La Scrambler diventa più cattiva (ma che sorpresa il comfort)

12 aprile 2017
di Nicolo Codognola
  • Salva
  • Condividi
  • 1/26 Ducati Scrambler Café Racer 2017: test di Motociclismo sulle belle strade dei colli bolognesi
    Prova della Ducati Scrambler Café Racer 2017, pregi e difetti della versione classicamente sportiva della “post heritage” bolognese: ecco come i semimanubri e le modifiche ciclistiche cambiano la guida e il carattere della best seller di Borgo Panigale (oltre al look)

    Land of Sport

    Loading the player...

    Il 2017 è un anno di grande fermento, per la “Land of Joy” firmata Scrambler Ducati. In attesa di vedere le future novità, ovvero la nuova Icon disegnata da Roland Sands e le Scrambler “più grandi per cilindrata e prezzo” di cui ha parlato Andrea Buzzoni (direttore vendite e marketing Ducati) nell’intervista di cui potete leggere qui un estratto (e completa su Motociclismo di aprile, dove c’è anche il test della Monster 797), all’ultimo Eicma sono arrivate le versioni Desert Sled e Café Racer.
    La nuova versione offroad l’abbiamo provata già qualche mese fa, ma ora è arrivato il momento di parlare della sportiva (sopra un video che la mostra in azione, senza musica se non quella della voce del motore: a fine articolo altri due video: un backstage della sessione fotografica a Copenhagen e il filmato ufficiale).

    Buona abitabilità

    La Scrambler diventa più cattiva (ma che sorpresa il comfort)
    Test di Motociclismo sulle belle strade dei colli bolognesi: grinta quanto basta, senza troppo rinunciare al comfort (anzi)

    Reduce da due test di café racer (la BMW R nineT Racer e la Yamaha XSR900 Abarth) mi ero preparato psicologicamente a tornare a casa con i polsi rotti anche questa volta. Invece, dopo circa 200 km di curve senza sosta in sella alla nuova Ducati Scrambler Café Racer, sono sceso ancora tutto intero, con le braccia caricate, ma non dolenti, al pari della schiena, supportata da una sella abbastanza ben imbottita. È forse questa la più bella sorpresa della nuova arrivata nella famiglia Scrambler. La compattezza e la leggerezza sono due dei punti forti dei modelli della gamma, ma non fatevi ingannare: non sono moto piccine. Anche io, che supero di poco i 180 cm di statura, non sono sacrificato in sella, ma trovo un’ergonomia tutto sommato confortevole. Rispetto alla Icon, la sella è leggermente più alta (+ 15 mm) e il manubrio decisamente più basso (+ 175 mm) e avanzato (+ 155 mm). Ma le gambe non sono troppo piegate e la posizione è attiva e aggressiva. Sotto il naso c’è solo l’asfalto. Per buttare uno sguardo allo strumento, lo si deve distogliere dalla strada. Senza parlare degli specchietti alle estremità del manubrio: rifiniti in maniera impeccabile, sono però lontani dal campo visivo “normale”, esposti quando si guida nel traffico e praticamente condannati nel malaugurato caso di una banale scivolata.

    Svelta tra le curve

    La Scrambler diventa più cattiva (ma che sorpresa il comfort)
    Motore brillante, sufficientemente elastico, allegro agli alti regimi, scevro da vibrazioni fastidiose. Scalda un po’, ma è davvero godibile nella guida anche impegnata.

    Ma non è in città che conquista, la Café Racer. In quel regno di curve e tornanti che sono i colli tra Bologna e il passo della Raticosa, ci siamo divertiti da matti. Il motore è ormai noto: brillante, sufficientemente elastico da non dover scalare marce di continuo, allegro agli alti regimi, scevro da vibrazioni fastidiose. Scalda un po’, è vero, ma è davvero godibile nella guida anche impegnata. E poi c’è la ciclistica, precisa, sostenuta, svelta. La ruota anteriore da 17” e il retrotreno più alzato determinano una inclinazione del cannotto più chiusa della Icon (21,8° anziché 24°) e una avancorsa più corta (93,9 mm invece di 95,7 mm). Risultato: la Scrambler Café Racer si infila in curva come una saetta e cambia direzione con la facilità del pensiero. Con una gomma posteriore più stretta si esalterebbe ancora di più questa sua caratteristica, ma la Pirelli Diablo Rosso II da 180/55-17”, oltre a donare un aspetto muscoloso al retrotreno, offre anche tanto appoggio in piega, per una piacevole sensazione di solidità e stabilità. Le sospensioni sono tarate per la guida allegra: ben frenate, non cedono e non “pompano”, almeno finché l’asfalto è liscio. In presenza di irregolarità, con me a bordo (peso sì e no 70 kg), copiano non alla perfezione e così la moto “saltella” un pochino , specie il posteriore. Colleghi più pesanti non hanno riscontrato questa tendenza. Nel complesso però è davvero divertente, la Café Racer.
    Meno allegro, ma allineato alla qualità generale e alla concorrenza, il prezzo…

    Video ufficiale

    Loading the player...

    Una giornata a Copenhagen

    Loading the player...

    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Sposta