Yamaha XJR1300: un vestito sartoriale e un cuore grande così

Presentata a Colonia qualche mese fa con varie novità e in doppia versione, la maxi naked “sport classic” di Iwata arriva... nelle mani dei nostri tester per le prime impressioni di guida della versione 2015. Ecco come va un grande classico rivisitato

Yamaha xjr1300: un vestito sartoriale e un cuore grande così

Durante Intermot 2014 è stata una delle grandi attrazioni dello stand Yamaha, insieme alla MT-07 Motocage e al concept di moto a tre ruote 01GEN. Ma non si trattava né di una futuristica sportiva (quella sarebbe arrivata a Eicma un mese più tardi…) né di una intelligente moto per tutto. Ad attirare l’attenzione degli appassionati più duri e puri, a Colonia era la versione 2015 della XJR1300, una sportiva classica, sempre piena di muscoli e con pochi fronzoli. Ma una delle novità del nuovo modello è che di fronzolo ce n’è qualcuno in più, per calcare un po’ la mano sull’aspetto “filosofico” e incontrare il gusto di chi vuole una moto spartana all’apparenza ma curata come una special. Ecco quindi la doppia versione “base” e Racer (cliccate qui per scoprire differenze e particolarità), nonché le personalizzazioni secondo i principi del progetto Yard Built. Ma ora, dopo aver sfogliato la gallery, è tempo per voi di sapere cosa si prova in sella a questo pezzo di storia a due ruote: ce lo dice Federico Aliverti direttamente dall’anteprima stampa in Australia.

 

Test anteprima della yamaha xjr1300 2015

Poche altre moto incarnano meglio delle nuove XJR1300 il concetto di Performance Classic. A Yamaha è bastato non rinnegare la mitica XJR1200 del 1995 e quel suo spirito da Superbike anni Ottanta. In questa operazione nostalgia che è corretto allargare alle SR400, XV950 e VMax, la Casa di Iwata ha dato il “la” a importanti collaborazioni con Wrenchmonkees e tanti altri preparatori. Per esempio: la “Rapsody in Blue” di Keeno ha ispirato questa XJR1300 e la “Eau Rouge di Deus Ex Machina ha orientato il design della versione Racer.

 

Il propulsore è la perla della moto

Il motore quattro cilindri bialbero 16 valvole è il pezzo forte della moto. Forse quest’anno per la prima volta non fa rimpiangere la batteria di carburatori della vecchie versioni (quelle fino al 2007) che hanno fatto innamorare generazioni di motociclisti grazie a una spinta sempre dolcissima. Oggi è possibile spalancare il gas a 700-800 giri/min nel rapporto più lungo e sentire una progressione ugualmente pastosa. A partire da 2.000 giri, in corrispondenza cioè di un leggero cambio di sound, la XJR1300 diventa quasi esplosiva e ti porta d'un fiato fino a 10.000 giri indicati, dove interviene il limitatore. Non è certo in quelle zone che questo burroso quattro in linea dà il meglio di sé, ma lo splendido sound dell'Akrapovic in optional - abbiamo testato anche quello - compensa questa mancanza di cattiveria agli alti regimi. Peccato anche che ci siano una certa tendenza a scaldare le gambe del pilota e qualche vibrazione di troppo, in particolare alle pedane nei dintorni dei 3.000 giri. Il propulsore si conferma comunque la nota più positiva di tutta la moto (insieme al design). Nel tragitto extraurbano di oltre 250 km che abbiamo fatto intorno a Sydney, abbiamo rilevato una percorrenza media di 17,4 km/l e una perfetta connessione tra l’acceleratore e la ruota posteriore.

 

Ciclistica anni ottanta

Questo motore insomma compensa da solo i limiti della ciclistica, che di per sé non va affatto male. Il fatto è che la posizione di guida è troppo passiva rispetto a una moto moderna. La sella è comoda e morbida ma forse troppo cedevole, e quindi tende a inghiottire il pilota lasciandogli poca libertà di movimento. Non aiuta neppure il manubrio che è molto lontano se non addirittura lontanissimo nel caso della Racer. Il risultato è che si viaggia con le braccia e il busto tutti protesi in avanti, perdendo un po’ quel senso di padronanza totale del mezzo. Se non fosse per questa triangolatura sella-pedana-manubrio così marcatamente anni Ottanta, la XJR mostrerebbe meglio quelle che sono le sue peculiarità. Una guida rotonda, una percorrenza di curva precisa, un avantreno solido a qualsiasi andatura. Complice la buona luce a terra e il rendimento delle gomme di primo equipaggiamento, queste Yamaha sono anche delle ottime piegatrici. Una volta inserite in curva, le tieni lì, e loro chiudono la linea e scorrono veloci. Non sono certo dei furetti nei cambi di direzione, ma non è certo questo il terreno ideale per una moto con 1.500 mm di interasse.

 

Colori e prezzi

Versione “base”

  • Colori: Matt Grey, Blu Metallic e Midnight Black
  • Prezzo: 10.640 euro (chiavi in mano)

 

Versione Racer

  • Colori: Midnight Black
  • Prezzo:  11.840 euro (chiavi in mano)

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