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Toscana: dalla costa all’entroterra, raggiungere San Gimignano passando per Volterra

Da Marina di Donoratico sulla Costa degli Etruschi, si raggiunge Castagneto Carducci, dove si trova il castello della Gherardesca, che fu luogo di dimora di Giosuè Carducci. Si oltrepassano le zone geotemiche con le colone di vapore di Monterotondo. Si godono le curve della Val di Cecina e seguendo la statale 68 si tocca Volterra per proseguire fino a San Gimignano.

Cuore toscano




CUORE TOSCANO
Tante sono le prerogative che la Toscana offre al turista: storia, arte, mare pulito, cucina genuina e, non ultimi, i fenomeni naturali. Veloci flash mentali identificano nella nostra mente i numerosi siti termali sparsi un po’ ovunque, poi le “crete” tipiche, come le verdi colline coi cipressi della zona senese, le riserve naturali che sorgono sull’Appennino a cavallo con l’Emilia o le miniere delle colline metallifere e dell’isola d’Elba ormai in disuso, e anche gli strani fenomeni dei soffioni boraciferi della zona di Larderello, che andiamo a visitare nel corso del nostro itinerario.

Marina di Donoratico




MARINA DI DONORATICO
Partendo dalla costa degli Etruschi, per la precisione da Marina di Donoratico, si sale lungo la “Strada del Vino” alla volta di Castagneto Carducci, l’antico borgo dominato dal castello della Gherardesca reso famoso nel mondo dall’arte poetica di Giosuè Carducci, che qui visse la sua infanzia e vi ritornò in seguito in cerca di ispirazione per le sue poesie legate al paesaggio. Alcune lapidi, iscrizioni e un busto, collocati tra le strette vie del paese, restano a testimonianza di tale legame. Tra i dettagli interessanti del paese, un’iscrizione murale posta su una parete del municipio che rappresenta una tabella di comparazione tra varie unità di misura dei tempi passati.

Sassetta - Monterotondo




SASSETTA - MONTEROTONDO Il nastro asfaltato prosegue alla volta di Sassetta, immerso nella fitta boscaglia composta da lecci, querce da sughero e piante di corbezzolo, che nel periodo invernale producono le caratteristiche bacche rosse utilizzate per produrre marmellate e predilette dai numerosi cinghiali che popolano il bosco, ma anche pericolose quando coprono il manto stradale rendendolo alquanto viscido. Dal bivio del cimitero di Sassetta, che precede di poco l’abitato, si scende lungo un primo tratto tormentato di curve che termina con un lungo rettilineo, quindi si seguono le indicazioni, poste sulla SS 398, per Monterotondo, un tratto di una quindicina di chilometri lungo il quale si incontra il Santuario del Frassine. Il biglietto da visita di Monterotondo Marittimo, località così chiamata pur distando quasi trenta chilometri, in linea d’aria, dal mare, sono i vasti addensamenti vaporosi che, più vistosi in inverno, costantemente si levano in cielo prima di dissolversi. Il turista resta affascinato dalla fitta rete di lucenti tubazioni che solcano il territorio, compiendo strane traiettorie dovute allo scavalcamento di una strada o al passaggio nei pressi di un’abitazione, ma necessarie per il raggiungimento della centrale geotermoelettrica, cuore del sistema energetico. Ma per rendersi realmente conto del ciclo naturale che incessantemente si ripete da millenni, basta salire nella zona sovrastante il paese, oltrepassando una delle torri da cui scaturiscono copiosi i vapori. Si incontra un paesaggio del tutto particolare, paragonabile nel nostro immaginario a quello di qualche pianeta sconosciuto: un persistente odore di zolfo provocato dalle esalazioni che scaturiscono dal suolo, che in diversi punti assume particolari colorazioni giallastre e temperature elevate, pervade le narici fino quasi alla nausea. Il nucleo centrale del piccolo paese ospita alcune simpatiche botteghe, e la vita rispetta ancora ritmi di altri tempi: qualcuno al bar discute della recente battuta di caccia, qualcun altro seduto sulle panchine della piazza fa previsioni sulle future elezioni, ma nessuno certamente è assillato dalla frenesia cittadina.

Val di Cecina




VAL DI CECINA Siamo a conoscenza, tramite amici motociclisti toscani, che il tratto a venire della Val di Cecina è uno dei prediletti dagli “smanettoni” locali. La conferma ci arriva mentre siamo fermi a leggere l’epigrafe apposta su un cippo piramidale a lato della strada, che rammenta il passaggio in loco di Giuseppe Garibaldi. La “musica” proveniente da un inconfondibile bicilindrico Ducati si fa sempre più vicina, fino a quando vediamo apparire una fiammante 749 gialla, con tanto di centauro bardato di tuta in pelle e saponette “limate”, molto probabilmente in qualche curva precedente vista l’andatura sostenuta. Prudenza: una pattuglia della Polizia Stradale è spesso presente armata di telelaser, e sulla strada, a seconda della direzione del vento, scende costantemente una pioggerellina di acqua nebulizzata proveniente dalle ciminiere delle centrali, che nel periodo invernale ghiaccia rendendo l’asfalto insidioso. Castelnuovo Val di Cecina procede lungo il percorso Larderello, cuore della geotermia italiana ed importantissimo centro a livello mondiale, come ben documentato nel Museo della Geotermia nel quale viene descritta l’attività di sfruttamento dei soffioni boraciferi presenti nella zona, nata agli inizi del 1800 grazie ad una iniziativa del conte francese Francesco de Larderel grazie alla quale il vapore termico naturale veniva e viene tuttora convertito in energia.

Volterra




VOLTERRA Ripresa la piacevole discesa si raggiungono prima Pomarance, un tempo circondata da tre cinta murarie, e poi Saline di Volterra, situata al bivio con la Statale 68, località che deve il suo nome ai giacimenti di salgemma formatisi sette milioni di anni fa per l’evaporazione delle acque marine. Attraverso quelle campagne che sono state e sono ancora oggi oggetto di attenzione di pittori e fotografi si sale al colle che ospita Volterra, ricca città etrusca la cui fortuna fu determinata dalla presenza, nelle colline che la circondano, di giacimenti di sale minerale, piombo e argento. All’interno della cerchia muraria medievale, solcata da strette e tortuose viuzze e scalinate, la bella piazza dei Priori che un tempo ospitava il mercato, con i palazzi in parte ricostruiti e il maestoso Palazzo dei Priori su cui svetta una torre merlata, ben visibile anche a distanza. Di fronte a questi sorgono il Palazzo Pretorio e la Torre del Porcellino e, poco distante, il duomo di San Giovanni, eretto nel XII secolo ma ampliato e modificato nel  corso dei secoli successivi. Da non perdere il museo etrusco Guarnacci, nel quale sono esposti numerosi oggetti in alabastro che testimoniano l’importanza sin da allora della lavorazione della preziosa pietra calcarea, decaduta per un lunghissimo periodo e poi ripresa nel 1700.

San Gimignano




SAN GIMIGNANO Abbandonata Volterra, sempre sulla piacevole Statale 68 che si snoda tra alture e campi di grano, si giunge in breve a Castel San Gimignano, dove si imbocca un tratto stradale che in una dozzina di chilometri tra macchia mediterranea, oliveti e vigneti sale fino alla città delle torri, elementi urbanistici che la rendono inconfondibile. Ne sono rimaste “solo” quattordici delle oltre settanta che esistevano nel medioevo. Da vedere la Piazza della Cisterna, dalla curiosa forma triangolare e con la pavimentazione in cotto a spina di pesce, adiacente la piazza del Duomo su cui si affacciano i principali edifici pubblici. Per ritornare verso Volterra e portare a termine il giro conviene imboccare una strada diversa da quella percorsa in precedenza: passando nei pressi della Pieve di Cellole avrete l’impressione di rivivere uno dei tanti spot pubblicitari di auto girati lungo le sinuose strade che attraversano la campagna costellata di coltivazioni, cipressi e terre arate.
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