Albania in moto: cosa aspettate?

I luoghi comuni su questo Paese si sprecano, ma anche le risorse: costa incantevole, belle strade, anche sterrate, spiagge quasi deserte… Una popolazione che ci aspetta. Se non sapete dove andare, ecco un posto che vi consigliamo

Albania in moto: cosa aspettate?

Curiosità e diffidenza sono i sentimenti che solitamente vengono espressi nei confronti dell’Albania. Decenni di pregiudizi hanno fatto terra bruciata intorno a questo Paese che, invece, turisticamente parlando ha molto da dare. A partire dalla sua costa che, fino a pochi lustri fa, era vissuta dai forestieri come un “muro”, una barriera e, oggi, rappresenta la sua più importante risorsa. Solo 8 anni fa il Club Méditerranée, primo fra i tour operator, metteva la sua prima bandierina sulla costa albanese, nella baia di Kakome, precisamente a Sarande, la cittadina più mondana (e anche più brutta) della costa albanese. 40 milioni d’investimento per un villaggio a cinque stelle che aveva tutta l’aria di una cattedrale nel deserto. È stato solo l’inizio di un processo di colonizzazione turistica che dovevamo aspettarci, anche se decenni di dittatura comunista e altrettanti di isolamento dal mondo lo facevano sembrare fantascienza. Nella realtà, proprio per questa condizione di emarginazione è riuscita a conservare centinaia di chilometri di spiagge incontaminate e acqua cristallina, un vero miraggio nello spremutissimo Mediterraneo.

 

UN PAESE CHE DEVE FARSI STRADA

L’inizio dell’invasione dovevano aspettarsela anche i 300 pastori di Nivica, un nugolo di case sospese sulla montagna che domina Kakome, che ne rivendicavano la proprietà. “Se Club Med costruirà i suoi bungalow, spareremo a un francese l’anno”, dichiarò Vladimir Kumi, il capovillaggio, diventato un eroe da quando condusse i suoi compaesani contro le ruspe del tour operator d’oltralpe. I risvolti tribali di questa vicenda sono rappresentativi della fase storica che sta vivendo il Paese delle Aquile: da una parte una realtà di estrema arretratezza, dall’altra gli occhi del mondo puntati addosso, che non aspettano altro che di sfruttare questa nuova risorsa del “Sistema Adriatico”. Nulla importa se prima dei resort a cinque stelle servono molte altre cose, a cominciare dalle strade, in buona parte sterrate. E di quelle asfaltate, a giudicare da quanto abbiamo visto, poche sono realmente in buone condizioni. Nel nostro tour, che dalla costa ci ha portato ad esplorare l’entroterra dell’Albania, in molti casi l’asfalto, ridotto ai minimi termini, ci è parso molto più pericoloso della terra viva. Fortuna che avevamo due moto, Kawasaki KLE500 e Yamaha Tricker 250, che ci hanno consentito di affrontare con tranquillità fondi misti e schivare con disinvoltura carretti, asini, vecchie Mercedes (l’auto istituzionale!).

 

VOGLIA DI RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO

È vero quello che la maggior parte della gente sa per sentito dire, che cioè l’Albania è un Paese d’altri tempi. È vero che la prima sensazione che si prova è quella di una terra rimasta congelata nel tempo: le pompe di benzina, i bus, le case, le insegne decadenti, che a noi esseri inurbati paiono “vintage”, in Albania sono lo specchio di una realtà arretrata. C’è chi dice che il Paese di oggi somigli all’Italia degli anni ’50. Apparentemente è così, in realtà l’Italia di allora era già politicamente, socialmente ed anche urbanisticamente più matura. Bujar Nishani, attuale presidente e stretto alleato del premier conservatore Sali Berisha, non è forse l’uomo giusto per condurre il Paese fuori dalle sue endemiche magagne: l’emigrazione è senza fine e un Albanese su tre è all’estero, la disoccupazione supera il 30%, la criminalità a vari livelli imperversa, come la speculazione edilizia che sta deturpando la costa a ritmi serrati. La criminalità e la speculazione, anzi, sono vissute come delle scorciatoie per ottenere soldi e potere velocemente. Il caso della baia di Kakome è emblematico. Per gli Albanesi è bello ciò che è inurbato, forse perché, per loro, è sinonimo di civilizzazione… C’è tanta voglia di recuperare il tempo perduto!

 

SARANDA RAPPRESENTA IL “NUOVO”
In Albania tutto sorge in modo un po’ improvvisato e il turista si sente un po’ disorientato. Basti pensare, per esempio, che non esistono, o quasi, guide di viaggio dedicate al Paese, inoltre la cartellonistica locale non aiuta ad orizzontarsi. Abbiamo scelto di entrare in Albania dalla Grecia, prendendo una scorciatoia al 70° km della strada tra Igoumenitsa e Joannina, quindi snobbando la via principale, e ci siamo resi conto che per orientarci potevamo fidarci solo delle nostre intuizioni (l’assenza di indicazioni è anche un segno dei freddi rapporti tra Grecia e Albania). In dogana, ci chiedono 10 euro per il visto e 25 per assicurare temporaneamente ciascuna moto. La ragazza addetta alla pratica ci chiede dove abbiamo intenzione di andare e ci regala una smorfia di disappunto quando le diciamo che siamo diretti ad Argirocastro: “No... Dovete andare assolutamente a Saranda”. È la conferma che la percezione del bello cambia a seconda dei punti di riferimento: per noi Saranda è l’emblema della foga immobiliarista che ha iniziato a rovinare la costa, per i locali è la dimostrazione che anche l’Albania può offrire strutture turistiche degne del Mediterraneo più ricco. Poco importa, poi, che degli edifici in costruzione solo la minoranza sia portata a termine e che, pertanto, innumerevoli scheletri di cemento arredino il paesaggio.


LA BELLA ARGIROCASTRO

Malgrado gli “avvertimenti”, prima di arrivare alla più importante località balneare albanese, andiamo ad Argirocastro, la “città dai mille gradini” che, insieme alla “città dai mille occhi”, Berat, rappresenta per noi la vera scoperta del viaggio. Entrambe presentano un cuore antico che vale la pena visitare. Il borgo di Argirocastro (il nome, pare, derivi da quello della principessa Argyro che si gettò da una torre per sottrarsi alla cattura degli invasori ottomani) ha vicoli lastricati, case addossate le une alle altre, tetti ricoperti di pietra. In posizione sovrastante si trova l’imponente fortezza, protetta da sette torri, che racchiude il Museo Nazionale delle Armi. Nella fortezza è ricostruita, a grandi tappe, la storia dell’Albania ma, soprattutto, da essa si possono apprezzare diverse vedute della città: la bella cordigliera dei Monti Ilunxhërisë, la piana sottostante e, purtroppo, anche le brutture dei quartieri moderni. La cittadina è molto appartata, tanto che non presenta vie dirette e veloci per raggiungere il mare: occorre tornare a sud e riprendere la strada che porta a Saranda attraverso un valico che in salita è in ottime condizioni e in discesa pessime. Non perdetevi la “Blue Eye”, una fonte che prende il nome dall’incredibile colore delle sue acque.

 

L’OASI DI BUTRINTO
Saranda è la base di partenza per il Parco Nazionale di Butrinto, Patrimonio dell’Umanità, forse la risorsa turistica più importante del Paese e uno dei “meno noti, meno frequentati e meno depredati” siti dell’antica civiltà del Mediterraneo, come ha detto lo studioso John Julius Norwick. Gli scavi hanno fatto emergere l’amalgama di civiltà che si sono susseguite nella zona (ellenica, romanica, bizantina, veneziana e turca). Ma la Baia di Butrinto e le Lagune di Vrina sono luogo di grande interesse anche per i naturalisti: vi sono, infatti, ospitate molte specie di piante e di animali in via di estinzione. Abbandonato questo luogo incantato, sarà abbastanza scioccante tornare a Saranda, anche perché la bella strada costiera che raggiunge la località balneare, se all’inizio è costeggiata da ulivi, poi sarà fiancheggiata dai citati scheletri di cemento. Se non siete assetati di mondanità, vi consigliamo di fuggire verso il Lago di Butrinto e penetrare nel labirinto di strade secondarie che conducono a Mesopotam.


LAVIA DELLA MORTE 
Da Mesopotam ha inizio quella che volgarmente viene chiamata la “via della morte”, ovvero una strada costiera che, come lascia presagire il nome, non è in buonissime condizioni; in compenso, però, vi si può ammirare la costa con le sue spiagge infinite e per lo più deserte. Ci fermiamo al Golfo Palermo, un promontorio circondato da acque cristalline e dominato dal castello del sultano Alì Pascià Tepelene. C’è anche una trattoria dove, con pochi soldi, è possibile farsi una bella scorpacciata di pesce (cozze fritte). Poco più avanti, questa atmosfera da favola si scontra con quella piuttosto inquietante offerta dal tunnel militare dove, negli anni ‘50, si rifugiavano i sottomarini russi e oggi, forse, quelli occidentali. Tutto intorno, caserme e casematte decadute.


HIMARE, VALONA E IL TURBO-FOLK
Proseguiamo lunga la costa e attraversiamo Himare, un luogo infernale, un agglomerato orribile di case ma che, a quanto sembra, rappresenta una località di tendenza per gli Albanesi che, di sera, si accalcano lungo il suo struscio al ritmo della musica “turbo-folk”. Visioni non troppo diverse si possono ammirare a Valona, una città che ancora non sembra essersi ripresa dagli anni della guerra civile (1997), quelli in cui la popolazione si ribellò ferocemente al governo che l’aveva fatta precipitare nella crisi delle piramidi finanziarie. Non è stata attuata nessuna opera di restyling, simile a quella fatta a Tirana dove il sindaco (provocando la perplessità degli abitanti) ha pittato le case del centro con i colori più sgargianti.


LA CITTÁ DAI MILLE OCCHI

Ancora una volta, ci viene voglia di fuggire dalla costa per cercare intimità nell’interno. La nostra meta è Berat, la cosiddetta “città dai mille occhi”, per via delle numerose finestre che animano le case dei quartieri di Mangalem e Gorica e che, in determinate ore del giorno, creano affascinanti giochi di luci. Come Argirocastro, è sovrastata da una fortezza che accoglie piccole chiese ortodosse e dalla quale si dominano i monti e la piana circostanti. Il castello, risalente al Basso Impero, compare nelle fortificazioni di Giustiniano e una grande testa che raffigura l’imperatore campeggia in uno dei grandi cortili interni. Proseguiamo il nostro cammino verso l’interno, su strade sterrate di montagna, gustandoci scene bucoliche che ormai in Italia si sono perse per sempre, e ci dirigiamo verso Ohrid, un grande specchio d’acqua (450 mq) che vanta in Europa il record di profondità (290 m). Il lago solo per un terzo è albanese: gli altri due terzi sono macedoni e sono anche i più spettacolari dal punto di vista paesaggistico.

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