11 June 2008

Honda Hornet Special, kit di Rossocromo

Ad un primo sguardo sembrerebbe una Hornet Cup, invece le tante parti in carbonio e la colorazione sono il risultato che si può ottenere con il kit della Rossocromo per Honda Hornet SEGUE...

Come è fatta




Nel paddock dell’autodromo di Franciacorta (Rezzato - BS), attiriamo gli sguardi mentre scarichiamo dal furgone la nostra Honda special: vista di sfuggita sembra proprio una delle moto che corrono nel trofeo Hornet Cup, ma alcuni dettagli rivelano che è qualcosa di diverso. Bianca con fregi tricolori e accessoriata con un tripudio di fibra di carbonio: parafanghi, puntale, cupolino e coprisella fanno parte del kit che RossoCromo, il fornitore ufficiale della Hornet Cup, fornisce per impreziosire la nuda Honda. Fanali, specchietti e targa vengono smontati in pochi minuti: restano i fanali e il silenziatore cromato a dichiarare che non si tratta di una moto da gara. L’avantreno appare più muscoloso: oltre al cupolino più compatto e uniforme, grazie all’adozione di un piccolo parabrezza in carbonio, spiccano le nuove piastre in ergal che abbracciano gli steli forcella. Entrambe sono del tipo a tre bulloni: look massiccio e maggior rigidità. Sulla piastra superiore, una coppia di riser anodizzati oro stringono un manubrio oversize nero opaco, più largo dell’originale (790 mm contro 715) e più distante di 50 mm dal piano di seduta. Una volta in sella quindi ci troviamo ad afferrare le manopole inclinandoci maggiormente col busto, assumendo una posizione più consona alla guida sportiva.

Test in Pista




Entriamo in pista con andatura tranquilla, per scaldare le Michelin Pilot Power, che però raggiungono presto la temperatura d’esercizio, permettendoci di alzare il ritmo già prima di completare il primo giro. La posizione in sella, più aggressiva rispetto al modello di serie, è ottima per il circuito: le pedane arretrate mantengono la distanza dalla sella della Hornet di serie (455 mm) e ciò non costinge le gambe ad una posizione troppo rannicchiata; in più il largo manubrio offre un’eccellente leva per governare la moto nei rapidi cambi di direzione. I freni rispondono in maniera costante anche dopo molti giri, senza mostrare problemi di fading. Nessun appunto al motore, tutto di serie e con lo scarico originale: tra le naked 600, la Hornet è quella con la coppia più generosa (5,92 kgm a 10.500 giri) e disponibile già ai regimi più bassi. Nella stretta curva che precede il rettilineo finale e nei sucessivi tornantini lenti prima del traguardo basta tenere il motore sopra i 5.000 giri per uscire dalle curve con rapidità e progressione. Il vero limite di questa special risiede nel ridotto angolo di piega. Sul modello di serie sono le pedane - basse e con lunghi piolini - ad avvisare che è il caso di non insistere. Nella versione da noi provata invece il kit pedane arretrate offre maggiore luce a terra, ma è il puntale in carbonio a toccare presto l’asfalto in piega. Nelle foto, avrete notato, è tutto grattato a dovere, ma il problema non è solo estetico: nell’ultimo tornantino a destra dell’autodromo di Franciacorta, che si percorre a moto molto inclinata e in leve contropendenza, ci è capitato che il contatto del puntale sul terreno facesse “da perno”, arrivando a far perdere aderenza alla ruota posteriore, con conseguente sbandata. Un setting più rigido del monoammortizatore (magari alzando anche un po’ il retrotreno) mitigherebbe questo gap, migliorando al contempo la precisione in uscita di curva, dove l’elemento di serie tende a comprimersi un po’ troppo.

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