Giornate no

Con la scusa di parlare delle splendide maxi sportive del 2000 vi racconto di quella volta che ho passato Poli a Imola. E me ne vanto

Giornate no

Prendo un numero a caso di Super Wheels. È il 47, agosto 2000. Ennesima comparativa in pista con le maxi, le mille più importanti più due 750 e una 600. Ospite la Triumph TT600, che non partecipa alla gara. In quel periodo le sportive vanno alla grande, ed è un vero piacere inventarsi delle prove sempre diverse. Siamo quindi a Imola per una sei ore di endurance, in cui 8 supermoto sono guidate a rotazione da 16 piloti, più o meno lenti. Io sono più o meno a metà abbondante (verso il basso). Ovviamente su tutti svetta il mitico trio di SW: PoliSeveriMazzali.

 

NON SEMPRE VINCE LA MIGLIORE

Una prova così è perfetta, poiché le moto sono guidate da tutti i piloti, quindi il più veloce una volta avvantaggia una e poi le altre; il discorso vale in senso opposto per i più lenti. Tra l’altro il giudizio (e i tempi) di questi ultimi sono molto significativi, perché la maggior parte delle persone che acquista una sportiva per girare per strada, o in pista la domenica, non ha certo la manetta di un pilota, e difficilmente sottoporrà la sua moto a uno stress tale da accorgersi di alcuni difetti. Questo in teoria; in pista però possono succedere tante cose, e magari per un banale inconveniente (tecnico, una scivolata) una moto speciale e velocissima può arrivare in fondo alla classifica. Oppure un pilota non è al 100% e non funziona come dovrebbe...

 

CONFESSO UNA COSA

Pare che io stia scrivendo un pezzo importante della storia di SW dopo aver preso un numero a caso, ma in realtà il 47 (va’ che numerino...) l’ho scelto con premeditata attenzione perché quel giorno è successo un evento storico. Poli è in giornata no, ma talmente no che difficilmente lo trovavi a lottare per i primi posti, saldamente tenuti da quelle bestie di Severi e Mazzali, che a Imola non li passi nemmeno se tu hai l’R1 e loro il Ciao. Talmente no che - occhio a cosa sto per dire - l’ho passato pure io. Da farci un quadro.

 

LA PRIMA VOLTA CHE HO VISTO POLI IN PISTA

La prima volta che ho visto Poli in pista è stato a Misano. Erano le mie prime uscite con il gruppaccio di SW, io avevo una delle moto più belle e sexy del mondo, una GSX-R 1100 my1986, lui una splendida ZX-R 750. Eravamo appena entrati e al Curvone l’ho passato. Ho pensato: Beh, tutto qui questi famosi tester? No, non era tutto lì. Infatti il giro dopo il Joker (sulla tuta aveva scritto così) mi ha strasverniciato nello stesso esatto punto, ma all’esterno, sparendo in un nanosecondo all’orizzonte lasciando dietro di sé un’umiliante scia di scintille. Allora al giro prima forse stava scaldando le gomme. Mannò, conoscendolo, figuriamoci ‘sta raffinatezza dello scaldare le gomme. Stava pensando a chissà cosa (beh, un’idea ce l’ho, ma non si può dire). Poi, negli anni, ho girato tante altre volte con Poli, ma vuoi il lavoro, vuoi l’occasione, non c’è mai più stato un confronto diretto. E per questo lui per me, fino a quella giornata di luglio 2000, era l’insuperabile Poli-il-gomito

 

POI È PURE SCIVOLATO

Durante la sei ore di Imola Poli è pure inspiegabilmente caduto. Lo smacco finale di una giornata evidentemente storta. Per di più è successo alla Rivazza, mica ha scelto una curva qualsiasi. E mica con una moto qualsiasi, ma con l’intoccabile MV Agusta F4. E mica in un momento qualsiasi, ma proprio quando Massimo Tamburini era con noi ai box. Dovete sapere che Tamburini non fa delle moto, ma dei figli. E non le vende tramite l’Azienda per cui lavora, le concede malvolentieri in uso. Ma sono sempre sue. E se una si gratta, è la sua moto che si gratta, non semplicemente una moto.  

Per finire in bellezza abbiamo anche caricato Poli nell’ambulanza, dove non hanno trovato nulla, se non una leggera mancanza di sali che il villano ha subito rimediato seccando una mezza porchetta appena tornato a casa a Castelnovo di Sotto. Il giorno dopo era nuovo come prima.

 

CHE BELLE MOTO CHE AVEVAMO!

Le otto moto che avevamo in prova sono tutt’oggi fantastiche, e sono passati 13 anni. Aprilia RSVmille R, Ducati 996 SPS (!), Honda CBR900RR e VTR SP-1, Kawasaki ZX-9R, Yamaha YZF-R1. Le due 750 sono la Suzuki GSX-R e la supermitica MV Agusta F4. Oggi i prezzi sono alti, ma anche allora non si scherzava, si andava dai 22-24 milioni delle giapponesi, ai 44 della Ducati... Vediamo due brevi note tanto per ricordarcele.

 

RSV mille. Ha il giusto feeling per tutti i tester, facile per quelli normali, veloce davvero per quelli bravi. Ciclistica impeccabile, motore generoso e con grande coppia, difficile sbagliare, non stanca.

 

996 SPS. Sportiva di razza, dura e impegnativa, capisci subito che non sei capace di spremerla tutta ma non importa: le sensazioni sono da brivido. La potenza non è esagerata, ma la Ducati ha una ciclistica eccezionale e batte tutte.

 

CBR900RR. Penalizzata in termini di prestazioni assolute, è però piaciuta a tutti perché facile da sfruttare, grazie al motore progressivo, alla ciclistica maneggevole e stabile. Insomma è perfetta, e il difetto è proprio quello: è poco emozionante.

 

VTR SP-1. Idem come sopra: bella, facile tutto quello che si vuole, ma il taglio mezza strada mezza pista non emoziona, e siccome a noi piace pensare di essere smanettoni, la mezza roba non ci piace. Manca grinta e la ciclistica, la forcella in particolare, è troppo morbida.

 

ZX-9R. Anche la Ninja appartiene alla schiera delle moderate, è troppo stradale per noi. La ciclistica è bella perché agile e precisa, e il motore ha una bella verve. Ma la ZX non regge il confronto con le rivali più specialistiche.

 

F4. Si guida col pensiero: guardi la curva e ci sei dentro, pensi di frenare, sei fermo, di cambiare, già fatto. Il motore 750 però sembra spento, spinge bene ma senza emozioni.

 

GSX-R 750. Questo 750 invece è da brivido. E poi è accompagnato da una ciclistica fenomenale, un pacchetto che permette di viaggiare come con le mille. Una cosa che fa arrabbiare (quelli con le mille).

 

R1. Migliorata in tutto è arrivata a Imola in una forma straordinaria: motore spaziale, sospensioni che lavorano bene, telaio impeccabile. Il mio giudizio personale: la migliore R1 di sempre e una delle moto più belle e gustose che abbia mai guidato.

 

NOTA CONCLUSIVA

Per la cronaca. In quell’occasione il miglior tempo l’ha fatto la 996 SPS, seguita dalla GSX-R 750 e dalla R1. Ultima la VTR, staccata di tre secondi dalla prima. I piloti, considerando il piacere e la bellezza della guida, hanno dato il massimo dei voti alla RSV mille e alla F4, pari merito; ultima sempre la VTR.

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