Schefflers Engineering: l’idea pazza dal freddo nord

È una café racer o la moto del futuro? Quella che era una Yamaha GTS 1000 è ora l’esaltante special RS10, tutta in alluminio e interamente costruita a mano. Arriva dalla Norvegia ed è opera di Roel Scheffers

Fuori dalla mischia

Discutevo pochi giorni fa con un collega: c’è un bel fermento nel mondo della customizzazione, in questo periodo, ma sembra che tutti seguano la medesima onda, le moto mi appaiono tutte uguali, standardizzate. Il che, parlando di special, pare un controsenso. Le scrambler e brat su base BMW boxer o serie K mi hanno stancato, le Honda Dominator denudate non si contano più, le Triumph Bonnie in varie salse sembrano fatte con lo stampino. Qualche variazione sul tema si vede intorno a vecchi motori giapponesi ad aria o qualche Ducati, ma alla fine si somigliano un po’ tutte. Sono convinto che qualcosa di bello e originale si possa fare utilizzando un motore inconsueto oppure inventandosi una ciclistica o un lay-out fuori dagli schemi. Come avesse voluto interpretare i miei pensieri, internet mi ha condotto fino in Norvegia, a casa di Roel Scheffers, un ingegnere meccanico olandese trasferito nel Paese scandinavo che ha dato forma a una special fuori dagli schemi.

Preparatore per passione

Il lavoro di custom-builder è cosa nuova per Roel, che nella sua esperienza si è sempre occupato di macchinari agricoli, ma la cui passione per le moto lo ha sempre spinto a realizzare moto elaborate nel suo tempo libero. La sua esperienza ingegneristica e l’abilità nella progettazione al CAD gli hanno dato le basi giuste, e la voglia di sporcarsi le mani costruendosi da sé ogni componente completa il ritratto di un tuner perfetto. L’ispirazione per realizzare le proprie special è contaminata da mondi apparentemente lontani: quello delle moto futuristiche e quello delle due ruote anteguerra. E soprattutto il progetto deve rispondere ad un imperativo: uscire da qualunque schema preconfezionato. Guardate le foto e giudicate voi: per noi c’è riuscito alla perfezione.

Un flop commerciale

Il progetto GTS, chiamato anche RS10 (Roel Schefflers #10, perché è la sua decima special) parte dal concetto di voler trasformare una grossa Touring in una streetfighter. Così la scelta ricade su una moto tanto originale in partenza da non poter essere banalizzata in alcun modo: una Yamaha GTS1000. La moto, nata nei primi anni 90 intorno al motore quattro cilindri della FZR1000, vantava soluzioni innovative per l’epoca: iniezione elettronica, ABS e marmitta catalitica erano di serie. E soprattutto aveva una originale sospensione anteriore senza forcella denominata RADD. Disegnato da James Parker, questo sistema provvedeva ad elevare la stabilità della moto in frenata, un po’ come faceva quello della quasi coeva Bimota Tesi, con il difetto di poter montare un solo freno a disco (leggi frenata poco potente) e soprattutto di elevare il prezzo a livelli troppo alti per decretarne un buon successo commerciale. Per farla breve: la moto non ebbe successo. Ma a rivederla oggi, trasformata da Roel, viene voglia di cercarne una usata e modificarla come ha fatto lui!

L’essenza più pura della moto

La lista delle modifiche vi terrebbe occupati, se la leggeste in dettaglio, fino a domattina. Asciughiamo brevemente: all’anteriore c’è la ruota posteriore di una Honda NSR150SP, dietro quella di una VFR750; altezza ridotta al minimo (il punto più alto è a 82 cm dal suolo), serbatoio, sella e tutte le sovrastrutture in alluminio naturale (non verniciato) realizzate completamente a mano con fogli di metallo, fresa e saldatrice TIG. Carburatori al posto dell’iniezione, scarico artigianale in acciaio inox, ammortizzatore Yamaha R6 e link anteriore riprogettato e ricostruito per l’avantreno, monobraccio Honda VFR e link auto progettato con ammortizzatore Buell al posteriore, radiatore curvo… Affascinati dai tantissimi dettagli, non si può rimanere indifferenti al risultato d’insieme. Solo il manubrio (un po’ esile e povero d’aspetto) non ci convince: il resto è poesia metallica. Nel progetto GTS sono sintetizzati gli stilemi delle café racer classiche con quelli delle moto del futuro, condensate in quella che si può definire essenza motociclistica nella sua estrema purezza. Ora immaginatevi di essere nel nord della Norvegia, con un vento sottile e artico che increspa appena la superficie dell’acqua nei fiordi. Silenzio. Finché in lontananza, su una delle sterminate strade in mezzo alla tundra, appare un puntino grigio, accompagnato da un rombo cupo. Si avvicina, il suono si fa più nitido e le forme metalliche assumono contorni definiti e affascinanti. È Roel in sella alla sua RS10. Vi passa davanti come in uno slow-motion (o magari davvero non sta andando forte, ma semplicemente si sta facendo una passeggiata) e poi scompare al capo opposto dell’orizzonte. Torna il silenzio e il profumo dell’estate nordica ormai finita. Non è un quadro stupendo? Per me sì.

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