Special: Progetto Savage

Costruirmi un’altra special è un’idea che da tempo mi titilla la fantasia. Ma da che cosa partire? E con quale stile realizzarla? Ecco i vagheggiamenti di un customizzatore fai da te…

Special: progetto savage

L’anno scorso mi sono imbarcato in un progetto che mi ha tenuto occupato per molti mesi. Ho preso la mia Kawasaki Z750 del 1976 già scramblerizzata in tempi non sospetti (il primo step risale al 2003, quando la moda delle scrambler non era ancora diffusa e persino la Triumph non aveva presentato la sua su base Bonneville…) e l’ho smontata fino all’ultima vite, con l’intenzione di rifarla da capo, con cura e attenzione ai dettagli. Il risultato, battezzato Crocedomini, mi ha soddisfatto a tal punto che mi è venuta voglia di fare un’altra special. Questa volta mi piacerebbe partire da un bel monocilindrico storico e raffreddato ad aria; un 4 tempi verticale,  turrito e massiccio come un bastione medioevale. Nei miei vagheggiamenti onirici ho sognato un Norton o Matchless, di quelli che si usavano nelle gare sulle Manx e G50. Oppure, rimanendo in patria, un bel Bianchi o Gilera degli anni 50. Roba più esotica m’è passata per la testa, ma sono tutti esempi troppo cari per le mie tasche, troppo delicati per un utilizzo quotidiano e con ricambi troppo difficili da reperire per un eventuale restauro.

 

LONTANO DAI LUOGHI COMUNI

Mi tocca puntare su un classico “mono” giapponese, facile da trovare, economico da acquistare e soprattutto affidabile. La scelta si restringe ai “soli” Honda XR e Dominator, Suzuki DR e Yamaha XT nelle varie cilindrate. Banali. E poi ultimamente si vedono in giro troppe special nate su queste basi. Ma alla fine l’ho trovata, la moto adatta da cui partire: Suzuki LS650 Savage. Abbastanza poco diffusa (almeno in Italia) da rappresentare una scelta originale e non troppo ricercata da costare un occhio della testa (ne abbiamo già parlato qui, anche se per una variante di 400 cc). E poi ha tante buone qualità: non consuma troppo, ha una meccanica e una ciclistica semplice; la trasmissione finale è a cinghia, il che significa zero manutenzione, zero sporco di grasso catena e aspetto molto custom. Piastre sterzo, puleggia e disco freno sono belli e ben realizzati: non ci sarà bisogno di cercarne di nuovi. E che dire del giro dello scarico? Semplice, pulito, con quella linea obliqua che segue il disegno del carter, sul lato destro: lo trovo fantastico.

 

INIZIA L’AVVENTURA

Bene, ha inizio quello che ormai ho battezzato “Progetto Savage”. Primo passo: trovare una moto. I siti internet di annunci non sono molto generosi: il modello scelto, proprio perché poco diffuso, ha anche scarso rilievo nel mercato dell’usato. Una decina di pezzi, sparsi in tutta Italia, con prezzi tra i 1.600 e i 3.000 euro. Sinceramente speravo qualcosa di meno. Mentre affino la ricerca, comincio a pensare a come trasformarla, questa moto. Basta scrambler: mi piace la Speedtractor, ma voglio qualcosa di diverso. Non la voglio grezza né streetfighter, come quella di Truckin Duc. Sportiva o café racer? Certo che no: voglio qualcosa di originale e piacevole per andarci a passeggio, mica per sparate in tangenziale. Che con tutti gli autovelox che ci sono in giro, non si sa mai. Il motore poi è ricco di coppia, ma non è fatto per andare veloce. Mi piacerebbe invece qualcosa di basico. Una via di mezzo tra una bobber e un short track (qui un po’ di esempi di reinterpretazione della Savage). L’immagine di come sarà è ancora fumosa nella mia mente, ma ho dei dettagli cui non voglio rinunciare. Tanto per iniziare, le ruote: voglio due gomme ciccione, davanti e dietro, con spalla alta e cerchio piccolo, da 16”. Anche il serbatoio lo voglio mignon. Non troppo: 7 o 8 litri. Con una forma classica e morbida. La sella? Mi piacerebbe una singola e accogliente, magari con le molle sotto, tipo la Le Pera Buddy Boy. Il manubrio sarà stretto e con una piega morbida, come quello della Harley 883 Iron. Il resto è da vedere. La verniciatura, ad esempio, vorrei che fosse semplice, ma ricercata. Cioè: niente glitter o disegni elaborati. Va bene anche una tinta unita. Ma che sia ben fatta e inusuale. Penso ad un celeste Bianchi realizzato su foglia d’argento o un più materico rame opaco. Anche tutte le parti in metallo saranno opache. Non nere -mi sembrano povere- ma satinate. Le idee sono tante. E non sempre compatibili. Dovrò rinunciare per forza a qualcosa, altrimenti corro il rischio di mischiare troppi stili che non hanno nulla a che fare gli uni con gli atri. La mia special dovrà essere elegante e raffinata, ma anche semplice e pulita.

 

L’AIUTO DELLA RETE

Internet, in questo senso, mi ha dato parecchi spunti su cui riflettere e idee da imitare. Esistono dei kit già belli che fatti (cliccate qui), ma il lavoro, come nel mio precedente progetto, sarà fatto tutto in garage dal sottoscritto, con flessibile e saldatore. Per una maggiore soddisfazione e per ridurre i costi al minimo indispensabile dovuto dai materiali di consumo.

Rimane un solo problema: trovare i soldi per dare il via al progetto e acquistare la moto che farà da base. Mi sa che dovrò vendere qualcosa…

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