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Tourist Trophy 2013: Dunlop vince, a McGuinness il record

Quasi 212 km/h di media: è il nuovo giro veloce al TT. Lo ha stabilito Michael Dunlop nel giorno 2, anche se la vittoria della Superbike è andata al compagno di colori, John McGuinness. Il racconto del nostro inviato

Tourist trophy 2013: dunlop vince, a mcguinness il record

di Fabio Meloni

 

Qualcosa del modo incredibile col quale i piloti del TT affrontano la strada che è il percorso di gara, ho iniziato a intuirlo. A piedi, stavo facendo il tragitto che dal campeggio Metzeler (che si trova proprio attaccato a Quarter Bridge Corner) porta al Grandstad, una passeggiata di un chilometro e mezzo, due. Mi avevano detto che in quel tratto i piloti raggiungono oltre 170 mph all'ora, e sono quasi sempre a gas aperto. Ma non era possibile. Avevo sbagliato strada? No, c'era il pubblico... Beh, ho pensato, è spaventoso. Ero su una normalissima strada che sale arrampicandosi su una altura. Mica dritta: serpeggia dolcemente ma in modo vistoso tra le case. Pensare a una moto che viene giù da lì a quasi 300 all'ora... beh, puoi spendere tutte le parole del mondo, ma finché non lo vedi coi tuoi occhi non puoi capire che impressione faccia.

 

LA PIAGA DEGLI ESALTATI

Sono arrivato nella zona del traguardo con buon anticipo, avevo paura di trovarmi lungo il percorso nel momento in cui la strada viene chiusa, ovvero circa mezz'ora prima della partenza. Avrei potuto prendermela comoda, scoprirò poi, perché a causa di numerosi incidenti di motociclisti "normali" che si immedesimano nella parte dei piloti la partenza della gara dalle 14.15 slitta fino alle 15.00. Mi è parso di capire che sia una cosa normalissima, durante questa settimana, un numero impressionante di incidenti causato da esaltati.

 

PILOTI E PUBBLICO: TUTTI ASSIEME

Attorno al Grandstand le zone riservate al pubblico – tribune, marciapiedi, prati, cortili delle case – si riempiono rapidamente. Inganno il tempo fotografando piloti che gironzolano abbastanza tranquillamente nel, per così dire, paddock, che altro non è che un grosso parcheggio con parcheggiate da un lato le moto private, una vicina all'altra, e dall'altro le moto ufficiali sotto dei piccoli gazebo. I commissari, i meccanici, i poliziotti: sono tutti molto gentili, e ci si mette a chiacchierare con chiunque. Pochi minuti prima della partenza lo speaker comunica che il direttore di gara autorizza i concorrenti a schierarsi. Quello è il momento in cui l'atmosfera si fa tesa. Le prime venti moto (l'ordine è deciso dalle qualifiche) vengono portate rapidamente in strada coi meccanici che fanno del loro meglio per rimettere le termocoperte appena raggiunta la giusta posizione. Gli sguardi dei piloti nel frattempo si fanno concentrati, puntano il rettilineo di Bray Hill - che poi sarebbe quel tratto di strada che ho fatto a piedi... - e chissà cosa pensano. Un cartello luminoso li avverte delle condizioni meteo (pista asciutta e vento debole) e augura a tutti di "gareggiare in sicurezza". E qui mi metterei a ridere, se non fosse per l'enorme rispetto che, in quel momento, mi rendo conto di provare per quei ragazzi che stanno per abbassare la visiera e aprire il gas. Cosa ve lo fa fare, vorrei chiedergli. Ma credo mi risponderebbero che non posso capire, sorridendo. E avrebbero ragione.

Uno dopo l'altro partono, e io non posso fare a meno di seguire il rumore dei loro motori che non perdono neanche un giro in quel discesone. I primi venti sono delle palle di cannone. Poi partono via via tutti gli altri, sempre scaglionati, ma il rumore dei primi non lo fa nessun'altro.

 

DUNLOP IMPRENDIBILE

La prima volta che passano lanciati sul traguardo non alzo nemmeno la macchina fotografica per tentare di immortalarli. Voglio godermi questo spettacolo stupefacente. Sono dei lampi di luce e colore e rumore. Le moto si scuotono, sbacchettano, impennano, piegano, scompaiono. Lo speaker le segue e racconta. Michael Dunlop è davanti e impone un ritmo inavvicinabile. Conclude la gara in 1 ora 45 minuti 29 secondi e 98 centesimi, nuovo primato che sostituisce il precedente di McGuinness (1 ora 46 minuti 3 secondi e 6 centesimi). Dietro c'è Guy Martin che però perde terreno giro dopo giro. Secondo, terzo. Alla fine quarto. Cameron Donald fa l'opposto. Quarto, terzo, secondo. McGuinness ha un problema al pit-limiter che gli costa una penalizzazione di un minuto, ma agguanta il terzo posto con una determinazione sottolineata dal tempo dell'ultimo giro, nuovo riferimento sulla tornata "secca": 17'11"57 corrispondente ad una media di 131,67 mph. Va così a migliorare di un soffio il precedente record ottenuto proprio da lui nel 2009 (17'12"30 - 131,57 mph).

 

ESORDIENTE CHE SEMBRA UN VETERANO

Quello che più ha sorpreso (il pubblico; a me sorprendevano tutti...) però è stato un esordiente, o meglio l'esordiente più veloce di sempre. Risponde al nome di Joshua Brookes from Australia, ha terminato in decima posizione tra i "big" e ha fatto registrare un best lap ad una media incredibile: 127,72 mph. Quello che ho capito è che di solito a un bravo esordiente servono circa 3 anni per diventare competitivo, ma gira voce che lui potrebbe giocarsela coi migliori già a fine settimana.

A fine gara mi incammino per tornare verso il campeggio. Ripercorro la strada del mattino. È piena di righe nere lasciate dalle gomme. La fanno in pieno. Incredibile.

 

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