di Riccardo Capacchione - 23 febbraio 2018

Sospensioni anteriori alternative, cap. 2: LMW

Ciclicamente la forcella deve difendersi dalle "incursioni" delle sospensioni anteriori che propongono modelli alternativi. Vi descriviamo la soluzione utilizzata dalla Yamaha Niken

"Famola strana"

Un tubo che scorre dentro a un altro tubo: in minimi termini questa è la sospensione a “forcella telescopica”. Questi normali pezzi di tubo sorreggono la ruota, permettono la rotazione attorno a un asse per sterzare, assorbono gli urti e le forze che si generano durante la guida tramite un elemento elastico al loro interno che ne dissipa l’energia. Infine, un ammortizzatore (un freno idraulico che amministra compressione ed estensione) smorza le oscillazioni della molla interna per far rimanere la ruota anteriore attaccata a terra. Debitamente dimensionati, questi tubi garantiscono anche la corretta rigidezza e resistenza strutturale per connettere la ruota anteriore al telaio. Insomma, la forcella è una soluzione tecnicamente corretta e molto semplice.

E allora perché si continuano a cercare soluzioni alternative? I motivi che hanno spinto molti ingegneri e tecnici a ricercare soluzioni diverse rispetto alla classica forcella telescopica sono in sostanza due: il primo, è il tentativo di separare la funzione ammortizzante da quella sterzante, che invece nella forcella telescopica giocoforza convivono; il secondo, consiste nel mantenimento delle opportune geometrie della ciclistica in ogni fase di guida; come corollario di entrambi questi intenti tecnici, c'è la necessità di realizzare una sospensione molto rigida, in grado di evitare le deformazioni tipiche della forcella nelle varie condizioni di utilizzo della moto. Vi descriviamo, a capitoli, i vari sistemi che sono (o sono stati) davvero “alternativi”: dal parallelogramma articolato ai bracci oscillanti, al raddoppio delle ruote anteriori. Cliccate qui per vedere tutte le immagini.
1/24 Honda GL1800 Gold Wing

LMW: divertimento in sicurezza

È la prima moto a tre ruote di serie al mondo ed è caratterizzata da due ruote anteriori, ciascuna dotata di una forcella rovesciata, collegate tra loro dal sistema LMW (Leaning Multi Wheel). Yamaha la definisce come una “Sport Touring che coniuga divertimento a stabilità”. L’imponente sospensione anteriore è simile a quella che viene usata sui semplici scooter Tricity 125 e 155, ovvero una struttura a parallelogramma deformabile, ma la sostanziale differenza deriva dal fatto che gli steli delle due forcelle sono interni alle ruote e non posti all’esterno e che entrambe sono infulcrate direttamente sul perno ruota mentre nello scooter gli steli anteriori fungono da guida e quelli posteriori hanno una funzione ammortizzante delle sollecitazioni della strada. Come per l’economico Tricity, il tutto è stato progettato per offrire facilità di guida e stabilità grazie al maggior grip delle due ruote. Le due forcelle rovesciate sono regolabili in compressione ed estensione, per consentire di impostare il proprio setting ideale, mentre la distanza tra di loro, relativamente ridotta, di 410 mm contribuisce a rendere la sterzata istintiva, oltre a ridurre al minimo la larghezza complessiva della moto. Grazie ad un meccanismo di sterzo tipo Ackermann (la ruota esterna alla curva ha un minore angolo di sterzo rispetto all’interna, banalmente quello che succede su un kart), accoppiato ad un sistema di sospensioni Cantilever montato all’esterno delle ruote, l’angolo di piega massimo è dichiarato in 45°. Ci chiediamo come Yamaha abbia eliminato o ridotto al minimo quella sensazione di peso e di inerzia che si avverte generalmente sui "tre ruote" quando si cambia l’inclinazione del veicolo. Yamaha dichiara che, in confronto alla naked MT-09 da cui deriva per motore e telaio, il pilota siede sulla Niken in posizione più centrale di circa 50 mm, per una distribuzione dei pesi perfettamente bilanciata (50-50%) tra avantreno e retrotreno.
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