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23 November 2004

Sicilia - Da Catania a Mazzarino

Tra ON e OFF-road

Sicilia - da catania a mazzarino




La Sicilia sud-orientale non è solo spiagge e sole infuocato d'agosto. L'entroterra offre paesaggi, profumi e sapori tutti da scoprire. Lontano dai percorsi battuti dal turismo di massa ci sono tesori inaspettati. Da Catania a Gela e ritorno, un anello di 250 km tra asfalto e sterrato per trasformare una domenica qualsiasi in una giornata da non dimenticare
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Dopo tanti anni di gite, passeggiate, raduni, ci si chiede se prima o poi tutto il “conoscibile” a disposizione nella splendida Sicilia, sia a livello di destinazioni che di percorsi, si possa esaurire, e una volta esaurito, l’unica alternativa possibile sia ripetere i percorsi. Forse la risposta sta nella voglia di ignoto che sempre si cela in ognuno di noi anche in una limitata dimensione territoriale, affrontando ogni escursione come fosse la tappa di un viaggio “esotico”. Insomma, esplorare più che visitare, scoprire più che passeggiare. Ebbene, con questo spirito, anche a due passi da casa, si riesce a provare emozioni nuove e, quel che più conta, a ritagliare degli acquerelli di una Sicilia che altrove, nelle città,  insegue veloce il futuro.
Si parte percorrendo la ss192 da Catania verso Enna senza lo stress che l’autostrada, che corre accanto, avrebbe sicuramente imposto.
All’altezza di Libertina si imbocca la SP123. Si procede lungo frazioni con nomi adatti ad un libro di Camilleri: Carrubbo, Serro Calderaro, Giumarra e all'altezza di S. Giuseppe si riprende la SS288. Ad un certo punto, lungo la strada, senza che sia un cartello stradale a segnalarlo si prende lo sterrato che inizia sulla sinistra. E' un’immersione in una stagione. Sì, perché se per assurdo si fosse stati catapultati in quel luogo, in quel momento, si potrebbe dire con certezza che è giugno.
I colori, l’odore dell’aria, il lavoro nei campi, è quello di chi porta a casa i frutti (il grano, in questo caso) di mesi di preparazione.
Le moto (Aprilia Caponord, BMW R1150GS e KTM Adventure 950) procedono sicure e stabili, sembrano nate per queste piste veloci di terra battuta. Il percorso prevede l’alternanza di tratti asfaltati e piste sterrate, senza scelte forzate, ma solo di grande libertà. Le soste per immortalare moto e paesaggi si sprecano e le foto sono scattate dagli occhi prima ancora che dalle macchine fotografiche.  L'escursione in off-road riporta sulla SP182. Da lì si procede verso sud fino ad incrociare la SP103 per andare in direzione Caltagirone.
Per raggiungere S. Michele di Ganzaria si percorre il tracciato di una antichissima ferrovia locale, con annessa stazioncina e galleria adesso trasformata in pista ciclabile, un sentiero di grande suggestione, non solo per lo splendido paesaggio ma perché... non c’è anima viva oltre noi! La strada, in lieve discesa, permette di spegnere i motori.
San Michele si fa notare per la Montagna della Garganzia dove si trova una florida vegetazione costituita da boschi di querce da sughero e di eucalipti, da noccioleti e da palme nane ed orchidee. Si raggiunge il centro abitato, concedendosi il tempo per un caffè sorseggiato nella piazza principale, e poi ci si rituffa nel vortice colorato di fiori della assolata campagna siciliana.
Si supera S. Cono e un bel tratto di provinciale, insolitamente ben asfaltato, con un susseguirsi di tornanti immette nella zona dei boschi di Mazzarino. Ignorando la provinciale, pure molto bella e che tra l’altro conduce al sito archeologico di Sofiana, si seguono le indicazioni per il castello di Mazzarino.
La strada presto lascia il posto allo sterrato e offre la suggestione dei ruderi della fortezza di Grassuliato. Un luogo intimamente legato alla storia di Mazzarino: edificata su una rupe scoscesa e inaccessibile, anch’essa di grande importanza strategica, a guardia della vallata per la quale l’immensa piana di Gela penetra all’interno con una serie di vallate a ventaglio che da qui si snodano verso Enna, Catania, Caltagirone. È un posto estremamente evocativo: quello che ne rimane non rende giustizia a un luogo che non solo era il punto di riferimento di un antico borgo, ma anche di un vastissimo territorio costituito da nove feudi che ne facevano una terra ambita, centro di un distretto di rilevante importanza militare, politica ed amministrativa.
Lo sterrato prosegue tortuoso anche tra i boschi e alla fine l’abitato di Mazzarino appare quasi all’improvviso. Mazzarino non è citato sui più diffusi depliants turistici, non è un’icona della Sicilia su misura per i pullman di turisti ma le testimonianze architettoniche e monumentali di antiche signorie non sono da meno rispetto a località ben più famose, con in più quel vago sapore di autenticità che altrove non si respira. Carattere distintivo di Mazzarino è quello che i suoi abitanti chiamano familiarmente “U Cannuni", “il cannone”. Basta guardare la torre centrale per capire il perché della colorita denominazione.
I suoi resti, (risale all’XI° secolo) ancora ben conservati, hanno un sapore comune in Sicilia: un’antica nobiltà, un po’ decadente, nei colori di una terra di difficile lettura ed interpretazione. Ma sono i palazzi del centro, retaggio di privilegi e nobiltà, a regalare la nostalgica sensazione di una Sicilia che non c’è più.  Le moto fanno bella mostra di sé sulla via centrale e portano addosso quel giusto segno di “vissuto” che le fa ammirare ancora di più.
Il ritorno a Catania avviene velocemente lungo la SS417 Gela-Catania, percorrendo la quale tornano alla mente le strade e i paesaggi a due passi da casa eppure così suggestivi. Un tour di 250 km per riscoprire un po' anche sè stessi in una domenica alla scoperta di una Sicilia che ha ancora tanto da offrire.

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