Un concept (digitale) per la Ossa del futuro

Dalla Spagna arriva un’idea per una moto elettrica. Niente di tecnico, ma uno studio di design firmato dallo studio ART-TIC di Barcellona e ispirato alla storia iberica delle corse in moto

Un concept (digitale) per la ossa del futuro

Si chiama Ossa Monocasco (monoscocca, in spagnolo) e si ispira alla omonima 250 da Gran Premio del 1968 con cui Santiago Herrero riuscì, l’anno successivo, a sfiorare l’iride (fu 3° dietro al vincitore Kel Carruthers su Benelli e Kent Andersson su Yamaha). La stessa moto con cui purtroppo trovò la morte al Tourist Trophy dell’Isola di Man nel 1970…

Non pensate comunque ad una sorta di race replica vintage. Questo studio di design riguarda un’ipotetica moto elettrica tutta Made in Spain. Le immagini fornite dallo studio ART-TIC sono dei rendering (molto ben fatti) che mostrano una moto decisamente futuribile ma con parecchi richiami al passato.

L’idea generale è di un mezzo super compatto, tutto chiuso attorno al nucleo centrale (la monoscocca, appunto) che racchiude e nasconde il motore e il pacco batterie, fungendo anche da telaio (ma in questo senso si vede poco). Molto moderne le ruote: lenticolare la posteriore, a raggi tangenziali  l’anteriore. In entrambi i casi si vedono dei cavi che vanno nei mozzi, e presumibilmente si tratta di quelli che portano energia al motore (che potrebbe essere ospitato nella ruota posteriore) o addirittura a degli ipotetici freni magnetici. Ma a questo punto perché non pensare pure alla doppia trazione?

Poiché di tecnologia lo Studio ART-TIC non parla proprio, concentriamoci sul design, passando alle parti di più chiara ispirazione retrò, soprattutto i dettagli. Le gomme con fascia bianca sono un chiaro omaggio ai tempi che furono, ma un po’ tutta la carrozzeria è disseminata di citazioni. L’attillata carenatura si ispira (con un po’ di fantasia) alle GP anni ’60 e segue le forme della protuberanza anteriore che ospita il faro tondo, quello sì vintage al 100%. Togliendo la carena rimane in vista la struttura portante, del colore che aveva il telaio della “Monoscocca” originale. La parte superiore ha un coperchio con nostalgiche feritoie per il raffreddamento e romantiche cinghie per il fissaggio. Si tratta certamente del vano tramite cui si accede al pacco batterie. Bella la sella a sbalzo, rifinita in pelle “a cannelloni”, mentre non possono far riaffiorare teneri ricordi il manubrio tipo Sport e il buon vecchio parafango posteriore con le staffe metalliche.

Come tutti gli studi di design, anche questo è un bell’esercizio ma decisamente irrealistico. Chissà mai che però qualche idea passi e possiamo ritrovarcela sulle moto del futuro. Certamente a una di queste dovremo proprio abituarci: il motore elettrico.

 

www.art-tic.com

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