di Paola Verani - 26 novembre 2013

Un viaggio in Trentino non solo per scalatori

Siete al Lago di Garda e vi volete divertire. Ma fa troppo freddo per impugnare un boma e anche per raggiungere in moto gli alti picchi. E allora non vi rimane che “volare” basso

Un viaggio in trentino non solo per scalatori

In Trentino si va per vette. Ve lo dice una che ci è nata e che nel corso della sua vita  ha visto “salire”  per passi e altipiani tanti turisti e viaggiatori. Così ho deciso di mettere in piedi il club dei “fondovallers” formato sia da locals delusi dai convenzionali flussi turistici sia da motociclisti alternativi, che riescono a contenere la propria vocazione a “alzare la cresta” e anche i propri cavalli. L'attività principale di questa comunità sarà quella di promuovere i luoghi, tanti, che si è soliti vivere “di passaggio”, come tappa intermedia oppure come sosta panino. Scherzi a parte, l'itinerario che vi propongo (e che trovate qui) lo conosco perché è praticamente la mia casa (qui la gallery). Se così non fosse stato sarei anch'io nella cerchia degli “uptravellers”.

 

L'ORRIDO DEL VARONE

La prima cosa che mi sento di dire è che ci sono strade  che offrono più di altre tante cose concentrate in uno spazio ridotto. Per esempio imboccando la strada che, tra Riva e Arco, sale verso Tenno, i giochi cominciano subito: con la cascata del Varone, dove il torrente Magnone, compiendo un salto di ben 90 m, esce dalla montagna attraverso una forra scavata nella roccia nel corso dei millenni. L’orrido ha esercitato sempre grande fascino fin da quando fu “inaugurato” dal Re di Sassonia, Giovanni, nel 1874. Da allora, tanti personaggi sono passati, soprattutto scrittori visionari e inquietivi come Franz Kafka e Thomas Mann. Quest’ultimo, giunto in visita alla cascata nel 1901, rimase talmente impressionato dallo spettacolo da dedicargli nel suo taccuino alcune note, appunti che gli servirono forse vent’anni dopo, nello scrivere “La Montagna Incantata”: verso la fine del romanzo, nel capitolo che si conclude con il suicidio di Mynheer Peeperkorn, si parla di una gita alla cascata di Fluelatal, che ha molto in comune con quella del Varone. La strada s’inerpica tra gli ulivi e le viti almeno fin dove arriva l’influenza del Sommo Lago. Tenno è l’ultimo paese a risentirne il beneficio. Davanti a voi si apre una delle Valli meno note e più intriganti del Trentino.

 

LA COMUNITÀ DEGLI ARTISTI

Qui, un giorno, un pittore si fermò per caso in cerca d’ispirazione e la sua vita cambiò. Lavorava a Riva del Garda tutta la settimana e, alla domenica, andava in giro in bicicletta alla scoperta di paesaggi ameni da dipingere. “Pictor Dominicus” amava definirsi e firmare i suoi quadri, quasi a ricordare a se stesso e agli amici i suoi limiti artistici. Ogni angolo, ogni scorcio della Valle cominciarono a rivivere nei suoi quadri. Giacomo Vittone, questo era il suo nome, s’innamorò di quella terra e non si accontentò di riprodurla con i soli colori. Da quando altre vie, più importanti, avevano sostituito quella area di transito fra Pianura Padana e il centro Europa, la Valle aveva cominciato il suo declino;  le vicende della guerra mondiale prima e il tracollo economico (che spinse all’emigrazione molti dei suoi abitanti) poi, ne determinarono il definitivo decadimento. Vittone volle provvedere alla sua ricostruzione ed espose un progetto ai suoi amici pittori: tutti loro avrebbero contribuito col dono di una loro opera alla realizzazione di una “Casa degli artisti” e col ricavato della vendita di quelle opere si sarebbe potuto provvedere all’acquisto dei ruderi circostanti. Rinacquero così piccoli borghi medioevali come Calvòla e Canale. Presto gli amici artisti disposti a partecipare all’iniziativa si moltiplicarono e anche la popolazione locale volle partecipare: per essa, quelle case che man mano riprendevano vita diventarono “Regno” privilegiato dei pittori. “Quel luogo tornò in vita/ e visitato da tutti venne/ e fu paragonato a un regno senza re,/senza la corte,/ma con le porte aperte, spalancate/ per chi vive di cose regalate”. Ancor oggi la Casa ospita gratuitamente, per brevi periodi dell’anno, artisti di ogni genere. Alla partenza lasciano un tributo artistico che viene subito accolto nell’archivio della locanda ormai divenuta museo (www.lacasadegliartisti.it).

 

PASSEGGIATA AL RIFUGIO S. PIETRO

Il viaggio di Vittone era iniziato a Calvola e poi proseguito a Canale, ma il vostro itinerario va oltre, continua a seguire la strada che sale, si tuffa nel bosco e poi s’interrompe più o meno all’altezza di uno sterrato non aperto al traffico. Ahivoi, dovete lasciare la moto e farvi quattro passi a piedi, fino al rifugio San Pietro, un edificio posto a 976 m d’altitudine, stretto fra un pianoro verde e soleggiato, sulle pendici del Monte Calino, e un panorama che si schiude a volo di uccello sulla Valle del Sarca. Accanto al rifugio, aperto sia d’estate che d’inverno come ristorante, c’è una chiesetta costruita in onore di un santo eremita che lì viveva cibandosi d’erbe del prato e dei frutti di bosco, attirando col suo modo semplice di vivere frotte di fedeli. Infine, dietro alla cappella di San Pietro si intravede, tra la folta abetina, la “baita” di Giacomo Floriani, poeta dialettale trentino della montagna, costruita da un suo caro amico che voleva la sua opera fosse tramandata ai posteri. Rinvigoriti da una bella dose di gulasch e polenta ripercorrete a ritroso il sentiero sterrato per recuperare la moto... è tempo di tornare a giocare. E il divertimento non è lontano, basta riprendere la strada per Canale, superare Ville del Monte, fare nemmeno un chilometro in direzione di Ballino per imbattervi nel lago di Tenno, un piccolo specchio d’acqua incastonato nel verde dei boschi di castagni e di faggi che si estendono ai piedi del Monte Misone, noto perché nelle belle giornate di sole diventa color smeraldo (per info cliccate qui).

 

NEL DESERTO DELLE MAROCCHE

A questo punto si può procedere per Pranzo, un altro pittoresco borgo-ritrovo di artisti, posto al di là del torrente Magnone e quindi puntare su un secondo Rifugio, Malga Grassi, posto a 1.050 metri (avete visto? Alla fine siamo saliti di quota!), magari per fare merenda, voi però proseguite per la SS 421. Un passaggio piuttosto stretto sembra introdurre una impegnativa strada di montagna, invece subito dopo il paesaggio si apre: verdi pascoli costeggiano la vostra via, improvvisamente sembra di essere in Scozia, e questa sensazione vi accompagna fino a che non giungete al paese di Fiavè, dove potete fare una sosta formaggio: basta imbucarsi in una delle cooperative che si affacciano sulla strada e ordinare: “dolce” o “stagionato”. Ci troviamo ai piedi del grande gruppo del Brenta: optando per il versante est si procede per Madonna di Campiglio, voi, determinati a “volare basso”, scendiamo di quota in direzione di Ponte Arche. Qualche scampolo di prateria, qualche bel tornantone e, arrivati a valle, venite proiettati in un paesaggio ancora diverso. Siete nella cosiddetta Valle dei Laghi, alla vostra sinistra il Castello di Toblino (da fiaba!) con il suo specchio d’acqua, alla vostra destra, si stacca la strada per l’altipiano di Cavedine, una sorta di terrazzo pensile sul piano del Sarca che si allunga verso le pendici occidentali del Monte Bondone. Percorrete la strada panoramica a mezza costa che si affaccia sull’omonimo lago e che vi riporta in direzione di Arco. Ma non crediate che lo spettacolo sia finito: dovete ancora attraversare il “deserto” delle Marocche: una piana dominata da immensi cumuli di frana, caduti dai monti sovrastanti, in seguito al più grande scoscendimento dell’arco alpino; il risultato è un paesaggio lunare, soprattutto se, come noi, lo percorrete al tramonto, quando la luce drammatizza i contrasti di ombra e luce e ingigantisce le forme. Non vi basta? Allora invece di scendere verso Dro, salite verso Drena, visitate il suo Castello, salite in vetta alla sua torre, sporgetevi e ammirate...

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