Su Motociclismo Fuoristrada di luglio, l’intervista a Laia Sanz

Su Motociclismo Fuoristrada di luglio, già in edicola, potete leggere l’intervista a Laia Sanz, 25enne dieci volte campionessa del mondo di trial, che ha iniziato ad andare in moto a soli 4 anni.

Su motociclismo fuoristrada di luglio, l’intervista a laia sanz

Milano– Abbiamo intervistato Laia Sanz, 25enne che ha vinto dieci campionati iridati di trial, in occasione della prima prova del Mondiale di Trial 2011, tenutasi a Gefrees, una piccola cittadina della Germania, fra Dresda e Norimberga.

 

Laia è la trialista più titolata del mondo e ci ha raccontato: “Ho sempre vissuto a contatto con le moto. In casa mia c’era molta passione e mio papà aveva una trial che usava per girare con i suoi amici. A me è piaciuto subito moltissimo e ho chiesto se potevo provare a seguirli su qualche percorso; avevo solo quattro anni! Papà mi ha detto sì e così mi sono aggregata al suo gruppo, con una Montesa Cota 25, quella con le ruotine più basse. Proprio in quel periodo al mio paese, Cordera de Llobregat, organizzarono una gara di moto, così mi iscrissi e arrivai ultima, ma il divertimento fu grandissimo e decidemmo di provare a partecipare ad un campionato: il torneo della Catalunia. Poi passai al Campionato Spagnolo con un impegno, a livello di tempo ed allenamenti, sempre più massiccio”.

 

Poi ha aggiunto: “Nel 2000 ho vinto il mio primo titolo con una Gas Gas; in quel momento ho capito che andare in moto sarebbe potuta diventare la mia professione, ma mi ha dato ancora più soddisfazione vincere il campionato nazionale, perché ero l’unica donna a correre tra tutti uomini”.

 

Laia ha portato al successo anche una marca italiana:“Dopo quella vittoria mi sono impegnata di più, diciamo in maniera professionale, migliorando ed intensificando gli allenamenti con l’obiettivo di crescere a livello di guida. Sono passata a guidare una Beta, fornitami dall’importatore Trueba e fui inserita in un team con parecchi giovani, tra i quali un ragazzo che si chiamava Toni Bou".

 

Ma la giovane trialista era una furia e non poteva accontentarsi di restare seduta sugli allori. Ha voluto osare ancora: “Dopo tre anni e tre Mondiali vinti, cambiai marca e dalla Beta passai in Montesa, ciò voleva dire passare da pilota assistito a pilota ufficiale: fu molto motivante!”.

 

Non bastavano dieci Mondiali vinti nel trial. La voglia di fare ancora di più era sempre crescente. Così Laia si è organizzata per andare a fare la Dakar, vincendo nella categoria femminile: “È andata bene, è stata incredibile! Da molti anni coltivavo il sogno di partecipare alla Dakar. Tramite lo sponsor Repsol, ho conosciuto ad una manifestazione Jordi Arcarons e gli ho esposto la mia idea. Subito non mi sembrò molto convinto, poi mi vide andare con il trial e decise di farmi provare una enduro, portandomi in Marocco alla Desert Logic, con Fasola, nel 2009. Ho passato l’esame e abbiamo deciso di partecipare all’edizione 2011. Ho dovuto prepararmi molto a livello fisico e imparare praticamente tutto quello che serve per la navigazione nel deserto, una parte molto difficile e basilare se si vogliono ottenere dei risultati. Siamo andati a provare in Marocco sei o sette volte, poi anche in Spagna con dei road book che aveva Jordi, e poi ho fatto due gare d’enduro per prendere un po’ di confidenza con il tipo di moto. È tutto molto diverso, il trial è esplosivo, richiede uno sforzo violento ma che dura poco tempo, la Dakar è durata e resistenza, l’opposto”.

 

Potete leggere l’intervista completa su Motociclismo Fuoristrada di luglio, già in edicola.

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