25 August 2008

Verso la Cina con furore

Siamo abituati all’invasione dei prodotti cinesi, che arrivano con sempre maggiore prepotenza in Italia. Moto comprese. Invece, questa volta, è un prodotto italiano a farsi prepotente nel Far East: uno scooter ibrido progettato a Bologna da Ducati Energia, Engines Engineering e Malaguti, che sarà realizzato da aziende cinesi, grazie alla collaborazione con l’Università di Tongji.

Pronti, partenza, via


PRONTI, PARTENZA, VIA Prendi tre argomenti di cui abbiamo parlato spesso: la Cina, i consumi, la propulsione ibrida. Prendi un consorzio per il trasferimento di tecnologia, quella funzione delicatissima che porta idee all’estero, di solito in Asia, per farle realizzare (e possibilmente non copiare). Facilmente da questa miscela un risultato uscirà: e in questo caso è uscito. Dell’ibrido serie progettato nell’area bolognese da Ducati Energia, Engines Engineering e Malaguti abbiamo già parlato a più riprese (l’ultima su Motociclismo 11-2007). Ora pare avvicinarsi il momento della sua concretizzazione, grazie alla collaborazione tra il consorzio di imprese emiliano, la ITT di Cento (Fe) che si occupa di trasferimento tecnologico e l’Università di Tongji – considerata la Harvard cinese – con la benedizione del Ministero dell’Ambiente italiano e di quello della Ricerca e Tecnologia cinese.

Tema caldo


TEMA CALDO Il tema della mobilità sostenibile è particolarmente caldo per la Cina, che si affaccia sulle preoccupanti dimensioni della sua imminente motorizzazione di massa e vuole sviluppare soluzioni innovative per la megalopoli di Shanghai in vista dell’esposizione mondiale del 2010, attraverso un programma di ricerca su veicoli ibridi che possano ridurre le emissioni di almeno il 65%. L’idea italiana dello scooter ibrido serie è piaciuta ai cinesi, e si sta per realizzare un primo lotto di 100 prototipi. L’ibrido serie è in pratica un veicolo elettrico con una batteria ricaricata da un generatore alimentato da un piccolo motore a scoppio.

Come funziona


COME FUNZIONA Il motore a scoppio serve solo la batteria, e non è collegato alla ruota; la trazione è realizzata da un motore elettrico calettato direttamente sulla ruota (ruota-motore), che essendo reversibile consente anche di recuperare energia in fase di rilascio e frenata. Si cerca così da un lato di superare il limite costituito dalla capacità delle batterie – diventa possibile adottare una batteria relativamente piccola e leggera, che assicuri una autonomia di 20 km – e dall’altro di massimizzare l’efficienza del motore a scoppio, che viene fatto funzionare a regime costante e solo quando serve. Consumi ed emissioni quindi scendono già solo per questo motivo – oltre al fatto che il motore endotermico, a cui si richiede solo la potenza media e non quella massima, può essere più piccolo. Sono possibili più modalità di esercizio: massima ricarica (motore a scoppio molto attivo), massima efficienza (motore a scoppio poco attivo), zero emissioni (motore a scoppio spento). Dal punto di vista pratico, questo veicolo potrà circolare anche nei giorni di blocco del traffico e nelle ZTL, oltre ad usufruire degli ecoincentivi. Il gruppo di lavoro ha già terminato la fase di progetto di dettaglio, e passa ora alla realizzazione dei primi prototipi, che dovrebbero essere pronti già per l’autunno.

Due versioni


DUE VERSIONI Verranno realizzate due versioni: una per il mercato europeo (Malaguti), alimentata a benzina, e una per quello cinese (CF Moto) alimentata a GPL per avere emissioni ancora più basse. Di entrambe sono già stati definiti layout e stile. Il progetto del telaio è stato portato a termine con simulazioni al computer (per via numerica FEM) da Engines Engineering, mentre Ducati Energia ha sviluppato il progetto dei sistemi di controllo elettronico del motore endotermico e del veicolo ibrido (in sostanza, L’intero kit elettronico) e la collocazione del generatore. Engines Engineering ha poi progettato il motore a scoppio basandosi su componenti standard della produzione CF Moto. L’alimentazione della versione a benzina sarà affidata ad un carburatore elettronico Ducati Energia, mentre CF Moto e l’Università Tongji si occuperanno di sviluppare il carburatore e il regolatore di pressione per la versione cinese a GPL. Anche la ricerca del fornitore di motore elettrico sta venendo condotta in Cina, mentre è già stato individuato nella cinese Faam il fornitore della batteria, che potrebbe essere a ioni di litio (almeno per il mercato europeo). Grazie al massiccIo impiego di componentistica già disponibile sul mercato, ci si aspetta che i costi siano competitivi. Certo spiace un po’ che ci si debba rivolgere in Asia per un progetto che non avrebbe difficoltà ad essere realizzato interamente in Italia; ma è d’altra parte vero che i costi saranno inferiori, e che avere già un piede in un mercato infinitamente più ampio e ricettivo per un veicolo di questo tipo è sicuramente un ottimo stimolo per chi si impegna in un progetto del genere.

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