Val d'Aosta: le curve della Valsavarenche, Val di Rhêmes e Valgrisenche

Fare una scappata veloce in montagna, godersi una vista spettacolare e stringere la moto fra le gambe, presi dalla voglia di aprire il gas, chiederle tutto e sfiorare l’asfalto col ginocchio. È ciò che abbiamo fatto partendo dal paese di Saint Pierre, dopo averlo raggiunto con la Statale 26 per Curmayeur, e addentrandoci in Valsavarenche, Val di Rhêmes e Valgrisenche.

Saint Pierre fiabesco

Alla ricerca di atmosfere amene e scorci di natura selvaggia, individuiamo sulla carta il tridente formato dalle solitarie strade che percorrono la Valsavarenche, la Val di Rhêmes e la Valgrisenche, inoltrandosi nel territorio del Gran Paradiso, fino a cedere il passo a sterrati e sentieri chiusi al traffico. La loro particolarità di strade “senza uscita”, se da un lato rende impossibile organizzare un percorso senza soluzione di continuità, dall’altro, costringendo a una doppia percorrenza, consente di osservare da diversi punti di vista paesaggi tanto spettacolari. 

 

SAINT PIERRE FIABESCO

Ideale punto di partenza dell’itinerario è il paese di Saint Pierre, germogliato ai piedi di un castello dall’aspetto fiabesco, la cui struttura originaria risale al XII secolo. Il suo interno ospita un’interessante mostra naturalistica, comprendente esemplari impagliati delle principali specie animali che popolano la regione. Un cartello rassicura sulla provenienza non venatoria di stambecchi, cinghiali, aquile e barbagianni. È l’occasione per vedere “quasi” dal vivo esemplari che difficilmente incontreremo viaggiando in moto.

 

 

 

Valsavarenche

VALSAVARENCHE

Decidiamo di percorrere le valli nell’ordine in cui si presentano, senza immaginare che questa sarà anche, partendo dal basso, la nostra classifica di gradimento. Da St. Pierre imbocchiamo la Statale 26 verso Courmayeur, che abbandoniamo dopo pochi km in direzione del paese di Introd. Attraversato un antico ponte in pietra che scavalca un orrido di 80 metri, proseguiamo per la Valsavarenche. La strada, inizialmente in buone condizioni, peggiora via via. Il paesaggio è tipicamente alpino: foreste, pascoli e numerosi corsi d’acqua. Sullo sfondo spiccano le vette innevate del massiccio del Gran Paradiso. Poco prima del villaggio di Degioz, sulla sinistra notiamo una bella cascata. Parcheggiata la moto, non resistiamo alla tentazione di risalire per alcune centinaia di metri un sentiero scosceso che la affianca. Da Degioz una breve deviazione conduce alle frazioni di Nex e Tignet, interessanti esempi d’insediamenti alpini del Seicento. La strada termina con l’agglomerato di Pont: poche case in pietra e modeste strutture turistiche, che sembrano riflettere la durezza della vita di montagna.

 

 

 

Val di Rhêmes

VAL DI RHÊMES

Tornati a Introd, seguiamo le indicazioni per la Val di Rhêmes. La morfologia del territorio è molto diversa: stretta e profonda, la valle a tratti ricorda un canyon. Di tanto in tanto s’incontrano minuscoli villaggi semiabbandonati. Le case sono costruite con la pietra e col legno del luogo. Alcune sono in disfacimento: sembrano tornare alla montagna che ha fornito la materia prima, lasciando solo il ricordo della fatica dell’uomo che le ha costruite. Altre, circondate da piccoli orti curatissimi, sono abitate tutto l’anno da coriacei contadini e allevatori che non temono freddo e isolamento. Alcuni ruderi sono in vendita o in corso di ristrutturazione. Al villaggio di Rhêmes St. Georges facciamo conoscenza con una simpatica signora milanese. Ci rivela il suo sogno di trasferirsi qui definitivamente, non appena il marito sarà in pensione. “Abituata a una grande città, non teme di soffrire la solitudine?”, non possiamo fare a meno di chiederle. ci osserva come avessimo pronunciato un’eresia: “Assolutamente no”. L’incanto di questa valle fuori dal tempo è parzialmente interrotto dall’arrivo al capolinea della corsa: Rhêmes Notre Dame è, tra i borghi di questa zona, quello che mostra la più spiccata vocazione turistica. Qualcuno ha perfino pensato di organizzare una specie di assurdo luna-park, con tappeti elastici e giostre.

 

 

 

Valgrisenche

VALGRISENCHE

La nostra, di giostra, prosegue riportandoci nuovamente a Introd e da qui sulla SS26, che risaliamo per un breve tratto prima di trovare le indicazioni per la Valgrisenche. La strada prende immediatamente quota con una bella serie di tornanti, poi si distende, introducendoci in un paesaggio ancora più aspro del precedente. Qui è la roccia viva a farla da padrona e le pareti e gli strapiombi fanno la felicità di audaci free climber. Ancora una serie di belle curve (nessun dubbio: questa strada è la più divertente delle tre, quella più da moto) e raggiungiamo il paese di Valgrisenche. Con i suoi 200 abitanti, in questo contesto appare quasi una metropoli. Accanto al municipio è possibile visitare il negozio-laboratorio della Cooperativa Les Tisserands, dove si pratica la tradizionale lavorazione del “drap”: un tessuto di lana grezza, infeltrita e resa impermeabile tramite bagni in acqua fredda e spazzolatura, col quale si confezionano indumenti, tappeti e perfino paramenti sacri.

 

 

 

Tra Beauregard e surier

TRA BEAUREGARD E SURIER

Uscendo dal paese, la strada si arrampica di nuovo sul fianco della conca. Dopo pochi chilometri una sconcertante sorpresa: un gigantesco sbarramento chiude completamente la vallata. La diga di Beauregard, 130 metri di altezza e oltre 400 di lunghezza, sembra un mostro piovuto dal cielo. La sua schiena ricurva si staglia, grigia e levigata contro il verde vegetale, talmente orrenda e fuori contesto da risultare in qualche modo attraente. Altrettanto sconcertante è la sua storia. Costruita negli anni 50 per contenere 70 milioni di metri cubi d’acqua, non fu mai utilizzata a pieno regime a causa di gravi pecche costruttive. Oggi la sua capienza è ridotta al 10%. Mentre gli ambientalisti continuano a chiederne lo smantellamento, si tenta di convivere meglio con questo colossale monumento alla stupidità umana utilizzandolo per gare di arrampicata sportiva. La strada prosegue, bella e movimentata, fino all’abitato di Surier. Da qui è possibile tornare a Valgrisenche per una strada diversa, sul lato opposto del lago. Si tratta di un sentiero scavato nella roccia, stretto, tortuoso, a tratti sterrato. Va percorso con cautela, ma ripaga con la bella vista sul bacino, dal quale a tratti emergono i ruderi dei villaggi sacrificati alla realizzazione del progetto.

 

 

 

Bloc notes

COME ARRIVARE E INFORMAZIONI UTILI

Saint Pierre è facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A5 Torino-Aosta. Nel sito www.regione.vda.it  è possibile scaricare in formato pdf la pubblicazione “Bienvenue Moto”, a cura dell’Assessorato per il turismo della Regione, contenente i dettagliati road book di 18 itinerari stradali dedicati ai motociclisti.


DA NON PERDERE
Presso la Cooperativa Les Tisserands a Valgrisenche (accanto al Municipio) è possibile assistere alla radizionale lavorazione del “drap”, un tessuto rustico eseguito con lane di pecora su antichi telai in legno d’acero. Tel. 0165-97163. Orario invernale: 8.30-12.00, 14.00-17.30 (domenica e lunedì chiuso); orario estivo: 9.00-12.00, 14.30-18.30 (aperto tutti i giorni).
Museo Regionale di Scienze Naturali, presso il Castello di Saint Pierre. Aperto tutti i giorni, dal 1 aprile al 30 settembre, con orario continuato dalle ore 9.00 alle ore 19.00

 

 

 

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