2013-05-12 03:00:00

Schwantz, Spencer e Hailwood: corse e ricorsi storici

Alla 8 ore di Suzuka 2013 ci sarà anche Kevin Schwantz. È il gran ritorno, a 49 anni, di uno dei piloti più amati negli anni 90. Altri si sono ripresentati in pista dopo l’addio alle corse: le storie di Freddie Spencer e Mike Hailwood
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  • 1/13 Spencer toglie la corona a Roberts nel 1983

    Schwantz, spencer e hailwood: corse e ricorsi storici

    La notizia è di quelle che fanno sognare: Kevin Schwantz parteciperà alla 8 Ore di Suzuka del prossimo luglio (cliccate qui per saperne di più) e per di più in compagnia di Nori Haga, altro “pazzo” scatenato. Il cuore, la passione, la grandissima classe e prima di tutto l’enorme coraggio del pilota texano, hanno infiammato gli appassionati del Motomondiale degli anni 90: la meravigliosa staccata all’ultimo giro del GP di Germania nel 1991 per entrare per primo nel Motodrome di Hockenheim tra Schwantz e Rainey (cliccate qui per il video), rimarrà per sempre una delle azioni sportive più belle e pulite, altroché piloti sbattuti fuori all’ultima curva di Jerez (cliccate qui se avete memoria corta). Kevin, che ha vinto un unico titolo mondiale della 500 nel 1993 con la sua Suzuki, ha avuto il grande onore alla fine della carriera di veder ritirata dai GP la tabella numero 34, il suo numero di gara, così nessun altro potrà avere questo numero sulla carenatura di una MotoGP (cliccate qui per una gallery di Schwantz). All’età di 49 anni Kevin si ributta in pista ancora con una Suzuki, la GSX-R 1000 del team Kagayama, e lo fa “per vincere, non per partecipare”. Ci auguriamo che abbia ancora la stessa passione e che possa continuare a emozionarci. Questo ritorno ci ha fatto pensare a quanti hanno voluto riprovarci dopo aver appoggiato il casco sullo scaffale del garage di casa. E non sempre hanno fatto una rentree travolgente o appena dignitosa. Aspettando, magari, che si decida pure Max Biaggi a ripresentarsi sulla linea di partenza, anche se per ora circolano solo voci incontrollate
     
    PROVACI ANCORA FREDDIE
    “Fast” Freddie Spencer, classe 1961, nato in Louisiana, un talento incredibile, uno che guidava come un dio, e lo diceva Giacomo Agostini quando lo vide al suo debutto europeo a Brands Hatch nell’aprile del 1980 nella serie Transatlantic Trophy: “Fu fantastico vedere questo ragazzino scaricare una Yamaha 750 dal furgone e stracciare non soltanto Kenny Roberts, ma anche un maestro di Brands Hatch come Barry Sheene”. Freddie si ripresenta come “ufficiale” Honda l’anno dopo alla guida della difficile e fragilissima NR 500 a pistoni ovali, ma è nel 1982 che si trasferisce in pianta stabile nel motomondiale e si classifica al terzo posto con la Honda 500. Nel 1983 è l’anno del primo titolo e dell’abdicazione del re della 500, Kenny Roberts: c’è una fotografia orchestrata da Franco Villani alla fine del GP di Imola, dove Spencer si siede su un trono e Roberts gli regge, molto sportivamente, la corona del regno della massima velocità (cliccate qui per la foto in gallery). Nel 1984 finisce al quarto posto della massima cilindrata con una Honda NSR quattro cilindri che ha tanti CV, i cerchi in carbonio e gli scarichi sopra il motore al posto del serbatoio, ma è molto difficile da guidare rispetto alla conosciuta tre cilindri. Nel 1985 la doppietta, storica con le Honda 250 e 500, impresa quasi impossibile e di altri tempi, quelli di Agostini. Si diceva che Spencer partisse a tuono nella 250 per accumulare subito un gran vantaggio e cercare di riposarsi per il resto della gara perché lo aspettava, dopo meno di un’ora, la potentissima 500. In realtà, oltre ad avere una 250 incredibilmente efficiente, il “veloce” era capace di sfruttare subito il grip dei pneumatici, gestendone l’aderenza come nessun altro. Come strapazzava fino all’inverosimile i motori, che erano da buttar via alla fine della gara.
    Freddie era, invece, abbastanza fragile nella salute, raccontava di avere la visione accelerata che gli permetteva di vedere le cose in movimento come al rallentatore, non si fidava di nessun dottore europeo e questo può anche giustificare quello che successe nel 1986: nel primo GP della stagione, a Jarama in Spagna, Spencer si ferma senza apparenti problemi alla moto: denuncia, invece, un problema all’avambraccio, una tendinite che gli blocca le dita della mano destra. Freddie si ripresenta a Salisburgo, ma si ritira per caduta. A questo punto l’annuncio dell’addio alle corse, senza una vera spiegazione e con molto mistero intorno alla sua salute e alla sua forza psichica. Si ripresenta nel 1987 con una Honda HRC ma non è che l’ombra del campione di un tempo e di nuovo si ritira. Ci pensa Giacomo Agostini a riportarlo sulla pista e lo ingaggia nel 1989 al posto di Eddie Lawson, che va alla Honda. Mino è convinto che ci sia in Freddie ancora il velocissimo pilota di un tempo e che abbia bisogno solo di un supporto quasi morale: “Verrà stare con noi a Bergamo, dice il 15 volte campione del mondo -  e sapremo rinnovargli la grinta”. Ma non fu così e non finirà l’anno di gare 1989: team e pilota divorziano a quattro round dalla fine, prima del GP di Gran Bretagna a Donington Park.
    Oggi Fast Freddie si rivede nelle varie rievocazioni ed è molto più rilassato e socievole di un tempo. I quattro anni di motomondiale che lo hanno visto ai vertici rimarranno incredibili per chi lo ha visto correre.
     
    “MIKE THE BIKE”: IL RITORNO DEL RE (qui la gallery).
    Gli americani parlano di “natural” quando siamo di fronte a un talento innato, a un atleta a cui tutto viene bene e che lo fa con apparente tranquillità, come se fosse la cosa più facile al mondo. Se vogliamo trasporre questa attitudine nelle corse di moto ci viene in mente un solo pilota che, meglio e più di altri, incarna questo concetto: Mike Hailwood, “Mike the Bike”. Aveva tutto e tanto di questo per portarlo a primeggiare: aveva uno stile inimitabile, sempre pulitissimo e sapeva ricavare il massimo da ogni moto, spesso sopperendo alle mancanze del telaio o delle sospensioni. In sintesi, una classe inimitabile che gli ha fatto vincere 9 titoli mondiali, tre nella 250 (Honda), due nella 350 (Honda) e quattro consecutivi nella 500 (MV Agusta). Oltre a Honda ed MV Agusta, ha corso con tantissime moto come Itom 50, Paton 125, Ducati 125, NSU 250, Mondial 250, Norton Manx 500, AJS 350 (cliccate qui per sfogliare la gallery).
    Il pilota inglese nasce nel 1940 e muore nel 1981 in seguito a un incidente automobilistico (un camion gli taglia la strada) dove perde la vita anche sua figlia Michelle e resta ferito il figlio David.
    Hailwood ha avuto una doppia vita agonistica nel mondo dei motori gareggiando, la prima volta con le moto a 17 anni con una MV Agusta 125, per vincere 77 volte nei GP (e le gare erano molto meno di quelle odierne) sino al primo stop nel 1968 quando Honda si ritirò dai GP. In effetti, una gara in quell’anno la fece: a settembre si presentò a sorpresa a Monza per affrontare Agostini con una Benelli quattro cilindri. Il giorno della gara pioveva e Mike per cercare di rimanere vicino ad Agostini rimediò una caduta “a pelle di leone” in Parabolica (qui la sequenza fotografica), ma non avrebbe certamente vinto anche per l’inferiore competitività della moto di Pesaro. Nel 1970 e nel 1971 corre con la BSA a Daytona e sempre nello stesso anno ha ancora una Benelli, una 350 con cui gareggia (termina al secondo posto) sul circuito di Pesaro.
    Hailwood a quattro ruote non ha avuto lo stesso rendimento di quello a due, però ha disputato 50 GP in formula Uno, con il miglior risultato di un secondo posto con la Surtees nel 1972 a Monza e ha concluso questa carriera nel 1974, dopo un grave incidente al Nurburgring. Ha gareggiato anche con le ruote coperte alla 24 h di Le Mans.
     
    “THE BIKE” MITICO AL TT 1978
    Il gran ritorno tra le moto avviene con la Ducati 900 al Tourist Trophy del 1978, nella classe F1 all’età di 38 anni. E vinse alla grandissima. Hailwood corre con un prototipo allestito da NCR per le gare Endurance ed F1, una moto che ha telaio Daspa, motore da 864 cc con circa 100 CV, cerchi in magnesio, sospensioni marzocchi e scocca in vetroresina (qui la foto). A questa vittoria la Ducati dedica anche una moto, la Mike Hailwood Replica che ha il motore ovviamente bicilindrico ad L e raffreddato ad aria con la distribuzione desmodromica comandata da alberelli e coppie coniche e che resta in produzione dal 1980 al 1986. Hailwood, in quello storico TT, segna il giro più veloce a 178 km/h di media, migliorando di quasi 15 km/h il precedente record stabilito da Phil Read. Non solo, la sua media in gara di 174,6 km/h gli avrebbe permesso di terminare nel Classic TT al quinto posto assoluto.
    Mike si ripete nella vittoria (la quattordicesima all’isola di Man) anche l’anno dopo, ma con una Suzuki 500 nella categoria Senior TT e si piazza al quinto posto con la Ducati 900 nella F1. Il ritiro definitivo è nello stesso anno, a Donington in Inghilterra, dopo una caduta in prova e una clavicola fratturata. Aprirà nel 1980 una concessionaria di motociclette a Birmingham, fino al tragico incidente del 22 marzo 1981.

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