La moto deve essere adrenalinica? Sì

Una moto DEVE essere per forza adrenalina pura? Sì. Non si può semplicemente apprezzare un motore, una paesaggio e l'aria in faccia? No

La moto deve essere adrenalinica? sì

Prendo spunto da un post inviato sulla pagina Facebook di Motociclismo. Si chiede Andrea: "Una moto DEVE essere per forza adrenalina pura? Ma non si può semplicemente apprezzare un motore, una paesaggio e l'aria in faccia? Mah, forse una vita noiosa porta a questi estremi...".

La domanda rivela qual è il pensiero di chi l'ha posta, e non mi trovo d'accordo. La moto è passione, emozione, e noi motociclisti - ma gli uomini in generale - siamo fati in modo che sull'emozione non si torna indietro. Una volta che hai guidato una maxi sportiva in una pista seria, esperienza che rappresenta la massima espressione della moto, il resto non ti interessa più (sfogliate la gallery per esempi dell’uno e dell’altro modo di vivere la moto). Per "pista seria" intendo una qualsiasi del Mondiale, o - peggio ancora, esperienza mistica- il Nürburgring.

 

FARE IL PASSO PIÙ LUNGO DELLA GAMBA. SEMPRE.

Parlo per me: vado a sciare, il maestro mi dice “fai lo spazzaneve, frena, disegna le curve…”. Ma io alla seconda lezione volevo fare subito Franz Klammer (erano gli anni '70) e partivo dritto in posizione da libera; indovinate come andava a finire...

Sempre io: vado a lezione di tennis, il maestro mi dice “palleggia, palleggia, il gioco nasce dal palleggio...”. Ma io alla seconda lezione volevo fare subito Bjorn Borg (erano gli anni '80), e allora giù il rovescio a due mani, e sbang!, la pallina nel campo (quello sbagliato).

Ancora io: le prime volte in pista, stavolta senza maestro. La seconda volta che vado a Misano volevo fare subito Kevin Schwantz (erano gli anni '90), e... Beh, qui a dire la verità mi sono trattenuto, in moto non si tratta di buttare una pallina più o meno bene o di un scivolone sulla neve. Ma è ovvio, naturale, che anche se sei fermo ti senti Kevin Schwantz. Sono fatto così, siamo fatti così. E anche peggio, e pensare che poi io non ho lo spirito competitivo. Figuriamoci cosa fa chi è nato pilota, l'incarnazione dell'agonismo: vincere sempre, con qualsiasi mezzo, a qualsiasi costo.

 

SEMPRE PIÙ VELOCI

Tutta questa bigiolica introduttiva per dire che per me la ragione va anche bene, ma non quando si tratta di divertimento e passione; ora in particolare stiamo parlando di quella motociclistica. In moto poi è come in tutte le discipline dinamiche: una volta che provi un livello superiore non torni indietro. Anche io ho iniziato decentemente, dopo la trafila cinquantino-125 sono passato alla mitica prima Ténéré 600, poi a una ultramitica Kawasaki GPZ900R, infine alla sensualissima Suzuki GSX-R 1100. Più andavo avanti con le prestazioni, più le moto precedenti mi parevano delle utilitarie. Che poi non avevo più voglia di guidare. Dopo essere andato in pista con la Kawa, la Ténéré, che allora mi sono goduto un mondo in un viaggio in nord Africa, era diventata un motorino; dopo aver visto che la GSX-R si impennava di gas (un sogno ricorrente), la GPZ mi pareva diventata una moto da turismo. Oggi, dopo un tot di anni di lavoro nel settore, che mi ha permesso di guidare in pista le maxi sportive più nuove e potenti, andare a spasso su strada con una moto da 50 CV non mi dice assolutamente niente.

 

PREFERISCO IL TENO

Insomma, non mi interessa più fare una passeggiata con una moto sotto i 160 CV - limite minimo di decenza. E poi non ci andrei di certo su strada. Fare il passo domenicale non mi dice niente, perché non posso spremerla fino in fondo, e quel poco che eventualmente riuscirei a fare si porterebbe dietro rischi estremi. No, grazie. Se devo fare un giro per sentire l'aria in faccia allora preferisco una cabrio, sto comodo, non ho il casco e ascolto la musica; se devo fare un viaggio di mille chilometri allora preferisco il treno, sul quale si legge comodamente, oppure l'aereo, che mi fa risparmiare un sacco di tempo e mi permette di raggiungere posti che con altri mezzi sono inaccessibili.

 

DOPO NON POTETE FARNE PIÙ A MENO

Ora qualcuno criticherà queste mie affermazioni, dicendo che la sua moto di 50 CV, ma anche 30, 20, lo soddisfa in pieno, che non c'è paragone tra il viaggiare in moto, il piacere che regala, le emozioni, la possibilità di essere immersi nel paesaggio e di sentire l'aria in faccia e, perché no, anche l'acqua sulla tuta e sul casco. Sì, certo, ragionevole, ragionevolissimo. Per carità, vi capisco. Vi do un consiglio: non guidate una vera moto da 150 CV e oltre, non andate in pista, non fate dei curvoni a 200 km/h con il ginocchio a terra né delle pieghe al limite. Non prendete le caramelle da uno sconosciuto.

 

Se avete voglia, leggete anche “La moto deve essere adrenalina? No”.

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