Per il rotto del manubrio: Alessandro Gritti alla Valli del 1972

Le gare sono sempre un terno al lotto e per vincere non sempre basta il solo talento, a volte sono necessarie anche un po' di furbizia e scaltrezza, proprio come quella messa in atto da Alessandro Gritti durante la Valli Bergamasche del '72

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Alessandro Gritti, stretto sul manubrio

Non esisteva il fatto che al primo posto della classifica Assoluta delle Valli Bergamasche, la più tosta, temibile e imperdibile delle gare di Regolarità, ci fosse una piccola 125. Normalmente era una grossa cilindrata a fare da padrona della situazione, spesso con piloti e moto che arrivavano dall’Est.

Tutto rientra nelle regola del gioco, o della cilindrata, sino a quando un campionissimo come Alessandro Gritti, in assoluto il migliore regolarista italiano, ribalta la situazione e con una magistrale prestazione mette tutti in riga alla Valli del 1972.

Lo fa con una Puch ufficiale, un “bassotto” che lui solo sa guidare al limite e oltre. Ma come ogni storia, o quasi, che permea il mondo della Regolarità, anche in questo caso esiste un “sottile” retroscena: la vittoria nasce grazie anche a un mix di furbizia, abilità e faccia tosta.

Guardate con attenzione la foto: osservando nell’ingrandimento si può notare come Gritti impugni la parte sinistra del manubrio oltre l’interno della manopola. Niente a che fare con un particolare stile di guida: il pilota bergamasco è costretto a questa manovra perché la parte esterna del manubrio si sta rompendo.

Un’ombra sulla “Valli”

La gara del campionissimo è compromessa, non può spingere a fondo per attaccare la classifica. Ma un’ombra fluttua sulla competizione e potrebbe cambiare il risultato. E questa “ombra “ si chiama Heribert Dietrich, pilota ufficiale Puch e dichiarata spalla di Gritti.

È lui che passa il suo manubrio al fuoriclasse bergamasco. Ufficialmente il tedesco si ritirerà per la rottura dello scarico, ma con una manopola a penzoloni. Come ha fatto Gritti a eludere le verifiche alla fine della gara? A quel tempo anche i manubri erano punzonati e non si potevano cambiare.

Lo spiega con enfasi Gigi Frigerio, il boss delle Puch nate e preparate in Italia: “Ascoltate! Gritti ha il numero di gara 73, Dietrich il 78. È facile far diventare un 8 un 3. Oltretutto Gritti fissa una maglia di scorta della catena sopra la punzonatura del manubrio sostituito. All’arrivo tutti sono addosso al bergamasco perché tutti sanno della sostituzione. Alla richiesta di mostrare la punzonatura da parte del commissario, un certo Fracasso, maestro di sci valdostano, Gritti risponde tranquillo ‘È qui. Sotto alla maglia’. E scosta un poco il nastro che la copre, poi si avvia al parco chiuso. Così vince la Valli”.

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