Ducati Speed Week 2003

In questi mesi, sulla Ducati Multistrada si è scritto di tutto e di più. E’ una delle moto al centro delle discussioni degli appassionati, al centro dell’attenzione nei parcheggi ed ai raduni, oggetto del desiderio anche di motociclisti esperti abituati a ben altre potenze. Cosa rimaneva da verificare? Come se la cava nelle gare in circuito.

Debutto



In questi mesi, sulla Ducati Multistrada si è scritto di tutto e di più. E’ una delle moto al centro delle discussioni degli appassionati, al centro dell’attenzione nei parcheggi ed ai raduni, oggetto del desiderio anche di motociclisti esperti abituati a ben altre potenze. Cosa rimaneva da verificare? Come se la cava nelle gare in circuito.


L’anno scorso, era toccato alla neonata 999 il battesimo agonistico in pista. Facemmo disputare alla nuova superbike di Borgo Panigale la prima gara della sua storia. Fu un battesimo difficile: sul circuito di Zeltweg, in occasione della Ducati Speed Week, la 999 completamente di serie, con scarichi originali e gomme scolpite, fronteggiò ben più potenti “pomponi” a 4 valvole, elaborati nel motore e nella ciclistica con tanto di gomme slick.
Quest’anno, stessa scenografia, stesso copione, ma protagonista diversa. Con una Multistrada rossa di serie, abbiamo partecipato alla gara della categoria “Ducati Supertwins” (Ducati a 2 valvole con cambio a 6 rapporti) e siccome la moto ci è stata fornita con borse laterali e navigatore satellitare abbiamo pensato bene di non sfruttare il furgone d’appoggio e di dare appuntamento al fotografo direttamente in circuito, in modo da saggiare anche le doti turistiche della Multistrada. Com’è andata? Bene, benissimo, oltre ogni più ottimistica previsione.

Com'è andata


In viaggio la Multistrada ha mostrato comfort buono (la sella è duretta) e velocità di crociera discreta (avevamo il plexiglass rialzato). In pista, ci siamo classificati quarti dopo una gara tiratissima. Risultato a parte, che comunque ci gratifica perché con una moto di serie non destinata alla pista ci siamo messi dietro Ducati ben più performanti, tra le cose più divertenti c’è stata l’accoglienza del pubblico.
Alti sulla nostra Multistrada numero 14, sulla griglia di partenza in una selva di scarichi aperti, gomme slick, carenature integrali e spioventi semimanubri, attiravamo sorrisi, applausi e grida d’incitamento sia dalle tribune che dal muretto dei box, raccogliendo la simpatia anche degli altri piloti. Per poco tempo però, almeno è quello che immaginiamo, perché è bastato che scattasse il semaforo verde per renderci conto che la Multistrada, alla quale avevamo concesso solo un paio di Michelin Pilot Race e l’alleggerimento ottenuto smontando il superfluo, veniva sì superata sugli interminabili rettilinei ma si prendeva una perentoria rivincita nei tratti guidati.
Con meno di 80 CV alla ruota, non erano certo la velocità massima e l’accelerazione le nostre armi, ma il manubrio dritto, l’assetto alto e relativamente morbido, il potente impianto frenante e soprattutto… gli scarichi originali! Sì perché se gli scarichi racing danno qualche cavallo in più, quelli di serie ci hanno consentito una sorta di “effetto sorpresa”. Aggrappati ai freni ad ogni curva come se fosse l’ultima curva dell’ultima gara in cui ci si gioca il titolo con l’avversario, in staccata riuscivamo quasi sempre a sorprendere chi ci precedeva.
Tutta la gara così. Uno stillicidio perché dopo il tratto guidato dove riuscivamo a recuperare, inesorabilmente tornavano i rettilinei dove raramente siamo riusciti a “vedere” i 200 km/h. Una continua oscillazione tra la quarta, quinta posizione e la decima o giù di lì. Sui curvoni veloci da quarta/quinta marcia, le sovrastrutture della Multistrada, studiate per usi tutt’altro che pistaioli, facevano alleggerire l’avantreno, tanto che sullo scollinamento dopo l’ultima “esse” veloce, a 190 km/h, la ruota anteriore era al limite del grip e l’inizio della pinzata provocava quasi il bloccaggio dell’anteriore!
Altro problemino, la luce a terra. In pista, si sa, si raggiungono angoli di piega notevoli più volte ad ogni giro. La Multistrada è sì una “divora tornanti” ma non una “racer” e così collettore basso e pedane venivano “grattugiati” abbondantemente. L’unico rimedio è stato “lanciarsi” fuori dalla sagoma della moto nelle pieghe più accentuate. Nel frattempo, sorpasso dopo sorpasso, un tifo da stadio sulle tribune più affollate incitava il nostro pilota a “darci dentro”.
Davvero bello il calore del pubblico che deve essersi divertito un bel po’ a vedere questa “motardona” silenziosa rintuzzare gli attacchi di tutti quei “pomponi” elaborati.
Le ultime emozioni sono per il duello dell’ultimo giro con la Vyrus di Ascanio Rodorigo (ampio articolo prossimamente su Motociclismo), una special che più special non si può. Sono stati almeno dieci i sorpassi reciproci ed alla fine l’abbiamo spuntata per soli 3 millesimi (!), finendo la gara al quarto posto! Abbiamo fatto festa anche noi: un’altra “rossa” ha debuttato in gara con Motociclismo.
Dopo la pista, la Multistrada con le gomme alla frutta ed il motore spremuto forse sperava in un ritorno sul furgone… Niente da fare. Abbiamo rimontato portatarga, specchietti, valigie lateriali e gps e siamo tornati a casa in sella! E’ o non è una multi-strada?

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