I segreti del Ranch di Valentino Rossi

Abbiamo visitato il Ranch di Valentino Rossi a Tavullia (PU), scoprendo le caratteristiche e i segreti di questo parco giochi con funzione di scuola che miscela gioco e lavoro... come solo il Dottore sa fare
1/19 Il Ranch di Valentino Rossi a Tavullia (PU)
Il Ranch, il regno di Valentino Rossi, il luogo in cui i sogni di ogni motociclista si avverano. Tutto è nato con un pugno di amici e tanta fantasia, un prato con l’erba alta che è diventato tela vergine per un circuito. Graziano, il papà del Dottore, si è sbizzarrito con paletti e fettucce; lo stesso Valentino insieme a Mattia Pasini e Marco Simoncelli hanno cominciato a derapare intorno a quelle linee, creando a poco a poco quel circuito unico nel mondo. Il flat track americano miscelato con la fantasia, la lezione dei marziani a stelle e strisce interpretata con i canoni latini, non rinunciando al sorriso sulle labbra, ma facendo tutto con serietà.

Da una parte descrivere il Ranch è molto semplice: in fin dei conti è una pista sterrata. Dall'altra è maledettamente difficile, perché è quasi come uno specchio che restituisce sia l'immagine di quello che è Valentino, sia quella di cosa sarà

Tutto sulla pista

La pista è lunga circa due chilometri e mezzo ed è piena di curve con raggi diversi e nomi evocativi (il Carro, la Quercia, il Fagiolo, la Berta, il Cucchiaio, e così via) e notevoli variazioni altimetriche; nel suo disegno trovano anche spazio due ovali, uno più piccolo e l'altro più ampio a circondarlo. Basta dare un’occhiata alla planimetria per capire come sia una palestra perfetta, che mette i piloti di fronte a ogni diversa situazione possibile, una pista in cui serve tecnica e sensibilità per andare forte. Ed è anche impegnativa per il fisico, che riesce a mettere a dura prova campioni ben allenati. La sua superficie, poi, è un piccolo mistero. La base, in profondità, è costituita da mezzo metro di calce su cui poggia uno strato di una decina di centimetri composto da una miscela segreta. Il trucco è avere un terreno che non diventi poltiglia in caso di pioggia e permetta alle moto di derapare. Quali materiali vengano usati a Tavullia non ve lo dirà nessuno, ma fra i consulenti per raggiungere il risultato finale c'è anche stato Kevin Schwantz. A occuparsi di tenere in ordine il tracciato c'è lo specialista Barbone (niente nomi e cognomi, è conosciuto così) e Antonio, che è anche il custode del Ranch. Avere sempre tutto in perfette condizioni ha il suo prezzo, circa 200.000 euro all’anno solo per la manutenzione ordinaria, e questa cifra fa capire che non stiamo parlando di un semplice parco giochi per bambini cresciuti che vivono per le moto.

Il Ranch non è solo una pista, ma è il centro del mondo di Valentino, sia come pilota, sia come imprenditore e maestro. Il Dottore, fin da giovane, si è sempre allenato in fuoristrada: lo faceva alla Cava, un luogo mitico e un po’ naif. Quando decise di rendere maggiormente professionale il suo allenamento, si formò nella sua testa il Ranch. “Un luogo di aggregazione e competizione” lo descrive Alberto Tebaldi, per tutti Albi, uno dei collaboratori più stretti di Rossi. Un posto da condividere con gli altri piloti, perché solo attraverso il confronto si può continuare a migliorare, ma non solo. Perché c'era anche un'altra idea che frullava nella testa di Valentino, quella di fare un altro passo avanti, mettere almeno un piede dall’altra parte della barricata e contribuire con i propri mezzi ed esperienza a fare crescere altri piloti.

La scuola di Rossi

A qualche anno di distanza è nato il progetto della Riders Academy, la scuola del Dottore. In verità è uno strano istituto, a cui non ci si può iscrivere, ma bisogna essere scelti, in cui il preside è l'avversario più tosto e i banchi sono sostituiti da selle e manubri. A parte l'aspetto romantico, anche in questo caso la faccenda è tremendamente seria e nulla è lasciato al caso. In questo momento gli studenti sono 11, con Franco Morbidelli come punta di diamante in MotoGP, con l’alloro di campione del mondo Moto2 in carica attorno al collo. Nella classe intermedia, per il 2018, sono schierati Francesco Bagnaia, Stefano Manzi, Luca Marini e Lorenzo Baldassarri in Moto3 ci sono Andrea Migno, Nicolò Bulega, Niccolò Antonelli, Marco Bezzecchi e Dennis Foggia, mentre Celestino Vietti, il più giovane, è schierato nel CEV.

Una piccola armata colorata di giallo, seguita da una macchina organizzativa impegnativa. “Per ogni pilota serve un investimento che possiamo stimare tra i 60 e i 70mila euro all’anno” rivela Tebaldi. Non serve una calcolatrice per capire che la gestione di Academy e pista costa quasi un milione di euro. Perché non si tratta solo di fare qualche giro al Ranch, ma seguirli in ogni fase della preparazione, oltre che nella gestione sportiva. I ragazzi dell’Academy si allenano in palestra sotto la supervisione del preparatore di Valentino Rossi, Carlo Casabianca; si sottopongono a scrupolosi test medici grazie alla collaborazione con l’equipe del dottor Fabrizio Angelini, si allenano a Misano e nei kartdromi, un’istruzione da master nel motociclismo, ma che ha i suoi costi e a fine anno i conti devono quadrare. “Infatti la VR46 Riders Academy è anche un'agenzia di management – spiega Albi – Quando un pilota è giovane e al debutto è sostanzialmente solo un costo, ma crescendo può contribuire al mantenimento della struttura, se siamo abbastanza bravi da tenerli con noi. Li gestiamo anche dal punto di vista sportivo e manageriale e riceviamo il 10% dei loro ingaggi, soldi che investiamo nella Academy”. Un circolo virtuoso che sta incominciando a dare i suoi frutti, anche se nei primi anni Valentino ha dovuto mettere mano al portafoglio per fare partire il motore della sua start-up.

Un maniaco dei dettagli

Danilo Petrucci al Ranch di Valentino Rossi
La VR46 quindi si occupa di ogni aspetto della carriera dei suoi piloti, trovando gli ingaggi per l'anno successivo e gestendone l'immagine, secondo le esigenze di ognuno. Così, per esempio, Morbidelli ora ha una persona che si occupa esclusivamente di lui, mentre un debuttante ha logicamente bisogni differenti. Se pensate a Valentino come a un guascone sempre pronto allo scherzo e guidato dalla fantasia, potreste rimanere sorpresi della macchina che ha creato e messo in moto. “Io lo definisco un chimico per la sua attenzione ai dettagli – lo racconta Tebaldi – lavorando con lui da tanti anni so bene quanto sia difficile soddisfarlo al 100%, deve essere tutto perfetto”. Basta guardarsi attorno per capire che se la perfezione non esiste, qui ci si avvicina. La pista sembra disegnata tanto è in ordine, con gli alberi potati a farle da cornice e il laghetto con le oche che fa parte di quei continui rimandi ironici ai ranch americani. Come le Colt in ferro battuto che accolgono i visitatori sull'insegna all'entrata, o i lampioni che assomigliano a ruote di vecchi carri. L'edificio centrale è una vecchia cascina, con la legna che arde nei grossi camini, ma gli spogliatoi sembrano essere presi in prestito da una palestra di New York e sotto la tettoia che funge da box, un grosso schermo permette di tenere sotto controllo in tempo reale i tempi dei piloti in pista. Vicino, un piccolo casolare è quasi pronto a trasformarsi in una foresteria per gli ospiti. Il via vai di meccanici è continuo, ci sono le attrezzature per i controlli fonometrici, le ambulanze per le emergenze e i commissari per segnalare pericoli. Come in un GP, e vedendo la lista degli ospiti che sono passati a Tavullia negli ultimi anni, il paragone non è per nulla forzato: Dovizioso, Marquez, Petrucci, Mir, Rins, Rabat, Iannone, Hayden, e ci fermiamo per non annoiarvi.

Tanti nomi e facce, ma lo stesso obiettivo: confrontarsi con Valentino. È quello che fanno ogni settimana anche i piloti dell'Academy, cercando di spostare continuamente il proprio limite più avanti. Perché c'è il vin brulé per gli ospiti quando fa freddo e il Team Gradella alle griglie per cenare tutti insieme, ma il Ranch non è un agriturismo. “Il punto principale è la competizione – avverte Albi – Non è un gioco ma un vero e proprio allenamento e qui si studia. Tutte le prove sono riprese da delle telecamere e finito di girare i nostri piloti guardano i video per capire gli errori e migliorare”. Non è un gioco e nessuno vuole stare dietro, ogni allenamento è una gara. Ogni tanto si litiga, si passa il segno e, a volte, bisogna calmare i bollenti spiriti, nulla che non accada in qualunque sport quando degli atleti si affrontano sullo stesso campo. Il metodo funziona e lo dicono i risultati, nel 2017 la squadra dell’Academy ha vinto il titolo mondiale in Moto2 con Morbidelli, quello di migliore debuttante con Bagnaia nella stessa classe e il Mondiale Junior Moto3 con Foggia. Funziona così bene che Yamaha ha avviato una collaborazione con la VR46 per fare crescere i giovani più promettenti portandoli a Tavullia da tutto il mondo. Si chiama Master Camp, è già arrivato alla 4ª edizione, ed è una sorta di full immersion nella scuola di Valentino. Perché il Ranch non è uno sfizio del campionissimo, ma certamente il suo presente e probabilmente il suo futuro. Per il Dottore è una specie di fontana dell'eterna giovinezza in cui immergersi e trarre nuove energie confrontandosi con i giovani, ma è anche il terreno per mettere alla prova la sua organizzazione.

Tutto funziona talmente bene che viene spontaneo chiedersi se Valentino non pensi di prendere le redini della MotoGP una volta terminati i giorni da pilota. I suoi collaboratori alzano le spalle quando gli si domanda di quest’idea, ma nulla sembra essere impossibile per il campionissimo. “Non so se senza tutto questo la mia carriera sarebbe stata così lunga, certamente mi ha aiutato” commenta Rossi. Di sicuro Valentino è bravo non solamente a correre in moto, e per scoprire se fra qualche anno trasformerà la MotoGP nel suo Ranch, bisognerà solo aspettare.

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