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Yamaha MT-01: il battito dell'anima è bicilindrico

La filosofia per i motociclisti c'entra come i cavoli a merenda. La cosa che ci interessa è salire su una moto e dare del gas. E il resto? Stupidaggini. Ma una volta tanto fermarsi ad ascoltare le pulsazioni sul manubrio non ci farebbe male...

Yamaha mt-01: il battito dell'anima è bicilindrico

Quando una casa motociclistica presenta una moto racconta tante cose. Molte sono frutto dell'inventiva dell'ufficio marketing, altre arrivano da quello tecnico. A noi motociclisti dalla mente elastica interessano solo quelle che arrivano da quest'ultimo (pistoni, bielle, telai, forcelle...), ma prima di arrivare al sodo si deve passare obbligatoriamente per la prefazione, condita con roboanti e fantasiose dichiarazioni. A volte si parte da fin troppo lontano, come è successo alla presentazione della Yamaha MT-01 (qui la gallery). Qui la storia iniziava addirittura con i tamburi giapponesi e la musica dell'anima. Cosa c'entrava questo con una maxi bicilindrica, mah, vai a sapere. Ecco cosa ci hanno detto prima di farci salire in sella...

 

TROPPA FILOSOFIA PER NOI SIMPLE MIND

"La MT-01 realizza il Kodo. Che significa battito dell'anima, vibrazione, espressione esterna di forza latente. Quando la potenza creata dalla combustione si trasforma in coppia, il telaio inizia a vibrare in armonia con il ritmo del motore: è la sensazione pulsante percepita dal pilota. Il Kodo si ottiene combinando coppia imponente, bassi regimi, marce lunghe e un montaggio rigido del motore nel telaio".

 

FATECI DARE DEL GAS, ALTRO CHE CHIACCHIERE

Ovvio che a noi bestie di motociclisti questa storia spazientiva: "Ma cosa ce ne frega poi di 'sto Kodo, ma che roba è? Fatecela guidare 'sta MT-01, altroché". Io il Kodo (credo) di averlo in parte capito solo qualche mese dopo... Forse. Prima di spiegare quando, come e cos'è secondo me il Kodo, faccio una premessa tecnica.

 

SULLA CARTA QUESTA MOTO NON VA

Vediamo com'è fatta la MT-01. Ha un bicilindrico che allora era grossissimo (oggi un po' meno): 1.670 cc, corsa chilometrica (113 mm), distribuzione ad aste e bilancieri, raffreddamento ad aria. Di bello c'è la coppia massima (15,3 kgm, mica da buttare) un po' più su del minimo, a 3.750 giri. Anche la potenza non è male, fanno 90 CV a soli 4.750 giri. Altre cose interessanti sono il motore imbullonato nel telaio per far sentire le vibrazioni, e poi la ciclistica, che prende alcune idee dalla R1: il forcellone lungo, le sospensioni e i freni racing, il cannotto e l'avancorsa da quasi-sportiva (25°, 103 mm). Però pesa 240 kg a secco e ha un interasse da custom (1.525 mm).

 

NON È STATO AMORE A PRIMA VISTA

Come andrà questo strano mix sportiva-custom? Le premesse non fanno impazzire, il motore è da americana, la potenza è solo sufficiente, la moto è pesante, non è certo la R1 naked. Sarà perché ho in testa queste cose, ma la prima volta che ci salgo su non trovo nulla di speciale (ciò non toglie che si facessero dei bei numeri...). Il motore non strappa via il manubrio dalle mani come mi aspettavo - anzi, è dolcissimo - la ciclistica non è male, abbastanza agile, precisa, facile, però non emoziona. La MT-01 è perfetta per le passeggiare veloci, che fai sfruttando il motore a regimi bassissimi - da 1.500 a 3.000 giri - cullati dalla ciclistica che toglie ogni problema e massaggiati dal motorone che si sente pulsare (non vibrare) sul manubrio. È questo il Kodo? Tutto qui?

 

DALLA CURIOSITÀ AL PIACERE

Dopo qualche mese la MT-01 arriva in redazione per la prova approfondita. Sono sincero, non abbiamo fatto a gara per prenderla, posso dire però che questo ibrido tra un'Harley e una R1 ci incuriosiva parecchio. Prova e riprova alla fine l'abbiamo guidata un po' tutti. La cosa strana è stata che ci è entrata dentro un po' alla volta, senza squilli di trombe né gomme fumanti. Ma alla fine, quando è stato il momento di riconsegnarla, ci è dispiaciuto molto vederla salire sul furgone.

 

ALLORA IL KODO ESISTE

Il Kodo c'è ma non si riesce a misurare né a raccontare. Nasce da un insieme di cose, che sono esattamente quelle indicate dalla Yamaha: la maxi cilindrata e la corsa lunga, la potenza in basso, il motore imbullonato al telaio. Queste non sono certo una novità, ma la Yamaha ha saputo magicamente amalgamarle e accordarle; in più c'è la ciclistica. Che, sebbene non sia da vera sportiva, è comunque enormemente diversa da quella della classiche cruiser americane. Ripeschiamo adesso la frase che prima ci aveva fatto sbuffare: "Quando la potenza creata dalla combustione si trasforma in coppia, il telaio inizia a vibrare in armonia con il ritmo del motore: è la sensazione pulsante percepita dal pilota". Chi ha guidato - e compreso - la MT-01 sa di cosa si parla. 

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