come scritta oggi comporterebbe una violazione di norme comunitarie esistenti, con automatica procedura di infrazione contro l’Italia da parte dell’Europa.

Il 18 dicembre è vicino, ma di tempo ce n'è in abbondanza se l’unica cosa da fare in definitiva è cancellare 5 righe da un testo…

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