di Raffaella Cegna - 30 maggio 2019

Viaggio in moto in Costa Azzurra

La Costa Azzurra, da secoli, attira viaggiatori e artisti per il fascino della sua Riviera, mitigata dal clima mediterraneo. Una regione poliedrica dove, in un una manciata di curve, si passa dalla mondanità della costa alla poesia di minuscoli borghi senza tempo, collegati da strade di montagna quasi deserte
1/18 Turismo in Costa Azzurra: Antibes
Il nostro viaggio inizia da Èze, a 30 km dal confine italiano di Ventimiglia, un piccolo scrigno di meraviglie dove è possibile entrare subito in contatto con tutto ciò che caratterizza la Riviera francese. Il Village è il cuore storico, appollaiato su un cocuzzolo a 429 metri sul mare, con un labirinto di viuzze che nasconde botteghe di artisti e artigiani, dove sbirciare senza timidezza per vedere tutti i colori di questa terra impressi su tele, ceramiche e tessuti.Tra le rovine del castello c’è uno dei giardini esotici più belli del Mondo, dove passeggiare lungo ripidi sentieri in mezzo a centinaia di cactus giganti, piante grasse, sculture e fiori esotici, a picco sul mare. Per sgranchirsi ancora un po’ le gambe camminando tra natura e filosofia, si può scendere lungo il ripido Sentiero di Nietzsche, fino a Èze Bord de Mer, dove vi aspetta una spiaggia ombreggiata da un bosco di pini marittimi. Proprio da queste parti il filosofo Friedrich Nietzsche scrisse "Così parlò Zarathustra”, una delle sue opere più famose. Tra le pagine che raccontano di questo profeta si legge “Tutte le cose diritte mentono. Ogni verità è curva”, una frase che calza a pennello a chi viaggia in moto in Costa Azzurra, come noi.

1 di 10
Poco dopo Èze è doverosa una sosta per visitare la fiabesca Villa Ephrussi de Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat. Vi siete mai chiesti quanti giardini può contenere un giardino? Qui troverete la risposta. Parcheggiata la moto e comprati i biglietti (15 euro a persona) si attraversa la sontuosa villa di inizio ‘900, per poi perdersi tra fontane musicali e un susseguirsi di giardini tematici che compaiono a sorpresa, uno dietro l’altro, come scatole cinesi: quello spagnolo, quello provenzale, quello giapponese... e tanti altri, tutti da trovare per poi perdersi tra piante provenienti da ogni parte del Mondo. A questo punto è giunto il momento di risalire in sella per arrivare finalmente a sfiorare il mare, ascoltare le onde infrangersi sugli scogli e godersi il primo tramonto respirando a pieni polmoni la salsedine.
Proseguendo lungo la costa, invece di fermarsi nella grande Nizza (punto d’arrivo dell’itinerario), facciamo tappa a Villefranche-sur-Mer, che rimane magicamente isolata dalla grande città grazie al promontorio di Mont Boron, ricoperto di pini d’Aleppo e fiori mediterranei. Se avete tempo e fiato, risalite quasi 200 metri di scalini fino al Fort du Mont Alban, da cui godrete di una vista mozzafiato che spazia dal massiccio dell’Esterel a Bordighera. Per comprendere bene questa terra bisogna, però, fare un piccolo ripasso di storia. Fino al 1860 faceva parte del Ducato di Savoia. Nel ‘500, dopo l’ennesimo attacco da parte della flotta franco-ottomana, il duca Filiberto di Savoia fece costruire un sistema di fortificazioni sul litorale. Passeggiando lungo il cammino di ronda della Cittadella di Sant’Elmo è difficile immaginare che un tempo qui si siano svolte cruente battaglie navali, saccheggi e assedi. Poi, esplorando un po’ la città, si scopre che Villefranche è uno dei porti naturali più profondi del Mediterraneo, una rada sicura a riparo dai venti dell’est. Per questo dagli anni ’30 è un importante attracco di crociere, che oggi gestisce un viavai di 250.000 passeggeri all’anno. Questo è sempre stato un luogo di pescatori, come ricorda la Cappella di Saint Pierre, decorata sulla facciata e all’interno dall’artista Jean Cocteau con fantasiosi temi legati al mare. Poco fuori dal centro storico c’è una darsena su cui si affacciano i vecchi edifici militari. Qui c’era il porto reale dei Savoia, primo sbocco sabaudo sul mare, mentre oggi ci sono gli atelier dei restauratori di pointus, tipiche barche da pesca, che vengono usate in rievocazioni e regate. Sbirciate nel Chantier Naval Pasqui, uno dei laboratori più famosi, dove dal 1976 vecchie barche vengono rimesse a nuovo per tornare in mare a vele spiegate. Villefranche ha origini antiche, quando si chiamava Montolivo perchè tutti i suoi abitanti stavano sulle colline coperte di uliveti, protetti da alte mura per difendersi dagli attacchi dei pirati. L’attuale nome della città spiega invece il resto della storia: nel Medioevo Carlo II Conte di Provenza volle sfruttarne la posizione strategica spostando il villaggio sul mare e, per convincere gli abitanti a scendere dalle montagne, tolse le tasse a chi si sarebbe spostato sulla costa. Da qui il nome di “Villa Franca”, per l’esenzione riservata ai primi coraggiosi abitanti del borgo che, ancora oggi, possiamo vedere passeggiando nel labirinto di stradine intorno alla Rue Obscure, una via coperta, lunga 130 m, intorno cui si trovano botteghe e ristorantini di pesce perfetti per passare una bella serata.
Se pernottate a Villefranche, alzatevi insieme all’aurora e percorrete all’alba il cammino di ronda del Forte prima di riaccendere la moto per una giornata tutta curve nell’entroterra. Da qui ci teniamo ancora vicino il mare proseguendo sulla costa fino a Cagnes-sur-Mer, per poi imboccare la D2 che parte dalla Valle del Var e passa vicino ai village Saint-Paul-de-Vence e Vence, due paesini che valgono una sosta anche solo per riempirsi gli occhi con opere di Matisse e Chagall o curiosando negli atelier d’artista disseminati lungo le stradine dei centri storici. I village perchés (letteralmente “villaggi arroccati”) sono piccoli paesini dell’entroterra, lontani dallo scintillìo delle paillettes delle blasonate località costiere. Nel Medioevo, per difendersi dalle invasioni dei saraceni, gli abitanti delle pianure costiere costruirono questi insediamenti fortificati in cima a spuntoni di roccia. Proseguendo sulla D2 iniziano 40 km di puro divertimento: la strada si inerpica serpeggiando al di sopra di valli e gole, il paesaggio diventa sempre più selvaggio, finché ci si trova di fronte Coursegoules, un altro tipico villaggio fortificato affiancato dalle rovine di un castello del XI secolo. Siamo a circa 900 metri di quota e inizia un tratto con meno curve, perfetto per godersi il panorama, finché non ricominciano i tornanti e si arriva a Gréolières, un bel borgo di montagna che si estende fino ai 1.800 metri della stazione sciistica sul Monte Cheiron. Questa non è una montagna qualsiasi: Chirone è un centauro della mitologia greca, un mito non indifferente per un motociclista. Da qui inizia l’ultimo tratto di strada, il più scenografico e tortuoso, che porta attraverso gallerie di roccia e curve affacciate sulle gole del Loup fino al Pas de Tous Vents, il “Passo di tutti i venti”. Arrivati qui ascoltiamo il richiamo del Mediterraneo e cambiamo strada, seguendo la direzione della tramontana.
Ripassati da Gréolières, prendiamo la D6, la strada che percorre le Gorges du Loup attraversando anguste fessure scavate dall’acqua del fiume che si aprono man mano che si scende verso sud, attraverso ponti, gallerie e pareti di roccia da cui sbucano, a sorpresa, spettacolari cascate come quella di Courmes. Questi 26 km sono molto divertenti da guidare, anche se viene spesso voglia di fermarsi nelle aree di sosta per ammirare ogni dettaglio di questo aspro paesaggio modellato dal fiume. Non perdete tempo a cercare di scorgere qualche lupo che sbuca dalle rocce, perché il nome di queste gole deriva dal Pesce Lupo, una specie di "bavosa" vorace che solitamente nuota nei fondali rocciosi dei mari nordici.
Usciti dalle gole arriviamo a Grasse, un posto imperdibile non solo per il borgo pieno di monumenti e scorci da cartolina, ma soprattutto per la tradizione legata alla produzione di fragranze, un patrimonio che, dall’anno scorso, fa anche parte dell’UNESCO. La sua storia inizia, in realtà, dalla lavorazione di pellami finché, nel ‘500, Caterina de’ Medici arrivò qui con il suo profumiere di fiducia René, dando inizio alla produzione di profumi per aromatizzare i guanti delle nobildonne di corte, per eliminare il cattivo odore delle pelli appena conciate. La posizione geografica di Grasse spiega perché, proprio qui, vengano elaborate le essenze che poi i migliori “nasi” compongono creando profumi e cosmetici noti in tutto il Mondo. Il microclima della vicina Provenza e della Costa Azzurra da secoli permette la coltivazione di particolari piante, da cui, poi, si estraggono olii e basi di grande qualità, detti assolute. Anche la vicinanza del mare e la presenza di importanti porti ha sempre favorito il commercio di spezie, semi, piante e materie prime necessarie per l’industria del profumo; oggi esistono tre grandi fabbriche e circa 70 piccoli produttori. I “nasi”, invece, sono meno di 70 al Mondo e devono studiare 10 anni per essere in grado di riconoscere e utilizzare tra le 2.000 e le 3.000 essenze diverse. Un po’ chimici, un po’ alchimisti e un po’ artisti, sono come orecchi assoluti che, invece delle note musicali, sanno comporre sinfonie di odori. Per un tuffo di testa nel mondo dei profumi visitiamo la fabbrica storica Fragonard, che offre una visita guidata interattiva (gratuita) per scoprire cosa si cela dietro a una boccetta di eau du toilet. Poi proseguiamo con la visita del museo del Profumo (sempre gratuita), dove si possono toccare con mano alcune piante e vivere un’esperienza olfattiva che vi sorprenderà. Magari vi scoprirete “nasi” o, semplicemente, troverete il profumo giusto per una persona speciale. Grasse è una città amica dei motociclisti e ci mette a disposizione punti di parcheggio custoditi con armadietti e depositi per caschi gratuiti, un progetto biker-friendly sviluppato lungo tutta la RN85. Risaltiamo in sella per scoprire cosa ha di tanto speciale questa strada.
La RN85 è anche chiamata Route Napoléon, ricordando il percorso fatto da Napoleone nel 1815 di rientro dall’Isola d’Elba. Il motivo per cui questa strada è tra le preferite dai motociclisti appare subito chiaro: asfalto perfetto, un tripudio di curve, il giusto dislivelli per giocare con marce, gas, freni e leggi della fisica. I 65 km tra Grasse e Castellane sono i più divertenti da guidare, immersi in un paesaggio di fiori, profumi e montagne che sanno di Mediterraneo. Arrivati a Castellane si incontrano orde di moto provenienti anche dalle gole del Verdon, soprattutto nel weekend: è il posto giusto per mangiare un boccone sul Lac du Castillon socializzando con altri centauri. Da qui ci dirigiamo di nuovo verso sud scegliendo strade secondarie che possano soddisfare la voglia di guida e di bei panorami. A Comps-sur-Artuby perndiamo la D955 per poi svoltare quasi subito sulla D19, verso Mons, dove facciamo una sosta passeggiando nel dedalo di viuzze del piccolo borgo. Da qui le dolci curve della D37 ci cullano fino ad attraversare il Lac de Saint-Cassien fino alla DN7, che ci conduce a Roquebrune-sur-Argens.
Roquebrune è un altro village perchés che regala scorci magici ed è il punto di partenza di uno dei tratti di strada più divertenti dell’itinerario. La D44 è una lunga strada stretta e dissestata che scende dalle montagne al mare attraverso una foresta di vecchie querce da sughero e piante profumatissime, snodandosi in un budello di 60 km di curve, dove si sente la comodità delle tre ruote. La Niken assorbe bene le buche, supera agilmente i tratti di asfalto rovinato e dà grande sicurezza dove invece dell’asfalto c’è la terra o la ghiaia. Più che una strada secondaria, questa sembra essere una terziaria, ancora più aspra, talmente fuori dalle rotte turistiche da riuscire a non incontrare nessuno per tutto il percorso. Da qui, sbucare improvvisamente tra i mega-yacht di Saint-Tropez è spiazzante. Per superare l’impatto con una delle più località balneari più glamour di Francia prendiamo la strada costiera D559 e ci concediamo una pausa sulla ruota panoramica di Saint-Raphael.
L’ultima parte della nostra avventura è sulla Route du Mimosa, una delle strade più panoramiche della regione. Si tratta di un itinerario turistico ispirato all’esuberante fioritura della nota pianta ornamentale, dai caratteristici fiori gialli, che si può ammirare passando di qui tra gennaio e marzo. In tutto sarebbero 130 km in otto tappe, percorribili anche in bici, ben segnalate. Noi ci accontentiamo di assaggiare il tratto tra Saint-Maxime e Mandalieu-La Napoule. Continuando sulla D559, un tratto dell’antica Via Aurelia, poco dopo Saint-Raphael, si aprono i primi scorci su Cap du Dramont, riconoscibile dal semaforo militare che ricorda dove le truppe statunitensi approdarono per il D-Day. Subito dopo, la piccola Agay è il posto giusto per una nuotata in una delle spiagge di sabbia strette tra le pinete e il mare, nascoste in un’insenatura a ferro di cavallo. Cap Roux è uno dei punti più spettacolari della Corniche de l’Esterel, l’incredibile massiccio di roccia rossa che, dalle pendici del Monte Vinaigre, arriva a tuffarsi nel mare color zaffiro; questo rilievo, per le sfumature dorate di cui si veste al tramonto, è soprannominato Corniche d’Or. Per godervi la vista concedetevi una pausa in una buvette (chiosco che vende da bere e da mangiare lungo la strada). Anche se viene voglia di continuare a guidare guardando il mare, Cannes è una sosta d’obbligo. Una città piena di vita, famosa per il cinema, dove la sera è piacevole passeggiare lungo la Croisette, perdersi tra locali e negozi e assistere a uno spettacolo al Palais des Festivals sentendosi protagonisti de Il Grande Gatsby. La cosa più speciale da fare qui, però, è concedersi qualche ora su una delle Isole di Lerino, a 15 minuti di traghetto dall’imbarco, dove si può lasciare la moto proprio davanti alle casse.
Noi abbiamo scelto di rilassarci dalla guida esplorando l’Isola di Santa Margherita, un giardino naturale coperto di antichi eucalipti, cedri, pini e palme, tra cui si nasconde un lago che attira particolari specie di uccelli. Prima di tornare sulla terra ferma visitate anche il Fort Royal costruito per volere del cardinale Richelieu, poi migliorato dagli Spagnoli e da Vauban, nelle cui prigioni si dice fosse detenuto l’uomo dal volto coperto che ha ispirato la storia della Maschera di Ferro. Proseguendo lungo la costa sulla Strada della Mimosa, arriviamo ad Antibes, dove si possono fare due passi nel centro vecchio, oppure lasciare la moto davanti alla Plage de la Garoupe per percorrere a piedi i 4 km di sentiero dell’Anello del Cap d’Antibes, tra calette, ville da sogno e rocce di calcare bianco. Riprendendo la strada costiera facciamo una piccola deviazione per visitare Biot, la città del vetro. Appena arrivati in centro, si iniziano a notare sculture disseminate per tutta la zona pedonale e tra le vetrine si trovano bellissime lavorazioni, non solo in vetro. Per visitare il vecchio borgo in autonomia si può seguire a piedi l’apposita segnaletica che, in 40 minuti, vi permette di esplorare tutti gli angoli più curiosi di Biot. Visitiamo La verrerie de Biot, fondata nel 1956 da Éloi Monod, dove si possono vedere i vetrai in opera, conoscere tutto il processo di fabbricazione, vedere la galleria di pezzi d’artista e magari comprare un verre bullé alla boutique, un prodotto distintivo del marchio.
Anche se la Route du Mimosa a Mondelieu-La Napoule vira verso l’entroterra, noi non lasciamo la strada costiera e finiamo il nostro giro a Nizza, la città della luce e dell’arte. Il blu, si sa, è un colore che ha sempre incantato pittori, artisti, poeti e cantanti di ogni epoca e regione del mondo: dal periodo blu di Pablo Picasso a Yves Klein, che nel 1956 creò “la più perfetta espressione del blu”, un oltremare saturo e luminoso, addirittura brevettato. Persino David Bowie in Sound and Vision canta “Blue, blue, electric blue” e noi, per entrare nel mood giusto, viaggiamo su una Niken GT blu con steli d’oro. L’azzurro che dà il nome alla Costa è onnipresente sopra di noi, in un cielo senza nuvole, terso e luminoso come sui poster pubblicitari anni ’30 delle località turistiche della Riviera. Passeggiando lungo la Promenade des Anglais di Nizza si rimane abbagliati da questi colori e non resta che oziare sulle famose sedie blu, diventate l’icona della città, riprodotte anche in varie opere d’arte, come la sedia gigante dell’artista Sab. Questo faraonico lungomare, nell’Ottocento, era solo uno stretto sentiero finchè, nel 1821, grazie a una raccolta di fondi tra gli aristocratici inglesi, è diventata una vera promenade, ulteriormente ampliata negli anni fino ad essere, ora, uno spazio pubblico lungo 7 km su cui si affacciano hotel di lusso, location che sembrano sbucate dalle pagine dei romanzi di Francis Scott Fitzgerald, istituzioni e casinò. Nizza è una città che scintilla per la sua energia e creatività: è la città dell’arte contemporanea, dove ci si può perdere nel circuito di gallerie e installazioni. La vecchia Nizza ha un’aria un po’ italiana, ricorda a tratti la Liguria, con uno stile barocco italiano arrivato fin qui grazie alla lunga presenza dei Savoia, che attirarono anche l’aristocrazia Russa, permettendo di ormeggiare le loro grandi barche nel porto. Per questo, oggi, si può visitare anche la più grande chiesa ortodossa fuori dai confini della Russia. Se si alza lo sguardo, si nota che le facciate dei palazzi sono strapiene di finestre per catturare il massimo della luce, la vera linfa della Riviera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA