Welcome Holcombe

Steve  Holcombe ha vinto con la Beta il Mondiale Enduro 2016, classe E3. Al debutto in questa categoria, il futuro campione del Mondo aveva trionfato 3 giornate su 4 e anche primeggiato nell'Assoluta nella EnduroGP. Scopriamo insieme chi è l’inglese nuovo fenomeno dell'enduro

Sconosciuto? Forse prima del 2016…

Il Mondiale enduro 2016 si è chiuso colò GP di Francia, che ha incoronato tutti i campioni del Mondo. Tra questi, nella classe E3, Steve Holcombe, inglese di 22 anni (nato il 16 maggio 1994 a South Molton) che ha impressionato per la velocità con cui si è portato ai massimi livelli.
Nel motocross ci stiamo abituando a veder arrivare dei giovani dalla MX2 e scoprirli subito vincenti nella MXGP. È stato così per Febvre l'anno scorso ed è così per Gajser quest'anno. Ma nell'enduro non è così normale arrivare e vincere immediatamente dei GP, anche se si parla di classe E3. Figuriamoci poi se la questione è legata alla neo categoria EnduroGP, cioè la classifica assoluta di tutte le classi. Eppure qualcuno che ci sta riuscendo c'è: si chiama Steve Holcombe ed è arrivato alla corte del Team Beta Factory come promessa da far crescere nella E3 con la 300 2T al fianco di un navigato campione come Aubert e di Alex Salvini (che corre nella E2), dopo aver ben figurato nel Mondiale Junior l'anno scorso.  Nello stupore generale Steve ha chiuso secondo nella giornata di apertura del Mondiale in Marocco (sul duro) alle spalle proprio di Aubert, per poi vincere la domenica e ripetersi in entrambe le giornate in Portogallo in un fango pesantissimo. Ma non è tutto. La domenica del Portogallo si è anche tolto lo sfizio di vincere la EnduroGP battendo tutti i piloti del Mondiale, dopo aver perso la vittoria assoluta il sabato per un errore nell'ultima speciale. Comunque poi Steve si è rifatto vincendo alla grande i GP E3 di Svezia, Italia e Francia; ma anche portando a casa le vittorie assolute anche in Svezia e Italia.
I suoi avversari hanno quindi imparato a conoscerlo, ma è ancora poco "famoso" tra il pubblico, essendo appena arrivato. E allora scopriamo chi è il nome nuovo dell'enduro mondiale (nella gallery una raccolta di foto della stagione 2016. L’intervista è stata raccolta da Marco Gualdani, di Motociclismo FUORIstrada, appena dopo la vittoria in Portogallo, quando Steve non aveva ancora 22 anni ed era ancora in lotta per il mondiale che poi ha conquistato. Quindi alcune risposte vanno “rilette” alla luce di quel che è successo dopo l’intervista, come il titolo vinto e il contratto triennale firmato con Beta per correre in EnduroGP).

“non si deve mai guardare indietro, solo avanti”

Sono un pilota di 21 anni. Sono nato nel sud ovest dell’Inghilterra, ho iniziato ad andare in moto tra i tre e i quattro anni e ho fatto la mia prima gara di motocross a sei anni. A 14 ho iniziato con qualche gara nazionale, ma niente di alto livello. A un certo punto mi sono accorto che avevo bisogno di fare qualcosa di diverso e ho scelto di passare all’enduro, vincendo il primo campionato nazionale a 16 anni. E piano piano sono arrivato fino a qui.
 
Quindi ti consideri un endurista puro e non un crossista traslato.
Assolutamente. Io mi sento un pilota di enduro al 100%. E lo dimostro a ogni gara, in cui ottengo i migliori risultati negli enduro test, che sono il mio punto di forza. Mi piacciono molto i single track, ricordarmi le difficoltà e anticiparle, girare nei fettucciati piatti. Questo fa di me un vero pilota di enduro più dei piloti di motocross di alto livello che sono passati all’enduro.
 
Dove abiti ora?
Sto a casa di Alex Salvini (Bisano di Monterenzio, BO, ndr). Sono lì già da due mesi. A casa mia l’inverno è molto duro e non è il massimo per uno che si deve allenare. Ora che sono un pilota professionista ho la possibilità di vivere dove è meglio per la mia carriera e da Alex posso allenarmi molto bene sfruttando la sua struttura che è un paradiso per andare in moto e crescere assieme a lui.
 
Veniamo alla stagione in corso. Ti sei sorpreso di più a vincere la seconda giornata della E3 nella gara di apertura in Marocco o di fare l’assoluta alla seconda in Portogallo?
La sorpresa più grande è stata il Marocco. Logico che non mi aspettavo di vincere in Portogallo, ma le condizioni del terreno erano più favorevoli alla mia guida e alla mia moto. Avevo maggiori dubbi in Marocco, sono arrivato alla prima gara convinto, ma non del tutto sicuro di poter puntare a quello che poi ho ottenuto. È stato un ottimo inizio di stagione.
 
Nelle interviste dopo gara del Portogallo si vede un Holcombe molto deciso e arrabbiato dopo il primo giorno per aver perso l’assoluta proprio all’ultima speciale, mentre alla fine del secondo ti mancavano le parole. Sembravano due persone diverse in appena due giorni.
Sì, è così. Non fraintendermi, nel primo giorno è stato incredibile poter finire primo di classe e terzo nell’assoluta, ma fino all’ultima speciale ero in testa… Poi sono caduto due volte e non è stato un bel modo di chiudere la giornata. La domenica ho guidato molto meglio, senza fare grossi errori e sono riuscito a vincere. È stato incredibile.
 
Fammi capire una cosa: quando ti trovi in testa alla tua classe e ti stai giocando l’Assoluta, con che mentalità entri nell’ultima speciale? Cioè, cerchi di non prendere rischi per preservare la vittoria di classe o fai "all in" per portarti a casa la EnduroGP?
Per me la vittoria di classe è importante. Nella prima giornata del Portogallo ho pensato a vincere la E3, mentre la domenica avevo un vantaggio enorme sul secondo e mi sono concentrato sul vincere il GP. Quindi dipende da come si è sviluppata la gara. Non c’è una regola per adesso.
 
Sei nel team con Salvini e Aubert. Due piloti molto diversi. Cosa rubi dall’uno e cosa dall’altro?
C’è molto da imparare, sono entrambi Campioni del Mondo e sono molto professionali. È molto utile stare vicino a loro e chiedere consigli quando ne ho bisogno. Mi capita di andare a vedere le speciali con loro e di carpire diversi trucchetti su come affrontare determinati punti. E di darmi dello stupido per non averci pensato io per primo.
 
Aubert è un tuo rivale per il titolo ormai. Che tipo di rapporto avete?
Io e Johnny corriamo per lo stesso obiettivo. Ma questo non ci sta creando molti problemi. Siamo compagni di squadra e ci scambiamo informazioni, abbiamo una moto simile e anche una mentalità simile. Ho trascorso qualche giorno a casa sua prima dell’inizio del Mondiale ed è una brava persona e gli sono grato per tutto l’aiuto che mi ha dato in passato.
 
Dici che la moto è simile, ma c'è qualche scelta diversa?
Davvero non lo so, non ho mai provato la sua moto. Quello che so è che la mia non è una moto di serie, ma Factory e il motore è messo a punto per le mie esigenze. Rispetto a Johnny ho fatto scelte diverse sulla posizione di guida, sul manubrio, sulle pedane e l'altezza della sella. A me piace la mia moto, ma non so molto della sua.
 
Facciamo un passo indietro. L’anno scorso hai saltato la prima gara della Junior e ti sei schierato con la Beta di Boano dalla seconda. Sfiorando il titolo a fine stagione. Com’è andata la storia?
Abbiamo firmato il contratto molto tardi, credo un paio di settimane prima dell’inizio del Mondiale. A quel punto non sapevamo che tipo di risultati avrei potuto ottenere e abbiamo deciso di saltare la gara del Cile perché ci avrebbe impegnato per tanto tempo e soprattutto ci volevano tanti soldi. Magari per poi finire decimo, come avevo fatto nel 2014. Quindi abbiamo deciso di non andare e cercare di fare bene in Spagna e Portogallo. La stagione è andata benissimo, mi sono trovato molto bene con loro e abbiamo vinto tante gare. Se tornassi indietro rifarei la stessa scelta per le condizioni che c’erano in quel momento, ma probabilmente se fossi andato in Cile avrei vinto il Mondiale. Ma non si deve mai guardare indietro, solo avanti.
 
Anche perché se tu non avessi firmato quel contratto, probabilmente oggi non saresti qui. Come pensi che sarebbe stata la tua vita oggi se non avessi fatto quella scelta?
È difficile dirlo, perché l’anno scorso ho iniziato la stagione come un inglese promettente che voleva fare qualche gara di Mondiale. E se mi sono ritrovato in questa situazione è anche grazie alle esperienze fatte con Jarno, oltre che con John Lampkin (fratello di Dougie) per cui correvo l’anno scorso nel Campionato Inglese e che mi ha aiutato molto nel passaggio alla Beta, essendone lui l'importatore inglese.
 
L’anno scorso hai guidato la 250 2T, quest’anno la 300 2T. Che differenze trovi?
Ho iniziato il 2015 con la 250 e mi è capitato di provare la 300 in allenamento. Da subito mi sono stupito e mi sono sentito a mio agio per il fatto di avere più schiena senza risultare più impegnativa. La Junior permette di correre con qualunque cilindrata, così sono passato alla 300 dal GP di Francia e ho vinto entrambe le giornate. Non sono più tornato indietro.
 
E hai deciso di mantenerla anche quest'anno, nonostante Beta abbia un'ampia gamma di modelli.
Mi trovo bene, mi è familiare e ho ottenuto buoni risultati l’anno scorso. Non ho trovato un motivo per cambiare, anche perché quest’anno ho una moto ufficiale ed è tutto un po’ più estremizzato. Per l’età che ho non sono sicuro che un 4T di grossa cilindrata possa essere la scelta giusta.
 
Hai dimostrato che con una 2T si può ancora fare l’assoluta. Ma il Portogallo è stata una gara particolare. Credi che si possa ottenere lo stesso anche su un terreno più duro?
Certamente. Il 2 tempi non è probabilmente la moto migliore sul terreno duro, ma non è una regola; dipende tanto anche dal tipo di speciali che vengono realizzate, dalle situazioni che si creano in gara e da tanti altri fattori. Io spero proprio di ripetermi e ci proverò (come sappiamo, poi ce l’ha fatta alla grande, ndr).
 
Arrivi dall’Inghilterra. Lì com’è la pratica dell’enduro?
La mia zona è molto bella, ma non è il massimo per fare enduro. Perché ci sono dei divieti. Devo fare circa tre ore di macchina per andare in una zona privata dove ci possiamo allenare. Ci sono molte piste da cross, ma costano molto. Qui in Italia con 20 euro giri tutto il giorno, in Inghilterra ne servono 40 e sei vincolato a dei turni di ingresso. Quindi non è il massimo, qui è tutto decisamente meglio e questa è una delle ragioni per cui sono qui.
 
Hai qualcuno che ti aiuta?
Sì. Ho un meccanico, uno sponsor, un mental coach e, da quest’anno, un nutrizionista. Ho anche un amico che mi fa da personal trainer e mi prepara il programma di allenamento. A questo livello sarebbe molto difficile fare le cose da solo. 
 
Ti sei mai fatto male seriamente in vita tua?
Mi sono lussato la spalla all’inizio del 2013 e sono stato male fino a metà stagione. Per il resto sono sempre stato molto fortunato. Non puoi mai sapere cosa succederà, io cerco sempre di restare sulla moto.
 
Sei passato in E3 potendo comunque restare un altro anno nella Junior. Sembra che tu abbia fatto bene...
Ora come ora ti dico che passare in E3 è stata una giusta decisione. Ma ora è troppo facile dirlo.
 
Il tuo obiettivo è vincere il Mondiale?
Certamente. Mi trovo in testa con diversi punti di vantaggio (13 su Basset e 20 su Aubert) quindi non potrebbe essere altrimenti a questo punto. Ho vinto tre giornate su quattro e sicuramente è tutto oltre le aspettative; ma ormai sono qua e voglio conquistarlo. Cercherò di finire sul podio a ogni gara e di fare ancora un paio di doppiette durante la stagione (conclusa poi in modo trionfale, ndr).
 
C’è un avversario che ti preoccupa di più?
Non posso dire di essere preoccupato di qualcuno. Ho un grande rispetto per Basset che corre da privato ed è secondo nel Mondiale, poi certamente Johnny ha una grossa esperienza, poi c’è Monni che è molto veloce, come tanti altri. Ognuno di noi avrà delle giornate positive e altre negative. Bisogna cercare di stare sempre sul podio e finire l’anno davanti.
 
Per la prima volta nella tua vita sei in testa a un Mondiale. Senti un po’ di pressione?
No. Sono contento di correre in moto e di essere nella posizione in cui sono. Certamente non ho intenzione di cambiare la mentalità con la quale sono partito. Poi l’anno prossimo si vedrà. Ora sono concentrato sul 2016.
 
Hai una fidanzata?
No, sono troppo impegnato. Sono sempre in giro, sto poco in Inghilterra. Non è il momento, sono felice con la mia moto. 

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