Francia: la Normandia in moto

Un giro in moto in Normandia è un viaggio a ritroso nel tempo: Utah Beach, Omaha Beach, Gold Beach, Juno Beach, Sword Beach, ovvero le spiagge dello Sbarco, sono disseminate di monumenti commemorativi del D-Day, ma il nostro tour tocca anche le grandi fattorie dove si producono sidro, Calvados e Camembert e le città che, dopo il conflitto mondiale, hanno trovato una nuova identità

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Iniziamo ad esplorare la Normandia percorrendo i primi chilometri nella Valle della Senna fino alla capitale Rouen, la città di Giovanna d’Arco e dello scrittore Gustave Flaubert. Proprio da alcune delle migliaia delle sue intramontabili righe, “L’educazione sentimentale”, è bello prendere un primo spunto per iniziare questo itinerario: "Lui ha viaggiato. Ha vissuto la malinconia delle navi da crociera, i freddi risvegli nelle tende, le vertigini dei paesaggi e delle rovine, l'amarezza delle simpatie interrotte”. Sono le parole del protagonista del romanzo, Frederic, perso nei sogni e oppresso da delusioni d’amore, ma pur sempre un viaggiatore, come noi. Questo nostro viaggio non è malinconico, è ricco di sogni e carico di emozioni dettate da ricordi e da stimoli che solo la Storia e l’Arte sanno far emergere anche nel motociclista più impassibile. Il centro storico di Rouen, che si trova sulla Senna e a pochi chilometri dal Canale della Manica, è un curioso accostamento tra gli edifici del nucleo medievale e parti recenti, come la chiesa moderna di Santa Giovanna d’Arco che sorge nel giardino dove un tempo c’era la piazza del mercato nota perché fu il luogo dove l’eroina fu bruciata sul rogo per eresia, nel 1431. Le 13 coloratissime vetrate risalgono invece al Cinquecento e, dopo essere state salvate dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale, sono state inserite qui per ornare questa architettura avveniristica. Il centro medievale offre anche il pretesto per una passeggiata tra case a graticcio, chiese gotiche e l’immancabile passaggio sotto il Grande Orologio astronomico del 1389, simbolo della città, o per il curioso cimitero-ossario di San Maclovio.

Continuando a seguire il corso sinuoso della riva destra della Senna per una trentina di chilometri, tiriamo i freni alla vista dell’Abbazia di Saint-Wandrille de Fontenelle, un complesso fondato da San Vandregisilo nel sesto secolo, dove si rimane sorpresi dal sovrapporsi di elementi più o meno antichi, che ne raccontano una storia a dir poco travagliata, fatta di distruzioni, incendi, vendite e ricostruzioni. Se avete poco tempo varcate almeno la cosiddetta Porta del Pellicano per vedere le rovine della chiesa di Saint Pierre, il chiostro e, sul fondo, la piccola chiesa di Notre-Dame de Caillouville. La strada da qui prosegue nella valle delle Fontanelle toccando i confini della Foresta di Brotonne, dove la fittissima vegetazione crea tunnel dalle mille sfumature verdi. Qui, però, salutiamo velocemente la Senna per dirigerci verso nord attraversando pascoli e grandi fattorie. L’aria cambia velocemente e la salsedine inizia a far sentire il mare vicino. Mentre entriamo nel centro di Fécamp qualcosa cambia improvvisamente e non si tratta certo di smog: un’esplosione olfattiva fatta di erbe, spezie e dolcezza riempie le narici, raggiungendo l’apice davanti a un sontuoso palazzo-fabbrica ottocentesco in mattoni rossi: il Palais Benedictine ci attende per una visita che ripercorre la storia del famoso liquore Bénédictine, una vera istituzione locale nata come “elisir di santità” nel Cinquecento su ricetta di un monaco veneziano. In un viaggio tra alchimia, erboristeria e chimica arriverete a fine visita a degustare (opzione a pagamento) alcuni nuovi cocktail di tendenza fatti sulla base del liquore locale (ingresso visita a partire da 12 euro a persona). Per arrivare finalmente a togliere gli stivali e sentire sotto i piedi il mare camminando nella sabbia nordica, il punto giusto è poco più avanti, a Yport, da dove inizierete a scorgere le bianchissime scogliere a picco sul mare, che vi faranno sembrare dei granchietti attaccati a un sassolino della costa. Un paesaggio improvvisamente aspro, dove l’imponenza della natura supera qualsiasi invenzione umana e si fa la prima conoscenza con il fenomeno delle maree. Questo è il posto per una pausa e per un primo approccio, intimo, con la Normandia, che in tutto il suo essere poco caciarona e appariscente, regala tranquillità e spazi immensi. Anche in moto le emozioni non mancano e la cosiddetta Étretat Road, che percorre la costa delle falesie di alabastro, è tra i tratti più belli e, non a caso, ha stregato anche il pittore Monet, ispirandone almeno cinquanta dipinti.

A detta di molti paesaggisti la Normandia è una terra di giardinieri, comparabile solamente con il paradiso botanico del Sussex inglese. Grazie al clima mitigato dalla Manica, la regione vanta una rete di centinaia di giardini pubblici e privati, tra cui il più noto è forse quello di Claude Monet, a Giverny, dove il pittore visse tra il 1883 e il 1926, ora sede della Fondazione a lui dedicata, dove una visita è un tuffo virtuale in uno dei suoi quadri. A Étretat non potete non visitare un giardino molto speciale, adagiato sulla sommità della Falesia d’Amont: i Jardins d’Étretat, 16.500 mq di sculture viventi create con fantasiose potature di oltre centomila arbusti, tra cui spuntano opere d’arte contemporanea creando un vero e proprio museo a cielo aperto. Un incontro perfetto tra arte e natura, progettato nel 2015 dal paesaggista Alexandre Grivko, realizzato in soli due anni da più di 200 operai e giardinieri, costellato di installazioni temporanee e permanenti di vari artisti ispirate ai cinque sensi, distribuite lungo un percorso che si snoda tra sette mini-giardini tematici, tra cui il Giardino Zen, il Giardino Avatar e il Giardino delle Emozioni (ingresso libero, per maggiori info su orari ed eventi consultate il sito www.etretatgarden.fr).

Visitare con le informazioni giuste la città di Le Havre aggiunge una prospettiva diversa all’itinerario lungo le spiagge dello sbarco. Il modo migliore per comprendere le tante curiosità di una città apparentemente poco caratteristica è farsi accompagnare da una guida volontaria dell’associazione di greeter (abitanti che promuovono il turismo sostenibile con programmi che diffondono la cultura e l’essenza delle comunità locali). Noi siamo accompagnati sotto una pioggia incessante dalla signora Claude, che parla cinque lingue e si rivela un cicerone meraviglioso, riuscendo in un paio d’ore a trasmetterci la sostanza di tutti i luoghi del giro a piedi da lei proposto. Le Havre dà subito l’idea di una città portuale, con un grande affaccio sulla Manica e una maglia di ampie strade perpendicolari tra cui si creano grandi isolati riempiti da abitazioni, tutte della stessa altezza, mentre il centro è piuttosto nuovo, con architetture moderne e divertenti installazioni artistiche che spezzano il grigio dominante di una giornata nordica non proprio da moto. Claude, partendo dal quartiere dove ha casa in uno dei tanti appartamenti standardizzati dei grandi palazzi anni 50, comincia dal principio, cioè dalla rinascita della città dopo gli spietati bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che lasciarono poco o nulla in piedi distruggendone più dell’80%, e praticamente tutto il centro storico. Finita la guerra, il noto architetto francese Auguste Perret fu incaricato di pianificare da zero tutto lo spazio urbano, dando un nuovo volto e un nuovo carattere alla città, rendendo tutto più spazioso, luminoso e di qualità per garantire il benessere agli abitanti che avrebbero ripopolato la tabula rasa lasciata dal conflitto mondiale. Visitare un appartamento-tipo anni 50 entrando in casa di un greeter (per informazioni e prenotazioni andate sul sito www.greeters-lehavre.com) è già un’esperienza speciale, ma passeggiando per il centro non perdetevi la visita alla chiesa di Saint-Joseph, anche essa progettata dall’architetto Perret: un campanile che somiglia a un faro vi guiderà fino all’ingresso, dove potrete entrare per ammirare dall’interno questa torrelanterna di 107 metri e il gioco di colori mistico creato dalla luce che filtra attraverso i 12.768 elementi colorati delle vetrate. Non si può ripartire senza buttare lo sguardo sul mare, attraversando la zona dei Docks Vauban e del porto completamente recuperato con nuove architetture e installazioni artistiche, immaginando il grande passato dell’avamposto affacciato sulla Manica voluto da Francesco I nel 1517.

Il breve tratto che porta dalla grande città di Le Havre alla piccola Honflleur è un passaggio-chiave del viaggio, dove il cambio di scala e di contesto è sottolineato dall’attraversamento del Pont du Normandie, un’opera ingegneristica ciclopica, terminata nel ‘95, che permette di scavalcare l’estuario della Senna a 52 metri di altezza connettendo i dipartimenti della Senna Marittima e del Calvados. Mentre si percorrono i suoi 1.241 metri, sostenuti da 184 cavi fissati a due piloni di 214 metri, negli oltre 800 metri di campata centrale, incurvata come a formare una collina, viene da rallentare un po’ per buttare un occhio a destra, sulla Manica, e a sinistra, sull’ultimo tratto della Senna, che proprio in questo punto si unisce al mare dopo quasi 800 km, disegnando anse e profondi meandri grazie alla scarsa pendenza della vallata dove scorre per l’ultimo tratto. Questa zona è famosa anche per il fenomeno del mascaret, una potente ondata generata dalle maree che riescono a far risalire l’acqua al contrario per un centinaio di chilometri. Se siete affascinati da questo posto potete anche fermarvi e respirare un po’ di iodio ri-attraversando a piedi il ponte nella parte realizzata appositamente per pedoni e ciclisti, completamente separata dal traffico, altrimenti proseguite mettendo le gomme sulla terra del Calvados che, oltre a dare il nome al famoso liquore, dà il benvenuto con Honfleur, un piccolo gioiello fatto di viuzze contornate da case a graticcio colorate, un porticciolo di pescatori pieno di barche sorvegliate da gabbiani urlanti e tante botteghe e negozietti invitanti. Fate due passi sul molo e osservate la bellezza della luce, dei riflessi della Côte de Grâce e l’accostamento di colori perfetto che si gode da questo punto, così capirete perché il villaggio fu fonte di ispirazione di tanti pittori impressionisti come Boudin.

Prima di lasciare la costa della Manica, iniziamo da qui il tratto più gustoso del viaggio, cominciando dalle fattorie circondate da meleti dal profumo inebriante, dove nascono prelibati succhi di mela, sidri e Calvados, prodotti tipici nati dalla tradizionale coltivazione di mele che poi vengono spremute, fermentate e distillate in vario modo, secondo specifiche ricette tradizionali. Non perdetevi almeno una visita a un’azienda agricola, per capire come funziona tutto il processo di lavorazione e fare un assaggio guidato di varie tipologie di bevande: noi ci siamo fatti incantare dai racconti e dai profumi dell’azienda Manoir d’Apreval a Pannedepie e, dopo qualche chilometro nell’entroterra, abbiamo fatto un vero viaggio nel gusto nella distilleria di Calvados Roger Groult, a Saint-Cyr-du-Ronceray. Prima di virare a vele spiegate verso questo verdissimo entroterra fatto di piccoli promontori, frutteti e bellissime fattorie di legno dove i cavalli corrono liberi e le strade si fanno strette e avventurose, non ci siamo fatti mancare un vero e proprio banchetto di pescato del giorno, sedendoci a uno dei tavolini del mercato del pesce di Trouville-sur-Mer, per poi digerire con calma facendo due passi sul lungomare e osservando le sontuose ville belle epoque affacciate sulla costa. Tornando nella campagna di pascoli a perdita d’occhio, nel punto in cui le praterie iniziano ad essere tempestate di simpatiche mucche da latte maculate, nell’aria si inizia a sentire anche un buon profumo di formaggi: siamo infatti nel regno dei latticini, dove tra Livarot e Camembert potete solo sbizzarrirvi nello shopping gastronomico e nelle degustazioni. Scoprirete così come nasce uno dei formaggi di latte crudo vaccino a pasta molle più famosi al mondo, contraddistinto dall’inconfondibile packaging fatto con una scatoletta rotonda di legno di pioppo. Se volete scoprire i dettagli della ta guidata alla fabbrica Graindorge, a Livarot, una vera istituzione dei formaggi DOP normanni. Per digerire al meglio tutte le degustazioni e tornare in forma e sobri in moto, una visita a un altro dei 60 giardini della regione è un’occasione perfetta. Les Jardins du Pays d’Auge è uno dei siti che offrono aperture estese durante tutto l’anno, per ammirare le magie della natura in tutte le 4 stagioni nella regione del Calvados. Come una scatola cinese, questo sito è una collezione di tanti giardini tematici su oltre tre ettari di terreno intorno a una fattoria del XVII secolo, tra cui l’Oratorio con Labirinto, il Giardino del sole, Il Giardino della Luna e il Giardino dei Profumi. Dopo una visita che riempie occhi e naso di colori e profumi potrete soddisfare anche il palato scegliendo tra 80 varietà di crêpe dolci o salate presso il ristorante del sito (maggiori info su aperture, prezzi ed eventi sulla pagina www.lesjardindupaysdauge.com).

Una sosta e una serata nella città di Caen, con una passeggiata al tramonto sulle fortificazioni del castello medioevale per godere di un panorama a 360 gradi sui dintorni, è il modo migliore per iniziare un viaggio nella storia più recente. Il Memoriale di Caen è uno dei primi e più completi centri culturali realizzati in commemora[1]zione della battaglia di Normandia, in nome della pace, dove ripercorrere tanti passi giusti e sbagliati della storia del XX secolo. Esistono diverse sale con filmati, oggetti e documenti, ma soprattutto si può vedere su uno schermo gigante diviso in due un filmato sul D-Day, seguendo lo Sbarco contemporaneamente dal punto di vista degli alleati e dei tedeschi. All’esterno invece c’è una delle sculture-emblema dedicate alla non-violenza: la pistola annodata di Carl Frederik Reuterswärdof. Tra le spiagge più note al mondo ci sono questi centinaia di chilometri di sabbia dove il silenzio è l’unico gesto istintivo di tutti i visitatori. Gli occhi spalancati, le orecchie riempite dall’infrangersi delle onde e dal vento e la bocca serrata servono a immaginare come un posto così bello possa essere stato il palcoscenico di tanta sofferenza e morte. Molti forse saranno già stati qui negli anni passati, ma ogni volta si trovano novità che aiuta no la memoria e la didattica, perché conoscere la storia è un dovere oltre che un piacere, essendo l’unico strumento perché l’umanità non commetta più errori simili a quello del 6 giugno 1944. Abbiamo percorso tutte le località dello sbarco muovendoci da est a ovest, fermando le moto ogni volta per due passi su ognuna delle spiagge le spiagge dello sbarco, ancora chiamate con i nomi in codice con cui erano note alle truppe alleate, come Sword, Juno, Gold, Omaha e Utah beach. In questo museo a cielo aperto non siamo riusciti a non fermarci un po’ di più per una pausa di meditazione in alcuni punti come il Pegasus Bridge a Benouville (dove vedrete la prima casa liberata), la scultura Les Braves di Anilore Banon a Saint-Laurent-sur-Mer e il cinema circolare Arromanches 360. Ogni anno, tra maggio e giugno sul territorio delle Spiagge viene organizzato il D-DAY Festival, un insieme di eventi per festeggiare la Liberazione con parate, ricostruzioni di campi militari, sfilate di mezzi d’epoca, lanci di paracadutisti, con una voluta atmosfera di festa e non di commiserazione, che anche per i motociclisti è un’ottima occasione per vedere moto d’epoca da collezione. A partire dal 2019, anno in cui è ricorso il 75° anniversario dello Sbarco, sono state realizzate nuove installazioni o esposizioni che si possono visitare ancora oggi, come le installazioni open air del D-Day 75 garden ad Arromanches.

L’ultima parte del viaggio regala un lungo tratto guidato nel Parco Naturale Regionale della penisola del Cotentin, un grande altopiano fatto di granito, scolpito dall’erosione di vari corsi d’acqua minori. Da qui il ritorno sul mare lungo la Côte des Isles fa da lento avvicinamento alla ciliegina sulla torta dell’itinerario: all’improvviso, in lontananza, appare una chimera somigliante alla scenografia di un film di fantascienza. La moto può essere definitivamente parcheggiata, perché a Mont Saint-Michel servono solo gambe, asciugamani e fotocamere. Se siete un po’ nerd anche in vacanza, consultate pure il ritmo delle maree per sapere se e quando poter fare a piedi, in sicurezza, l’intero giro intorno all’isola.

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