Energica: "Il motore elettrico consuma meno, dura di più e funziona meglio"

16 April 2018
di Federico Aliverti
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  • 1/7 Livia Cevolini, Amministratore Delegato di Energica Motor Company, in sella alla naked Ego
    Abbiamo intervistato Livia Cevolini, Amministratore Delegato di Energica Motor Company, cha ci ha parlato delle loro moto elettriche, delle batterie e dello smaltimento, di autonomia e del futuro della Casa…

    Vi definite “ecologici” quando produzione e smaltimento delle batterie hanno un impatto ambientale si presume rilevante.
    “Qualsiasi elemento meccanico lo devi produrre, con tutto ciò che ne deriva. Il veicolo elettrico ha però il vantaggio che può utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili”.
    Però non tutte le tesi scientifiche sono così favorevoli al green.
    “Ci sono autorevoli studi universitari che certificano che il veicolo elettrico è meno inquinante, anche se utilizza energia ottenuta nel modo peggiore possibile, ovvero facendo limitato uso di fonti rinnovabili. È quello che hanno accertato studiosi belgi prendendo ad esempio la Polonia, che è il fanalino di coda d'Europa su questo tema”.
    E lo smaltimento?
    “Inizialmente non sarà facile, ma poi si troverà la soluzione o quantomeno un netto miglioramento, come già avvenuto negli ultimi anni anche per l’endotermico. Peraltro il gas che emetto attraverso la combustione è immediato, mentre con la batteria la questione si pone dopo anni”.
    Prendere tempo rispetto al problema non è il modo migliore per risolverlo, quel problema…
    “Una batteria utilizzata per il trasporto, dove si richiede la massima efficienza, viene considerata stanca quando ha ancora circa l’80% della densità. Quindi quando è ancora capace di immagazzinare l’80% dell’energia. Ovunque serva un accumulatore, la batteria troverà dunque una seconda vita. Posso alimentare addirittura le case o le industrie. Questi accumulatori non hanno problemi né di spazio né probabilmente di tempo: dureranno 100 anni? Forse sì, non abbiamo ancora dati esatti”

    Quando avremo batterie con una densità energetica sufficiente a garantire un'autonomia accettabile con un volume ragionevole?
    "Sotto questo punto di vista la tecnologia sta facendo passi da gigante. Un'altra notizia positiva riguarda il miglioramento delle infrastrutture, che si rifletterà nella possibilità di ricaricare più facilmente... e velocemente".
    Cosa dobbiamo aspettarci, in Italia?
    “Grazie al nuovo progetto Eners diventeremo uno dei primi Paesi al mondo, probabilmente il primo in Europa; per Energica la sfida sarà galvanizzante innanzitutto perché giochiamo in casa, e poi perché in pochi altri Paesi si usa la moto quanto in Italia. Le infrastrutture ci consentiranno una ricarica fast mentre faccio la spesa o mi fermo anche solo un istante. Perché potenzialmente l’elettricità ce l’abbiamo dappertutto: nei pali della luce, in ogni negozio. Questa immersione è un vantaggio che non è ottenibile con altra tecnologia”.
    Qual è il Paese che sfrutta meglio questa tecnologia?
    “Negli USA in questo momento ci sono più colonnine di ricarica che McDonald’s… e ancora si lamentano, perché ci sono così tanti elettrici in giro che ne vorrebbero di più!”.
    Una volta si diceva che passare dal cavallo alla macchina sarebbe stato impossibile perché il cavallo l’erba la trova ovunque, mentre l’auto ha bisogno di stazioni di rifornimento.
    “Siamo tornati al cavallo, perché io l’energia ce l’ho ovunque. Occorre solo la volontà di investire soldi per mettere questa elettricità a disposizione anche del trasporto delle cose e delle persone, non più solo per l’uso dei cellulari, della lampada o del riscaldamento. Questa svolta mentale è già stata fatta, quasi tutte le aziende produttrici di auto stanno andando verso questa direzione”.
    Crede davvero che le Case moto sperperino il vantaggio tecnologico acquisito nell’endotermico?
    “Le Case si sono create un vantaggio tecnico in tanti anni di storia, ora con l’elettrico ripartiranno da zero. Anche noi da 50 anni facciamo Formula 1 (Energica nasce da CRP, eccellenza italiana per le tecnologia d’avanguardia, ndr), ed è ovvio che ci piacciono i motori a benzina, ma la propulsione elettrica è ancor più affascinante. Non ci sono elementi in contatto dentro al motore, quindi le inefficienze sono enormemente più basse. Per questo l’elettrico consuma meno, dura di più e funziona meglio”.

    Il motociclista sarà davvero felice di abbandonare il motore che “pistona”?
    “Io dico di sì. Non si sporcherà le mani facendo rifornimento, non andrà mai in assistenza, dovrà curarsi di una manutenzione ridotta all’osso, avrà una batteria che dura comodamente 150.000 km. Il problema non è il motore elettrico, casomai il resto: provate a fare 150.000 km con dei freni Brembo. Il problema non è la qualità di Brembo, peraltro ottima, ma il fatto che lì ci sono elementi a contatto che si consumano, mentre nel motore elettrico no”.
    Però un motore normale oggi pesa di media mezzo quintale, mentre la vostra batteria quasi il doppio...
    “Tanti anni fa, a parità di cubatura, un motore endotermico era molto più pesante di oggi. Come dicevo, succederà lo stesso con le batterie: dateci qualche anno e dimezzeremo il loro peso”.
    Ci sarà mai la batteria in sharing?
    “Arrivare dal benzinaio e cambiare tutte le volte la batteria scarica con una carica ma usata da chissà chi… non è quello che vorrei per la mia moto. Al di là delle mille complicazioni tecniche, sarebbe come sostituire il motore della propria adorata moto con un altro: scusi ma lei lo farebbe?!”
    Dipende da quanto un uso negligente della batteria incide sulla vita e sul rendimento della stessa.
    “Noi abbiamo un’elettronica molto complessa che provvede autonomamente al 99% della corretta gestione del pacco batteria. L’unica accortezza richiesta è che non sia lasciata scarica per mesi. Nel caso di un lungo riposo invernale, la moto va lasciata sempre attaccata. Lei si accende e si spegne autonomamente, e in questo modo si auto mantiene".
    Arriveremo a una ricarica wi-fi come avviene per gli smartphone?
    “Ci sono due problemi al momento: il dispositivo è molto ingombrante e costoso e gli effetti delle emissioni elettromagnetiche non sono ancora stati studiati a sufficienza”.
    A parità di economie di scala, quanto costerà la moto elettrica rispetto alla moto “a scoppio”?
    “Costerà meno perché le efficienze saranno maggiori, e il prezzo a parità di prestazioni si abbasserà. Poi finirà che non ci accontenteremo più, come accade per lo smartphone, e vorremo sempre il modello nuovo…”.

    Nel 2019 approdate al Motomondiale col trofeo MotoE: una consacrazione.
    “Dorna ha analizzato tutti i player del mercato e ha scelto noi. Non è sufficiente, come sanno fare anche altri, fare una moto elettrica che vada forte. Ne devi fare 20 che siano anche facili e affidabili, e per questo lavoro devi avere le risorse e la credibilità per portarlo avanti almeno 4 anni”.
    Fare una moto da corsa elettrica non è la cosa più difficile del mondo?
    “I miei tecnici dicono di sì. La differenza più grande è che nella macchina hai molto più spazio dove alloggiare la batteria e puoi anche gestire più facilmente la distribuzione dei pesi”.
    Fare uno scooter elettrico sarebbe forse più facile e redditizio: ci avete mai pensato?
    “No perché non abbiamo le competenze, e onestamente nemmeno mi piace. Conosco i nostri limiti da italiani e modenesi: facciamo pochi pezzi ma fatti bene, e per fare uno scooter che costa mille euro non saprei da che parte cominciare”.
    È vero che una moto elettrica può prendere fuoco più facilmente?
    “Sfatiamo i luoghi comuni. L’unica cosa che può succedere in caso di urto violentissimo è … ciò che può succedere a un qualsiasi serbatoio della benzina: ci può essere una foratura e una reazione chimica può innescare il fuoco”.
    Esiste una questione sicurezza legata al (non) rumore?
    “La nostra moto in velocità fa proprio un bel baccano. A bassa velocità in effetti tutti i veicoli elettrici dovrebbero dotarsi di un cicalino, come peraltro hanno già iniziato a fare".
    Di questa sua avventura alla guida di Energica c’è qualcosa che non rifarebbe?
    “No, ripeterei le stese scelte con invariato entusiasmo”.
    Ogni visionario ha almeno un sogno nel cassetto: qual è il suo?
    “Fra dieci anni vorrei fare veicoli elettrici capaci di volare ed essere quotata nel Nasdaq”.

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