Turismo: Sognando il Sahara… o no? No, andandoci in enduro, grazie a società che organizzano tutto

L’inviato di Fuoristrada Marco Marini racconta un viaggio di dieci giorni nel deserto del Marocco, in sella a moto 250-450 monocilindriche, sui percorsi dei Rally e nei luoghi più sconosciuti. L’avventura è alla portata di tutti, grazie alla società bolognese Sahara Dream, che organizza il viaggio dalla A alla Z. I percorsi sono impegnativi: “Qui si fa enduro vero e, spesso, anche di quello tosto”.

Destinazione Marocco





DESTINAZIONE MAROCCO
Poveri quelli che non sono venuti, davvero. Poveri quelli che hanno detto: “Non posso, devo lavorare” o “Non posso, nasce mio figlio” o magari “Non ho voglia, troppa polvere”. Questa volta lo si poteva fare, anzi si doveva. Mai come quest’anno un viaggio di otto giorni è sembrato vicino, a portata di mano. Sarà che il ponte del 25 aprile lo consentiva, o forse per il fatto che l’organizzazione è stata rapida e impeccabile. Sedici amici, sedici moto e tutto l’Atlante da mettere sotto le ruote. Cosa desiderare di più? La logistica Chi scrive, in Marocco c’era già stato sette anni fa. Era stato molto bello, ma molto diverso. In moto dall’Italia in tre, con i bagagli legati sulla sella e molta voglia di andare piano per godersi un viaggio di tre settimane. Ma questa volta è tutta un’altra cosa: si parte in aereo e si trovano le moto già a Midelt, la cittadina dove iniziano le montagne e il divertimento. Le moto hanno viaggiato via terra e nave, stipate su un incredibile carrello da quasi 9 metri al traino di un poderoso Defender che ci farà da auto d’appoggio. D’altra parte bisogna ottimizzare i tempi: se l’obiettivo è quello di fare enduro in terra straniera, tutto quello che separa dalla prima manata sul gas va ridotto all’osso. Bagaglio leggero (trasportato dai mezzi d’appoggio) e siamo già ad anni luce dalla monotonia della vita di città.

Il terreno





IL TERRENO
Incredibile, il Marocco. Se la Tunisia è un parco giochi di dunette bastarde e la Libia uno scatolone di sabbia da fare a fuoco per migliaia di km, la terra dei Mori è sconcertante per la varietà dei paesaggi. Piste di rocce e polvere che diventano mulattiere nel giro di pochi chilometri; valli rigogliose che si tramutano in lande desolate; guadi, piste veloci ma tortuose, sabbia. C’è veramente tutto, e si vede il mondo cambiare mille volte nell’arco di una stessa giornata. E poi i monti: uno non ci pensa, ma vedere la neve in Africa fa sempre un certo effetto. La temperatura, a fine aprile, è quasi perfetta. Inizia a fare piuttosto caldo, ma ci troviamo spesso ad altezze considerevoli e, quindi, si vive bene con il giubbotto, magari smanicato. Pioggia quasi nulla, per fortuna.

I Mezzi





I MEZZI
“Ma a livello di moto?”, qualcuno chiederà. Tutto bene, grazie. Avevamo tre veicoli d’appoggio: oltre al Musi, che è l’organizzatore, c’erano Idris, ragazzo del posto su un lussuoso Toyota e Lorenzo, con il suo L200 a farci da scopa ma pronto a mettersi di traverso non appena il percorso lo consentiva. La benzina la trasportava lui, in un immenso serbatoio aggiuntivo per permetterci di progettare il percorso non in base all’autonomia delle moto, ma alla libidine enduristica. Infatti, quasi nessuno era dotato di serbatoio maggiorato: le moto erano 250-450 monocilindriche che si sono trovate a meraviglia in tutte le situazioni. C’è chi dice che un percorso come il nostro lo si possa fare anche in sella ad una bicilindrica, con un po’ di mestiere. Forse è vero, ma io non lo consiglierei. Qui si fa enduro vero e, spesso, anche di quello tosto. Per fortuna che, in totale, abbiamo rotto solo un paio di cuscinetti e qualche foratura. Oltre a un ginocchio, ma questa è un’altra storia.

Il ritmo





IL RITMO
Ovviamente, ogni gruppo ha le sue dinamiche in termini di andatura. I partecipanti a questa spedizione si conoscevano già tutti (tranne due, iscritti dell’ultima ora) e avevano tutti la stessa voglia di dare del gas senza complimenti. E quindi il ritmo è stato sempre piuttosto allegro. Tanta roba… Ovviamente però (cosa sempre saggia in terre lontane) tenendo presente quel minimo di prudenza che ti dà dei buoni consigli se a fianco hai uno strapiombo di 500 metri o se la pista è lunga e dritta ma ha un migliaio di pietre piantate lì apposta per farti saltare in aria o farti forare. E poi non dimentichiamo che se ci sono da fare 200-250 km ogni giorno la fatica, presto o tardi, comincia a farsi sentire. Allenamento? Nooo…

Il gruppo





IL GRUPPO
Non ce ne vogliano amiche, fidanzate e mogli. Ma una settimana tra uomini quando ci vuole, ci vuole. Discorsi seri? Pochi. Discorsi inopportuni? Tanti. Risate? Pazzesche. Mettetela come volete, ma il clima cameratesco che si crea quando si ha una passione comune, uno scopo e del tempo da trascorrere insieme è qualcosa di magico. Come dei bambini ai giardinetti che non vogliono scendere dalla giostra, quel senso di entusiasmo ci ha fatto compagnia per tutto il viaggio, e ancora se ci penso mi vengono i brividi. E pazienza se in Marocco è difficile trovare una birra: non ce n’era bisogno per chiacchierare fino a notte di moto, strade e storie. La morale Non si può non tornarci. Non si può non farsi prendere dal mal d’Africa. Non si può smettere di parlare del prossimo viaggio. Soprattutto se le cose vanno così bene, l’organizzazione è impeccabile e si riesce a quadrare il cerchio tra gli impegni di lavoro e la voglia di evadere. Un Marocco così non l’avevamo mai visto.

Il road book





Il road book

Giorno 1
– Si atterra a Casablanca e minibus (7 ore) fino a Midelt (1.500 m di quota). I ragazzi scalpitano.
Giorno 2
– Si inizia subito bene: 160 km di pista bellissima con diversi passi tra i 2.200 e i 2.600 m, neve sulle montagne e prati fioriti intorno. Di qui, anni fa, passava il Rally dell’Atlas. Dormiamo a Imilchil, in un alberghetto dove la cordialità e la pulizia prevalgono sul lusso.
Giorno 3
– Giornata bellissima, ad anello, verso nord-ovest: veloce, lento, tortuoso. Incredibile, se ci penso mi vengono le lacrime. C’è anche una saldatura improvvisata da fare in mezzo ai monti. Percorso ad anello di circa 150 km, molto spesso sopra i 2.000 metri di quota, per poi tornare a Imilchil.
Giorno 4
– Tanta strada: un primo passo a 2.900 metri per arrivare alle famose gole di Dades (purtroppo asfaltate da poco). Pranzo in un ristorantino in zona Ait Alì, poi un altro passo a 2.200 m e si arriva nel deserto appena scesi di quota. Sono 250 km di piste, poi 30 Km di asfalto e sistemazione a Nekob in un albergo carino e semplice.
Giorno 5
– Ancora un tappone, nel profondo sud: quasi 300 km di pista, pochissimo asfalto. Hotel pazzesco di fronte alle dune di Merzouga e scorribande a tutto gas sulla sabbia fino al tramonto. Poi, massaggi nel centro benessere…
Giorno 6
- Mattinata libera tra piscina, dune e massaggi. 200 km di deserto e si arriva ad Alnif, per poi prendere una pista molto rotta (meravigliosa) dove le auto non possono seguirci; pernottamento a Boumalne Dades in un altro albergo incredibile. Stiamo abituandoci bene al contrasto tra la polvere del giorno e il lusso della sera.
Giorno 7
- Si torna in montagna. Da Tinerhir, un altro passo a 2.800 m (con pistoni da sesta piena, mamma mia!). 300 km, 40 di asfalto. Pernottamento di nuovo ad Imilchil, circondati dal le montagne dell’Atlas a 2.200 metri di quota. Ormai qui siamo di casa.
Giorno 8
– Si torna a Midelt passando a Tounfite su una carrera veloce in fondovalle lungo il fiume (160 km), all’hotel che ha custodito il carrello portamoto. Carico delle moto e partenza in minibus per Marrakech. Strada che definire noiosa è un eufemismo.
Giorno 9
– Marrakech: turismo e riposo, in un hotel a cinque stelle con la piscina più grande che abbia mai visto. Regali per le fidanzate, serata in un ristorante pazzesco, con danza del ventre, nouvelle cousine e un ottimo vino marocchino. La polvere è ormai lontana. La mattina dopo, giorno 10, un volo diretto e due lire ci riporta in Italia (170 euro a/r circa). Grazie della compagnia, ragazzi.
La prossima volta ci torniamo con le bicilindriche?

Block Notes





MANGIARE/DORMIRE

Imilchil: Hotel Izlane, semplice e pulito. Tel. +212(0)23442806
Merzouga: Hotel Kasbah Tombouctou, di fronte alle dune. Tel +212(0)35577091
Nekob: Hotel Ennakhil, Strada per Alnif. Tel. +212(0)24839719
Boumalne Dades: Hotel Xaluca Dades, xaluca@xaluca.com
Marrakech: Hotel Ryad Mogador Agdal, a 10 minuti dalla medina. Tel +212(0)24388100
Marrakech: Restaurant Jad Majal, rue Haroun Errachid, n°10. Tel. +212(0)24436984

Sahara Dream





Due metri di carne e muscoli, due mani grandi così e il cuore anche: è Roberto Musi, il “signor Sahara Dream”, che va in Africa da 22 anni e da 14 organizza e gestisce viaggi nel continente nero per gli appassionati del fuoristrada, sia a due sia a quattro ruote. Ma non fa solo quello: nel deserto ci corre (vari Rally sotto le ruote, sia come concorrente in auto che come assistenza), tanto che Sahara Dream è anche il corrispondente in Italia del Libya Desert Challenge, una delle più belle gare per gli amanti delle dune di sabbia. Il Musi, insomma, è uno che ci vive in Africa, perché passa lì quasi metà dell’anno. I viaggi di Sahara Dream sono un compromesso equilibrato tra lo spirito “pionieristico” di chi in Africa ci va da solo, e la comodità di chi vuole concentrarsi sulla guida e non sulle problematiche logistiche. La battuta (o la bestemmia, se lo fate arrabbiare…) sempre pronta, la chiave inglese a portata di mano e persino una compagna di avventure, Cinzia, che lo segue ovunque. È anche un gran manico, con qualsiasi mezzo: macchina, moto e camion. Prossimo viaggio? Sicuramente in settembre o ottobre uno in Marocco come quello pubblicato e poi, dal 29/11 al 6/12, 3/4 giorni di Tunisia per esperti, un vero allenamento tra le dune più difficili d’Africa. Per il Capodanno ci sono diverse proposte, da valutare secondo il numero di adesioni: dal 20 dicembre si può partire per 3 settimane in Egitto, altrettante per un mitico Italia-Dakar, 2 o 3 settimane in Libia oppure il giro della nuova Dakar in Argentina e Chile, rimanendo lì a fine viaggio per vedere la partenza. Sahara Dream, Associazione Sportiva Dilettantistica, via Saletto 74/4, 40010 Bentivoglio (BO), info: tel. 335-8018383 anche satellitare, fax 051-6645086, sahara@saharadream.com , www.saharadream.com.

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