Tragico incidente a Daytona: muoiono Rick Shaw e Eric Desy

In questi giorni si corre a Daytona la Race of Champions, serie di gare motociclistiche di fine stagione. Purtroppo quest’anno è stata inaugurata nel peggiore dei modi: i due piloti sono morti in seguito a un grave incidente sulla curva sopraelevata. Il racconto di Dario Marchetti

Tragico incidente a daytona: muoiono rick shaw e eric desy

A Daytona, in America, prima dell’inizio delle prove libere della Race of Champions c’è stato un drammatico incidente tra due piloti che, a causa delle lesioni riportate nell’impatto, hanno perso la vita. Le due vittime sono Eric Shaw, veterano delle corse americane e istruttore della scuola di guida Team Hammer Advance Riding School, e il suo allievo, Eric Desy: i due sono andati in collisione, probabilmente per una incomprensione, su una delle due curve sopraelevate (la East Banking), la parte più tecnica e soprattutto più veloce del circuito.

Dario Marchetti, unico pilota italiano invitato alle serie di gare riservate ai piloti che hanno conquistato almeno un podio nel campionato America, ci spiega meglio la dinamica dell’incidente: “Le curve sopraelevate sono particolarissime ed è necessaria una tecnica singolare per affrontarle: la pista è inclinatissima, bisogna curvare restando il più in alto possibile, vicino al muro di contenimento, e poi in uscita venire giù bruscamente, sfruttando la discesa per raggiungere una velocità più elevata. È difficilissimo e per questo spesso chi non è esperto ingaggia un veterano, come lo era Shaw, per farsi insegnare. Ma Shaw ha seguito la traiettoria giusta, mentre il suo allievo è rimasto in basso. Le loro linee si sono incrociate e si sono agganciati. Lì si viaggia a 300 km/h, l’incidente è stato terribile.”

 

THE SHOW MUST GO ON

Ieri notte si sono disputate comunque le prime gare della Race of Champions: il pilota Shane Turpin ha vinto sia la Battle of Twins sia la Sound of Thunder, mentre l’italiano Dario Marchetti e la sua Ducati 1199 si sono classificati prima quarto e poi sesto. Nonostante la sua Panigale sia molto simile al modello di serie, Marchetti ha dichiarato di poter riuscire a far bene in alcune categorie: “Il mio problema è che devo stare sempre in scia perché il motore spinge poco: appena cerco di superare i miei avversari e li affianco all’uscita delle curva, quelli allungano e se ne vanno. Ma devo essere contento: la crisi c’è per tutti e il Team Ducshop che mi dava la moto ha sospeso l’attività, la mia ex Team manager Tim Robinson mi dà una mano ma ho potuto correre solo grazie all’ex sponsor della squadra, Rod Snyder, che mi ha messo a disposizione una delle sue moto personali. Lui è stato eccezionale; certo, il motore è di serie e quello degli altri no, però così posso partecipare a questo gruppo di gare a cui tengo moltissimo, e in qualche categoria posso tentare il colpaccio: ci sono le condizioni per farlo, nella Suond of Thunder siamo arrivati tutti in volata dal secondo al sesto. Il guaio è che il sesto ero io..”

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