Tema: le moto che non scorderò mai (1)

Nella nostra carriera motociclistica siamo rimasti legati a tante moto, alcune perché ci hanno accompagnato nei passaggi fondamentali della nostra vita - il motorino, il 125, la prima moto - altre perché ci hanno regalato sensazioni bellissime. Queste sono le mie (prima parte)

Tema: le moto che non scorderò mai (1)

Sto pensando alle moto che mi sono rimaste più impresse nella mia vita e in questi ultimi anni. Facendo la lista scopro che sono un po' di tutte le categorie, anche se prevalgono le sportive con molti CV, e che l'estetica conta poco. In genere se ho una moto nel cuore e questa è anche bella, scopro che c'è sempre qualcosa in più della linea, le prestazioni, la guida e - fondamentale - il carattere. Per compilare l'elenco delle mie ex parto da un modello a caso, poi proseguo a caso, quindi l'ordine in cui le cito non vuol dire nulla.

POTENZA E PERFEZIONE
La Honda CBR1100XX è stata la prima moto che ha fatto parlare di 300 km/h di serie, era il 1996. Questi trecento all'ora la XX non li ha mai fatti, perché mancavano un bel po' di CV, ma questo è solo un dettaglio inutile, le qualità sono ben altre. È spettacolare, ciclistica affilata come una lama, precisa e confortevole, motore straordinario, comoda dappertutto, su strada, in pista, in viaggio... Al solito, lo stile è Honda: subito tua appena ci sali e così affabile da consigliare addirittura come prima moto. Ma fino a 6.000 giri, perché poi ti attivava un calcione nel sedere; e allora, altro che prima moto. Quella del calcione era la prima SuperB, a carburatori; uno spettacolo. Poi è arrivata l'iniezione, il turbo è sparito per lasciare il posto a un'erogazione perfetta, anzi impeccabile, elettrica, che toglieva quel piccolo neo dell'entrata in coppia ma - purtroppo - si portava via una bella fetta di sensazioni.

1300 cc DI PURA VIOLENZA
I 300 km/h veri sono arrivati dopo, con l'Hayabusa. Non è per niente male volare con la lancetta del tachimetro fissa a oltre 320. Ma non è nemmeno una goduria. Non so perché, fino ai 260 vai con un a mano, ma dopo i 290 la strada si stringe paurosamente, e le cose che sono ai lati, alberi, guardrail, cartelli te li vedi volare dietro la schiena come se al tuo passaggio tutto si sradicasse dal suolo. Questa bella sensazione l'ho provata sull'anello di alta velocità di Nardò, non su strada ovviamente. Correre per strada in mezzo agli alberi non è una buona idea, quelli che vedevo a Nardò stavano fuori dalla pista e comunque mi davano un po' di pensieri pure loro.  
Di bello l'Hayabusa non ha solo i 300 all'ora, il vero spettacolo è il suo inesorabile quattro cilindri, 1.300 cc, 175 CV con supercastagnona di 14,1 kgm. Oggi questi numeri non fanno paura, ma il bello di quel motore è che risponde sempre, ad ogni marcia, ad ogni regime, ad ogni velocità, con una botta paurosa: prima, seconda, quinta, sesta, non importa, appena dai gas lui parte come un missile. Ai 250 apri e la moto non ti risponde con il buon brio che ti aspetti, ma ti scappa da sotto il sedere. Poi c'è la ciclistica, impeccabile, bella anche in pista.

DUE MOSTRI SACRI
Un'altra sportiva di cui sono innamorato è la R1, la prima, quella del '98. La più bella che ho guidato era la 2000, che coniugava cattiveria e guidabilità, ma la '98 è quella che mi è rimasta nel cuore, a dimostrazione che non sempre si ama la perfezione. Poi nella livrea bianco/rosso è splendida. Per riprovare le emozioni che mi ha regalato la '98 occorre passare al 2004, stavolta il colore è verde: la ZX-10R, ecco un'altra moto che metterei nel mio garage. Di questa ne parlerò in un prossimo pezzo, ora vi dimostro che non sono solo sportive e CV.

HAI CAPITO LEI, ZITTA ZITTA...
A Super Wheels - figuriamoci - la BMW R 850 R Comfort, l'abbiamo immediatamente schifata: "Roba vecchia". Quando è uscita (2003) c'era già la nuova R, quella con il stile tutto rivisto, ma questa era la vecchia, anzi anticotta, col serbatoio tondo, il plexiglas appiccicato non certo per estetica ma perché serve. E poi, figuriamoci, aveva anche l'850, motorino adatto a una moto da passeggio o, al massimo, del vorrei ma non posso. Inizio a guidarla usandola a mo' di scooter, per muovermi in città, qualche breve trasferimento del fine settimana... in quel ruolo mi pareva perfetta. Poi, invece, piano piano, curva dopo curva, mi si è cucita addosso. Il bello è che non aveva niente di speciale, ma - semplicemente - andava da sola, non dovevi pensare a niente perché faceva tutto lei: il motore tirava sempre il giusto, né poco ma nemmeno troppo; la ciclistica non richiedeva acrobazie, guardavi la curva (non pensavi) e lei, zac, la faceva perfetta; dovevi rallentare e lei rallentava, tutto da sola, senza acrobatici remix tra cambio, frizione, freno anteriore, freno posteriore, tutto ti veniva in automatico, senza fatica. Ovvio, l'emozione è un'altra cosa, ma nel misto è così piacevole che quasi mi vergogno di dirlo.

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