La Yamaha TW125 di Dragoni Motociclette

C’è poca potenza, ma diverte tantissimo; ha dimensioni compatte per guidare spensierati, look sbarazzino da figli dei fiori e ruote panciute per arrivare fino in spiaggia. L’ha realizzata Dragoni, che quattro anni fa era tra i dilettanti al nostro The Bike Field e che ora fa sul serio

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Metti la voglia di andare al mare. Aggiungi il desiderio di tornare alla normalità dopo mesi di isolamento e autocertificazioni, di gite negate e code a far la spesa con la mascherina per coprire naso e bocca. La smania di salire in sella è incontenibile e la soddisfiamo cavalcando una special che trasmette gioia e serenità. Arriva nel momento della rinascita e della riapertura questa motoretta – una Yamaha TW125 – simpatica e scanzonata. Non ha un motore strapotente né fibre composite per farla andare più veloce, non ha ciclistica raffinata con sospensioni ultraregolabili né freni da SBK. Eppure è una gioia guidarla. Spremiamo l’acceleratore sulle tranquille strade di collina che si arrampicano sull’appennino piacentino ricavandone un rombo possente (quello scarico cromato è davvero aperto…), ma anche accelerazioni che fanno sorridere. Tiriamo le marce come matti, eppure non abbiamo la minima sensazione di violare il limite di velocità; il tachimetro non c’è, ci affidiamo all’esperienza e alla forza dell’aria che ci accarezza la faccia per stabilire, a spanne, a quanto stiamo andando. Che poi, a dirla tutta, non ci importa. Non abbiamo fretta, vogliamo solo goderci la gita, i colori della natura che esplode di vita, i profumi di robinia e sambuco che inondano l’aria. È il concetto di buena onda, cioè quella benefica sensazione di “sciallo” diremmo noi. Cool, gli inglesi. Insomma, avete capito: zero pensieri. Volevano realizzare una moto vacanziera e hanno fatto centro. Di chi stiamo parlando? Di Giada e Nico, coppia nella vita e nel lavoro, fianco a fianco ogni giorno alla Dragoni Motociclette. Sono vecchie conoscenze: quando ancora non erano professionisti del settore, nel 2016, hanno partecipato al contest di Motociclismo The Bike Field, riservato ai preparatori in erba. In quella prima edizione arrivarono anche sul podio, con una Moto Guzzi V35 customizzata (Motociclismo 05/2016.). Oggi, abbandonata Milano, si sono rifugiati in un piccolo capannone rosso che sembra una casetta delle fiabe, tra boschi e campi coltivati, a Carpaneto Piacentino. E andare a trovarli è per noi un’emozione, perché significa che dal prato della nostra redazione sono nati due nuovi fiori del mondo custom. Ma veniamo alla moto… Il papà di Nico, che ha una casa al mare in Puglia, ha questa vecchia centoventicinque (è del 2001) per i micro-spostamenti tra casa e spiaggia, nel Salento. Ma vorrebbe darle un look diverso, più spiritoso e ammiccante. Così a ottobre la porta in officina e lascia carta bianca a Giada e Nico. Unica richiesta: che mantenga le pedane del passeggero e una sella abbastanza spaziosa per due. Il lavoro ha inizio.

Nell’autunno 2019, quando prendono in mano la Yamaha, i due ragazzi sono in vena di chopper old school. Così decidono di travasare i concetti di questo stile nella special che andranno a realizzare. Per non complicarsi la vita – e perché, in fondo, va bene così – il motore rimane quello di serie. Mettono solo uno scarico con silenziatore custom dalla voce tonante, ma l’aspirazione mantiene la scatola filtro di serie, più impermeabile a schizzi, polvere e sabbia di qualunque altra soluzione. Un tagliando accurato interessa il propulsore e le sospensioni, i freni e la trasmissione finale: gli elementi usurati sono sostituiti o rigenerati, lubrificane e olio cambiati, insieme a guarnizioni e parapolvere. Il telaio non è minimamente toccato, in modo che conservi tutti gli attacchi e le staffe originali, qualora si voglia tornare alla configurazione iniziale. La strumentazione è espiantata; rimangono due spie e niente altro, l’impianto elettrico è semplificato al massimo. Anche la chiave di avviamento, decisamente brutta, non serve più: un interruttore nascosto chiude e apre il circuito di accensione. Tutta la viteria è rimpiazzata con altra in acciaio inox. Il serbatoio di serie è sovrastato da un tappo di forma e dimensioni poco aggraziate, che viene sostituito con un elegante e semplice elemento a baionetta, senza serratura. La verniciatura metalflake è un lampante richiamo agli anni Sessanta e Settanta, blu come il mare a cui è destinata questa moto. I fianchetti in alluminio, costruiti su misura in officina, sono tanto perfetti da sembrare usciti di fabbrica e la fascia lucidata sul serbatoio realizza una linea senza soluzione di continuità che conferisce dinamismo e sembra “allungare” la moto. Stesso effetto per la sella, che mantiene la struttura della base originale ed è rivestita con pelle sintetica utilizzata in campo nautico. L’idea delle cuciture “a onda” è frutto di una lunga discussione con il tappezziere che l’ha realizzata. Inizialmente era prevista una greca dal disegno più complesso, ma alla fine ha proposto questo disegno ed è subito piaciuto. Non si tratta di semplici linee curve ma, come onde che si infrangono sulla battigia, la distanza tra le cuciture è progressiva ed enfatizza la lunghezza della sella, che si arrampica fin sul serbatoio. Noi ci stiamo comodi, su quella seduta ampia e ben imbottita. A due palmi da terra e poco distanziata dalle pedane, è però confortevole quanto basta per raggiungere la spiaggia con zaino e telo mare in spalla. Il manubrio poi, un bel Tommaselli largo e rivolto verso il pilota, come quelli da dirt track, disegna una posizione naturale e di pieno controllo. Si stringono bene le manopole sia seduti, sia in piedi sulle pedane, quando c’è da affrontare qualche semplice sterrato. Le gomme larghe sembrano galleggiare sugli ostacoli, sassi e buche, filtrando quello che le sospensioni non riescono a digerire. I freni sono adeguati: non potentissimi, specie il piccolo tamburo posteriore, ma sufficienti per viaggiare in sicurezza anche in due. Viste le velocità modeste, non ci si aspetta di fare staccate assassine. E poi, a dirla tutta: chi ha voglia di fermarsi, ora? Ah, non lo abbiamo ancora detto: la special si chiama Beach Basher, che si può tradurre con “teppista di spiaggia”. Nel nostro giro di prova la sabbia del mare non l’abbiamo vista, ma non ci siamo tirati indietro (e lo vedete nella foto d’apertura del servizio) dal fare i teppisti sulla ghiaia del torrente Chero, a due passi dall’officina Dragoni…

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