Vespa da collezione: truffa da 100.000 euro

False Vespa d’epoca, con documenti e numeri di telaio finti abbinati a mezzi di dubbia provenienza. Tre collezionisti avevano messo in piedi un’attività tra Piemonte e Toscana, che è stata scoperta dalla Polizia Stradale di Vercelli. Denunce per riciclaggio e falso; 4 Vespa sequestrate, tra cui una rarissima “98”

Occhio alle fregature

Non bastano le false Vespa provenienti dall’oriente, quelle che regolarmente vengono sequestrate a Eicma (cliccate qui e qui, ad esempio), ora il più famoso scooter del Mondo è oggetto di truffe anche nell’ambito del giro dei suoi appassionati. Certo, non è una novità che il mondo dei collezionisti faccia girare bei soldi e che quindi attiri l’attenzione di qualche furbo. Ecco l’ultima in fatto di… fregature in tema Vespa.

Beccati!

“Operazione vespaio”. Si chiama così l’attività di monitoraggio e controllo messa in opera dalla Polizia Stradale di Vercelli e che ha permesso - grazie anche ad una “soffiata” e dopo appostamenti e perquisizioni - di scoprire un traffico di Vespa d’epoca avente oggetto scooter di ignota provenienza ma venduti su internet spacciandoli come autentici. La Polstrada ha denunciato tre collezionisti che operavano nelle province di Novara e Massa Carrara, per i reati di riciclaggio e falso, un ‘attività ben organizzata e portata avanti nell’anno in cui il celeberrimo scooter di Pontedera spegne 70 candeline.
Non si tratta di una truffa di poco conto, se si pensa che gli agenti hanno sequestrato 4 Vespa per un valore complessivo di 100.000 euro (80.000 valeva da sola una rarissima Vespa 98, la prima della serie), nonché 120 documenti di circolazione falsi, tra licenze di circolazione d’epoca e fogli complementari. 

ecco come facevano

Per il traffico di Vespa false sono indagate tre persone: due uomini, di 40 e 41 anni, e una donna di 57. Tra questi, un incensurato novarese - tecnico di impianti elettrici - si incaricava delle vendite online, mentre un altro, titolare di agenzia di pratiche automobilistiche in Toscana, si occupava dei documenti. E proprio in questo “passaggio” stava il cuore della truffa: i tre abbinavano “libretti” e certificati di rilevanza storica falsi a motoveicoli anni ‘50 e ‘60 ma di ignota provenienza, su cui facevano poi magicamente comparire numeri di telaio relativi a motoveicoli radiati o demoliti da oltre 20 anni, sfruttando il fatto (non raro) che fino agli anni ’70 non tutti i motoveicoli erano catalogati e registrati nel PRA. L’operazione della Polstrada di Vercelli, che durava da un anno, ha permesso di appurare che l’agenzia toscana di pratiche si incaricava delle reimmatricolazioni e delle richieste di duplicati di documenti “veri” a seguito di smarrimento, qualora la “banda” non ne avesse reperiti di falsi da riciclare. Ottenuti in vari modi i documenti, si metteva una falsa targa d’epoca e il gioco era fatto, le Vespa erano pronte per essere vendute online.

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