Moto Morini Super Scrambler: come va, pregi e difetti

Spinta dal bicilindrico CorsaCorta, la nuova Super Scrambler amplia la gamma della Casa di Trivolzio puntando su emozioni in sella, maneggevolezza e prestazioni. Poco incline al vero offroad, su strada sa emozionare. Il nostro test: vi raccontiamo come va e quali sono i pregi e i difetti della moto

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Come va

La Casa di Trivolzio ha presentato la Super Scrambler (qui tutto quello che c’è da sapere sul modello) con un obiettivo chiaro: attaccare il mercato delle scrambler di grossa cilindrata puntando su piacere di guida e sportività. Perno del progetto è il propulsore bicilindrico CorsaCorta che equipaggia anche la Milano. Saliamo in sella, dove riusciamo a sistemare benissimo il nostro metro e ottanta, merito della corretta distanza tra sella e pedane, della svasatura del serbatoio che accoglie bene le ginocchia e del largo manubrio. Pollice sullo start e via: il ruggito del motore, non lestissimo ad accendersi, accompagna la prima presa di contatto con la Super Scrambler. Non si direbbe, ma nella guida rilassata si trova piuttosto a suo agio: la frizione è un burro, progressiva e modulabile e fa il paio con un cambio preciso e dagli innesti morbidi. Il limite maggiore nella guida cittadina è dato dal carattere del bicilindrico, che sotto i 2.500 giri/min sbuffa e recalcitra un po', ma si fa perdonare con un'attitudine limitata a scaldare le gambe del pilota. La spinta ai medi è notevole ma pastosa, ad ogni millimetro di filo del gas (si, niente Ride by wire) corrisponde una botta di coppia pronta all'uso, e se si insiste verso il limitatore i brividi salgono lungo la schiena, accompagnati da un rombo infernale, o meglio, celestiale. È il trionfo della bella meccanica italiana, un generatore automatico di emozioni come non ne sono rimasti molti. Stiamo parlando di un'unità che sviluppa quasi 120 CV senza la minima limitazione elettronica. Alzando il ritmo, questa moto regala grande feeling fin dall'inizio. La maneggevolezza è buona, ma per tenere un buon ritmo nelle strade più tortuose la Morini "chiama" e asseconda la guida di corpo. Solo lodi per le sospensioni Mupo: la forcella è progressiva e ben sostenuta, non abbiamo avuto necessità di mettere mano alle regolazioni, giudicando ottima la taratura standard. Stesso discorso per l'ammortizzatore posteriore, realizzato anch'esso su specifiche esclusive Moto Morini: rigoroso nel copiare le asperità della strada, piuttosto sportivo nella taratura ma con un buon livello di comfort. L'unica pecca di un quadro ciclistico ottimo è l'attacco troppo aggressivo del poderoso impianto Brembo. Sulle colline pavesi non poteva mancare anche un giro in fuoristrada: in piedi sulle pedane eravamo scomodi e ingobbiti, la scarsa escursione delle sospensioni e le ruote da 17" non ci hanno fatto sentire troppo a nostro agio, se proprio ci si deve dedicare all'off road, meglio puntare a qualche sporadico giro su sterrate poco impegnative.

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