Yamaha: ancora problemi per la cassa integrazione

Non è stata raggiunta la soglia minima di ricollocamenti stabilita dalla legge per accedere alla proroga della cassa integrazione da parte del Ministero del Lavoro.

Yamaha: ancora problemi per la cassa integrazione

Gerno di Lesmo (MONZA E BRIANZA) – Un altro Natale di preoccupazioni attende i 65 lavoratori della sede brianzola della Yamaha, che sono stati messi in cassa integrazione lo scorso 27 ottobre 2009, in seguito alla ristrutturazione aziendale. Non è ancora stato deciso se la cassa integrazione sarà prorogata per l’anno prossimo. In merito alla faccenda, Yamaha ha diffuso un comunicato:

 

Yamaha Motor Europe a fine 2009 ha messo in atto una riorganizzazione delle sue attività in Europa, mirata a ridurre i costi della produzione per fronteggiare l’andamento negativo del mercato mondiale. Nell’ambito di questa riorganizzazione è stato deciso di consolidare in altri impianti europei la linea di assemblaggio di due modelli che veniva effettuata a Gerno di Lesmo, mantenendo in Italia l’attività di marketing e vendita dei propri prodotti e servizi, l’assistenza, il centro ricerche e sviluppo europeo ed i team che corrono nei Campionati MotoGp e SBK. La cessazione dell’attività di assemblaggio dei due modelli in Italia ha comportato l’esubero di 47 addetti alla produzione e conseguentemente di 18 impiegati amministrativi. Consapevole dell’impatto sociale che questa riorganizzazione comportava,

 

Yamaha Motor Italia aveva manifestato la sua intenzione di ricercare con le organizzazioni sindacali soluzioni atte a contenerlo, proponendo un’integrazione economica all’indennità di mobilità.

 

Yamaha Motor Italia, pur convinta della validità della propria offerta, aveva poi accondisceso alla richiesta sindacale di percorrere la strada della CIGS e, con la firma dell’accordo presso il Ministero del Lavoro con le organizzazioni sindacali, il 7 gennaio di quest’anno si è impegnata a richiedere la CIGS per 12 mesi, rinnovabili per altri 12, per i 47 addetti alla produzione e per 12 mesi per i 18 impiegati del settore commercio. Nell’ambito dell’accordo l’azienda si è impegnata anche a mettere in atto una serie di strumenti per gestire gli esuberi, fra cui il ricorso all’outplacement e la predisposizione di percorsi formativi e di riqualificazione mirati a favorire la ricerca di nuove opportunità occupazionali per i lavoratori coinvolti.

 

Yamaha Motor Italia ha ottemperato pienamente ai suoi impegni stabiliti nell’ambito dell’accordo, che prevedeva – per i 47 lavoratori del settore industria – il vincolo di almeno un 30% di ricollocamenti entro il primo anno di cassa per poter accedere al secondo anno. Purtroppo tale soglia al momento non è stata raggiunta e non sussisterebbero quindi le condizioni poste dal Ministero del Lavoro perché Yamaha possa richiedere il secondo anno di CIGS.

 

Tuttavia, per aiutare i lavoratori a raggiungere l’obiettivo posto dal Ministero del Lavoro, nell’incontro avvenuto oggi presso la sede Confindustria di Monza e Brianza, Yamaha Motor Italia ha formulato una proposta economica rilevante per incentivare i lavoratori stessi a raggiungere il numero minimo di ricollocamenti richiesti.

 

Tale proposta si aggiunge a quanto già definito nell’accordo sottoscritto nel gennaio scorso con Ministero del Lavoro, Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Sindacato ed RSU.

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