14 August 2022

Storia, la Benelli 250 Quattro

La stradale 250 Quattro prodotta nell’era De Tomaso rappresenta il periodo storico poco fortunato della Casa di Pesaro: tanto coraggio nel proporre soluzioni inedite - o comunque alternative rispetto alle proposte dell'epoca - ma poco tempismo e attenzione alla qualità costruttiva

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Benelli 250 Quattro, la pubblicità dell'epoca pubblicata su Motociclismo del 1976

“Questo è quello che si nasconde sotto l’apparente tranquillità della nuova Benelli 250 Quattro”. Siete pronti a dilaniare le concorrenti?

Diteci voi se con questo slogan, che accompagna la pagina di pubblicità su Motociclismo del 1976, e con tanto di enormi denti da squalo al posto di un motore, non vi viene voglia di comprare una sportivissima Benelli 250 Quattro?

Lo “squalo” a quattro cilindri si dimostrerà un poco ”sdentato”. Presentata nel 1975 ed entrata in produzione nel 1977 (per poi uscire nel 1981) la 250 Quattro è una moto interessante sia per la dotazione tecnica (da dividere con la sorella, quasi gemella, Moto Guzzi 254) sia per uno stile che possiamo definire double face: sportiveggiante per la Benelli, turistico per la Guzzi.

La moto venne fortemente voluta da Alejandro De Tomaso, vulcanico padre e padrone di Moto Guzzi e Benelli dal 1972 al 1989, lo stesso che diede vita alla Benelli 750 Sei, la prima sei cilindri di serie che anticipò la più famosa Honda CBX 1000. Per stupire, l’accento è sul motore, ovvero con la sua cubatura di soli 231 cc e la dotazione a quattro cilindri detiene il primato del 250 di serie più frazionato al mondo.

Ci vuole coraggio

Non è facile buttarsi nell’agone - non ci riferiamo al prelibato pesce che si pesca pure di fronte a Mandello del Lario - delle piccole cilindrate, specie se consideriamo che la 250 nel nostro Paese non mostra più un grande appeal in quegli anni.

Le moto che vanno per la maggiore tra i diciottenni sono le “medie” 350, come la Morini 3 ½, la Ducati Mark 3 Desmo, la Honda Four. De Tomaso motiva la sua scelta perché vuole puntare al mercato europeo dove la cilindrata di 250 cc ha vantaggi in termini fiscali e assicurativi. E pure giustifica la doppia veste di Benelli e Guzzi, realizzata cambiando la forma dei gusci in plastica che coprono il serbatoio, col fatto che i due Marchi stanno assumendo diversa immagine: più sportive le moto che arrivano da Pesaro, più tranquille quelle di Mandello del Lario.

Pregi, ma soprattutto difetti

Sulla carta il ragionamento può essere condiviso, ma è il lato “pratico”, ovvero come sono fatte e come vanno queste 4 cilindri, che ne determinano il flop. Cominciamo dal motore che vanta 27,8 CV a 10.500 giri/min (si può arrivare a 12.000!), ma non spinge se non dopo i 4.000 giri e ha un buco di coppia a 6.000; le puntine platinate dell’accensione si usurano velocemente, il cambio è rapportato corto, l’allineamento dei quattro carburatori da 18 mm va continuamente controllato pena evidenti irregolarità.

L’estetica non convince, gli strumenti piazzati sul serbatoio e non davanti alla forcella sono scomodi da leggere, le dimensioni troppo minute della moto (ha un peso piuma di 117 kg) mal si sposano con la stazza dei diciottenni.

Se in Italia non c’è il massimo del gradimento, nel resto del mondo l’esportazione delle 250 di De Tomaso langue: il costo elevato nei confronti di più economiche rivali che arrivano dal Giappone e una rete vendita non proprio capillare ne affossano il gradimento.

Insomma, se ne vendono poche in Europa, tanto che in Gran Bretagna il diffuso settimanale MCN intervista uno dei pochi possessori di una 254 per sapere perché l’ha comprata ... Nel 1981 termina la produzione, senza rimpianti.

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