In viaggio tra i borghi più belli di Marche e Umbria

6 January 2018
a cura della redazione
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  • 1/23 La moto del nostro viaggio fra i borghi più belli d'Italia, una Moto Guzzi V9
    Il nostro Paese è ricco di posti da visitare. Ecco un itinereario da fare in moto alla scoperta dei borghi più belli delle Marche e dell'Umbria, da Pesaro a Panicale

    Vi è mai capitato di avere 12 anni nel 1978, di trovarvi a Pesaro in vacanza, di avere una Graziella e un fratello a letto con la febbre, per cui vi mandano da solo al mare ma voi non c'avete voglia? Girovagate per Pesaro, finite alla periferia nord e lì scoprite una salita che promette qualcosa che, a 12 anni, non si conosce ma si intuisce. La salita è faticosa, passa accanto a un ristorante con un sacco di Moto Guzzi posteggiate all'esterno e poi la strada spiana, siete sull'orlo di un dirupo a picco sul mare celeste. Grandissimo piacere, mai fatta una cosa simile, che bello, ma la strada prosegue in discesa ed è una tentazione cui non riuscite a resistere. Finita la discesa, la strada riprende a salire e anche qui proseguite. È una droga. La strada corre in costa, a filo del mare, con sbalzi di 150/250 m di dislivello, piena di curve. Arrivate fino a Gabicce Monte, percorrendo 28 km e rendendovi conto che adesso dovete rifarvi questi chilometri al contrario, mentre i genitori stanno denunciando la vostra scomparsa ai carabinieri. Ancora non lo sapete, ma qui ci fanno gare di moto abusive e ci si allenano piloti che corrono nel Motomondiale, tipo Graziano Rossi o Eugenio Lazzarini. Iniziate a capirlo quando venite superati da una Honda CB750 che, in piega, striscia con tanta violenza con il carter dell'accensione che la ruota posteriore si solleva, in una nuvola di scintille. Va bene, non vado oltre.

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    Con Lazzarini (a destra) alla Capannina di Pesaro

    Quel dodicenne ero io e quella strada è famosa ancora oggi. Valentino Rossi ci faceva le corse in scooter con gli amici e il Giro d'Italia se l'è fatta tutta pochi anni fa. Il ristorante con le Guzzi si chiama La Capannina, ha una bella terrazza affacciata sulla città e sul mare, è la "tana" dei guzzisti ed è la base di partenza del nostro itinerario. In questa occasione c'è l'ex pilota del motomondiale Eugenio Lazzarini, che oggi ha 72 anni. Nel triennio che va dal 1978 al 1980 vinse due titoli iridati nella 50 cc e uno nella 125. Suo nipote Ivan ha vinto 12 titoli italiani supermotard. Chiediamo ad Eugenio come fosse allenarsi sulla Pano', ma lui risponde che qui girava soprattutto per collaudare la Benelli 650 Tornado bicilindrica. Al di là del piacere di guida (ci sono mille curve, tratti a tornanti separati da altri "mossi", ma oggi l'asfalto è rovinato), lungo la via si trovano due deliziosi borghetti antichi, Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo. Fiorenzuola sembra una bomboniera, ci sono le mura e il paese è tutto in salita: il culmine è una terrazza verticale sopra due belle spiagge raggiungibili dal mare. Casteldimezzo è meno erta, ma anche lei occupa la cima di un'altura sopra il mare. Abbiamo terminato la nostra galoppata sulla Panoramica affacciandoci dal punto panoramico di Gabicce Monte, dove il paesaggio cambia del tutto: al posto delle spiaggette isolate, pressate dalla giungla quasi in stile "Lost", adesso vediamo le immense distese di sabbia di templi della vacanza marina quali Gabicce Mare, Cattolica, Riccione, Rimini... Ma con il mare chiudiamo qui, d'ora in poi sarà solo entroterra.

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    Fiorenzuola di Focara

    Il Castello perfetto

    Il castello di Gradara è talmente ben conservato, da sembrare una di quelle che ci diverte soprannominare "Operazioni Legoland", località storiche ridotte a ruderi dall'incuria e che vengono restaurate allontanandosi dall'aspetto originale. La più famosa è la città di Carcassonne in Francia, cinta da mura edificate dagli antichi Romani addirittura nel 100 a.C., ma che a metà dell'Ottocento erano completamente in rovina. L'architetto Viollet-le-Duc rifece il paese da zero, seguendo più le sue idee che la Storia, osteggiato dai puristi e dai seguaci delle teorie dell'inglese John Ruskin. Gradara, nel 1920, era in una situazione simile, ma chi l'ha riportata all'antico splendore, Giuseppe Sacconi, ne ha rispettato le linee originali. Si tratta dello stesso architetto che ha realizzato il Vittoriale di Roma, chiamato con disprezzo "Macchina per scrivere" per via del suo aspetto: non era così scontato che Sacconi ci andasse con mano leggera, a Gradara. La storia di questo posto è intensa e turbolenta: era in una posizione troppo strategica perché potesse avere una vita serena. Tra gli episodi salienti, citiamo l'assurda vicenda di Paolo e Francesca, citata da Dante nella Divina Commedia: nel 1275, ovvero nel periodo in cui venne eretta la seconda cinta di mura, Giovanni Malatesta, dovendo sposare Francesca da Polenta, ma vergognandosi del proprio aspetto (era brutto e zoppo), decise di mandare il bel fratello Paolo al posto suo. Francesca ne fu così contenta, che la situazione sfuggì di mano ai tre protagonisti: quelli belli si innamorarono e quello brutto li fece fuori. Due secoli più tardi i Malatesta erano ancora padroni del castello, ma decisero di venderlo a Giovanni Sforza per 20.000 fiorini; solo che poi si tennero i soldi e non se ne andarono. Francesco la prese male e assediò il castello per 40 giorni, senza riuscire ad espugnarlo, nonostante l'aiuto del Duca Federico da Montefeltro. Quest'ultimo, però, venne ingaggiato con lo stesso scopo, vent'anni dopo, dalla Chiesa: e 'sta volta ce la fece. In seguito, per altri due secoli, le più forti famiglie italiane lottarono per conquistare il castello. Oggi è un sito chiaramente turistico, all'interno si trovano negozi di souvenir e ristoranti, ma è davvero bello. Nella parte alta c'è pure il ponte levatoio!

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    Gradara

    Poi tocca a Tavullia. Di base è un bel borgo in posizione panoramica, a vista dei tipici campi marchigiani e del Mare Adriatico, ma noi ci passiamo perché qui vive Valentino Rossi, considerato da molti in vetta alla non scientifica classifica dei più grandi motociclisti di tutti i tempi. Cartelloni, ristoranti, adesivi, numeri 46, negozi di merchandising, tutto in questo paese ruota intorno alla sua figura. Appena arriviamo troviamo Graziano Rossi che passeggia davanti al ristorante di proprietà del figlio, dove prendiamo l'aperitivo insieme alla sindaca Francesca Paolucci che è giovane, sportiva e motociclista. Graziano Rossi oggi ha 63 anni ma ha ancora l'entusiasmo dei 25, quando vinse tre prove del Mondiale 250 e diventò padre di Valentino.

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    Verso la capitale (del Montefeltro)

    La nostra prima tappa termina a Urbino, che raggiungiamo passando per Belvedere Fogliense e Montefabbri. Il primo si può descrivere come una strada in cresta con le case ai lati, tipo villaggio dei cow-boy, ma con due aperture che permettono di ammirare, dalla quota di 300 m, il fondovalle del fiume Foglia (da cui si evince perché il paese abbia questo nome) e gli Appennini, con le vette del Catria, del Nerone e l'intaglio della Gola del Furlo. Montefabbri, invece, è circolare: le mura nascondono un gioiellino fatto di vicoli e casette con al centro la chiesa di San Gaudenzo, risalente al secolo XI, anche se l'aspetto attuale è del 1570. Qui, ogni estate, gli artisti di strada si esibiscono durante la cosiddetta Festa Global. Di Urbino, che l'Unesco ha classificato come Patrimonio dell'Umanità, c'è da dire così tanto che questo articolo non basterebbe di certo. Per quel che mi riguarda, ogni volta che ci vengo vado in confusione. Mi sembra che il Palazzo Ducale, eretto nel XV secolo per ordine di quello stesso Federico da Montefeltro che aveva assediato due volte Gradara, non sia un palazzo, ma una montagna che si è fatta città in forma di palazzo. Un blocco di pietra scolpito in forme bellissime e inciso da strade a tornanti, torri, edifici, piani su più livelli. Non capisco dove inizi né dove finisca. Pensate che effetto doveva fare appena eretto: Urbino diventò una delle capitali assolute del Rinascimento, la meta agognata di architetti, pittori, poeti. Un centro di cultura voluto da una mente aperta e visionaria, ma figlia dei suoi tempi, perché era normale che questo mecenate ogni tanto uscisse dalla città per andare a combattere in qualche guerra.

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    Montefabbri

    Noi stiamo qui solo una sera, ma ce la godiamo: notte nel centralissimo Hotel San Domenico, che ha persino un chiostro e cena all'aperto, nel fresco della sera, in mezzo a Piazza Rinascimento, di fronte al Palazzo Ducale. Godiamo anche il giorno dopo perché, per raggiungere l'Umbria, percorriamo una delle più belle strade d'Italia per andare in moto: la SS73 Bis. Nasce a Fano, ma fino a Urbino è una superstrada. Diventa eccezionale tra Urbino ed Urbania: larga, ben asfaltata, con curve di qualsiasi raggio e addirittura dei cartelli messi da un moto club locale a indicare i tratti pericolosi. Urbania spicca in fondovalle con le sue 14 chiese e con il cinquecentesco Palazzo Ducale dove si trovano i globi di Gerhard Kremer, l'inventore del mappamondo, italianizzato in Gerardo Mercatore. Dopo la strada diventa un po' noiosa, con lunghi rettilinei di fondovalle. La strada torna a divertire dopo Borgo Pace, dove si trova il bivio per Parchiule, un tempo nota per le sue carbonaie e oggi per essere il luogo dove Valentino Rossi s'è rotto la gamba, a fine agosto 2017.

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    Bocca Trabaria

    Garibaldi, ma contromano

    Ma ora basta parlare di Rossi, stiamo scavalcando gli Appennini da una parte all'altra, sempre tramite la SS73 Bis che, nella discesa sul versante umbro, è uno spettacolo per fondo, tracciato e panorami. Qui gli Appennini sono molto stretti e non troppo alti: la Bocca Trabaria, infatti, è a quota 1.050 m. Pare che questa zona sia la più isolata d'Italia, in termini di abitazioni per chilometro quadrato. In cima alla Trabaria c'è un cippo che ricorda che qui, il 27 luglio del 1849, vi transitò Giuseppe Garibaldi durante la sua epica traversata da Roma alla Liguria. Il 2 luglio partì da Roma assediata dai francesi, perché aveva capito che la città era indifendibile; il suo scopo era sollevare le campagne. Era insieme a 4.000 volontari, gli amici più fedeli e sua moglie Anita. A Terni, l'8 luglio, si aggregarono altri 900 volontari. Poi Garibaldi decise di raggiungere Venezia, che era assediata dagli austriaci, per questo puntò verso la Bocca Trabaria, braccato da 25.000 soldati teutonici. Nel frattempo, i volontari scendevano di numero, uccisi o catturati dai nemici, oppure perché troppo stanchi per proseguire. Il 24 luglio, quando arrivarono a Citerna, erano solo 2.000. Sulla Bocca Trabaria il gruppo subì altri assalti. A San Marino arrivarono solo in 1.000, il 31 luglio. Il 2 agosto erano soltanto in 250 quando, a Cesenatico, rubarono delle barche con cui raggiungere Venezia. Ma vennero intercettati a Comacchio e fu una strage: si salvarono in pochissimi, tra cui Garibaldi e la moglie incinta, destinata però a morire di stenti, due giorni dopo, in una fattoria in riva al fiume Reno. A quel punto, a Garibaldi era rimasto un solo uomo e con lui riuscì a raggiungere la Liguria. Stiamo ripercorrendo la sua fuga al contrario e infatti arriviamo a Citerna (PG), luogo incredibile, con tante opere d'arte racchiuse in pochi edifici.

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    Citerna

    Il sindaco, Giuliana Falaschi, ci dice che l'attrice Gwyneth Paltrow è venuta qui in vacanza, qualche anno fa, in anonimato. Che effetto deve fare vederla al bar locale mentre ordina un caffè? Restiamo colpiti dal camminamento che si trova sotto le mura e dove si trovano i tavoli dell'Osteria Le Civette. Immaginate un corridoio con aperture create per scopo bellico, ma che oggi permettono di godere il panorama e di prendere il fresco, mangiando e bevendo cose inusuali come l'ammazzafegato o il vino affumicato. Da qui si vede Santa Maria Tiberina, che è la nostra prossima meta: è in vetta a una rupe su cui si trovano i due medioevali palazzi dei Marchesi e Boncompagni-Ludovisi. La strada che ci arriva è una delle più scassate asfaltate che ci sia mai capitato di fare. Per sera si finisce a Montone, il borgo medioevale della famiglia Fortebracci, il cui componente Andrea "Braccio" tentò di creare uno stato indipendente da quello pontificio, nel XV secolo. A differenza di tutti gli altri borghi visti in questo viaggio, qui ci sono moltissimi turisti. Le vie sono piene di persone che camminano, si sente musica, i negozi di souvenir sono aperti fino a tardi.

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    Val Tiberina

    Dove è nato tutto

    L'ultima tappa è all'insegna del Lago Trasimeno, che raggiungiamo con il divertente valico chiamato Gosparini, da cui si vedono bene il lago e le sue isole. Tutto il lago è circondato da borghi incantevoli: quelli "a pelo dell'acqua" sembrano località di mare, per il gusto di farti mangiare ascoltando lo sciabordio delle onde; mentre in collina è bello avere questo specchio azzurro da ammirare, magari seduti su una panchina. Castiglion del Lago non è solo una meta imperdibile per via del suo borgo antico e della Rocca del Leone, ma anche perché gli affreschi del Pomarancio dentro Palazzo Corgna ci vengono spiegati dal sindaco Sergio Batino, che nel 2002 diede vita all'Associazione dei Borghi più belli d'Italia. Uomo colto e molto fine, è un piacere ascoltarlo mentre spiega gli affreschi. L'arte cambia moltissimo, se a spiegartela è uno che ne sa. Batino ci fa percorrere anche uno stretto camminamento coperto che ci porta sulle mura della Rocca del Leone, affacciate sulle celesti acque dei mari della Polinesia, ops, volevamo dire del Lago di Trasimeno. Poi andiamo a mangiare al Cantinone, dove si possono gustare piatti a base di pesce di lago tanto particolari quanto buoni. Chiudiamo il nostro viaggio con i due borghi vicini di Paciano e Panicale, entrambi eretti in cima a colline a vista lago. Paciano, ricca di chiese e palazzi, ci ha stupito per l'omogeneità delle case del borgo antico. Sembra un posto dove sia naturale vivere felici. Panicale fa subito venire in mente il pittore Masolino, che vi nacque, ma è del Perugino il dipinto più famoso conservato qui: il "Martirio di San Sebastiano" del 1505, che si trova dentro la chiesa... di San Sebastiano, appunto. E poi c'è il teatro Cesare Caporali del 1786, "ampliato" (se così vogliamo dire) nel 1856, in disuso dal 1957 al 1994 e oggi sede di spettacoli di vario genere gestiti dalla Compagnia del Sole e dall'associazione TéathronMusikè. Fa parte di un gruppo di una dozzina di teatri italiani che lottano per avere il primato di teatro più piccolo del Mondo. Comunque, l'impianto a ferro di cavallo con i palchi affacciati sulla platea è un'invenzione italiana del XVII secolo.

    In viaggio tra i borghi più belli di Marche e Umbria
    Panicale

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