22 September 2009

Scooter 300: dai leader del mercato, tre veicoli per usi diversi

Kymco Downtown 300i, Piaggio Carnaby Cruiser e Sym Joymax 300 Evo: abbiamo confrontato tre scooter con caratteristiche differenti tra loro, ma accumunati dalla cilindrata comune di 300 cc e dal fatto che le Case costruttrici che li hanno realizzati non hanno temuto la crisi economica, che ha afflitto il mercato, chiudendo il bilancio del primo semestre 2009 con il segno positivo. Kymco dà il massimo nel misto, Piaggio in città, Joymax in autostrada.

MERCATO E 300 CC





MERCATO E 300 CC
Kymco Downtown 300i, Piaggio Carnaby Cruiser e Sym Joymax 300 Evo: abbiamo confrontato tre scooter con caratteristiche differenti tra loro, ma accumunati dalla cilindrata comune di 300 cc e dal fatto che le Case costruttrici che li hanno realizzati non hanno temuto la crisi economica, che ha afflitto il mercato, chiudendo il bilancio del primo semestre 2009 con il segno positivo. In un periodo non troppo florido per quanto riguarda i dati di vendita (nei primi sei mesi la perdita totale dell’immatricolato in Italia è stata del 2,21%, e poteva anche andare peggio), mentre le moto segnano il passo con un secco –21,08%, il dato che interessa gli scooter fa registrare un incoraggiante +8,63%, risultato incoraggiante anche se raggiunto sotto la spinta decisiva degli incentivi statali. Scorrendo i dati di vendita però, ci si imbatte in qualche sorpresa: le cifre accanto ai nomi di SYM (+83,14%), Kymco (+59,11%) e Piaggio (+31,66%) sembrerebbero quasi degli errori di stampa, invece sono la ricompensa per l’ottimo lavoro svolto dalle due Case di Taiwan nell’offrire mezzi di qualità al giusto prezzo, e dalla Piaggio per aver mantenuta alta la bandiera dello stile italiano. Queste tre aziende sono accumunate oltre che dalla straordinaria performance di vendite anche dal fatto di aver appena fatto debuttare tre modelli di 300 cc, una cilindrata che qualche anno fa sarebbe sembrata inusuale, ma che oggi si propone come il giusto compromesso tra i “piccoli”, adatti solo alla città e i “maxi”, che hanno costi di gestione decisamente più elevati.

MOTORI







MOTORI
I protagonisti della nostra prova non potrebbero essere più diversi tra loro: differenti sono le dimensioni, i diametri delle ruote e le posizioni di guida, studiate appositamente per le tipologie di utenti a cui si rivolgono. Identica è invece l’architettura del loro propulsore: tutti sono spinti da un monocilindrico con distribuzione a quattro valvole, raffreddato a liquido e dotato di iniezione elettronica del carburante, ma mentre il motore del Kymco è un “vero” 300 (299 cc per l’esattezza), le altre due unità derivano dai 250 cc che già erano in listino, e l’aumento di cubatura è stato ottenuto maggiorando alesaggio e corsa. Il risultato è evidente una volta in sella, quando il Kymco Downtown si dimostra il più brillante fra i tre, grazie ad una coppia ed una potenza massima maggiori del 25% ad ogni regime, rispetto ai concorrenti.

IN CITTÀ







IN CITTÀ
Aiutato dalle dimensioni contenute e dal ridotto raggio di sterzo, il 300 della Piaggio sguscia velocissimo nel traffico; il propulsore brillante e la trasmissione fluida offrono un ottimo spunto nei primissimi metri, con cui il Carnaby consente di lasciarsi alle spalle anche scooter ben più potenti. A tanta prontezza da fermo purtroppo non corrisponde un allungo equivalente: attorno ai 35-40 km/h indicati infatti, il Carnaby tende a sedersi; il calo di prestazioni non è eccessivamente penalizzante, ma considerato lo spunto ci si aspettava un motore più vivace. La ciclistica è sempre prevedibile e trasmette bene il comportamento dell’anteriore, grazie ad una forcella che non affonda mai troppo, anche se si frena in modo deciso. Il doppio ammortizzatore posteriore pecca nella risposta un po’ secca su pavé e tombini. L’impianto frenante è più che soddisfacente, ma avremmo desiderato più mordente all’avantreno. La posizione di guida è comoda per le persone di tutte le taglie, ma migliorerebbe con un manubrio un filo più alto e distante dal busto del pilota. Ciò, però, non ha alcuna influenza sul grande spazio concesso alle gambe, piuttosto avrebbe permesso maggiori movimenti per chi è più alto. In città se la cava egregiamente anche il Joymax EVO, agile per via del baricentro molto basso, mentre il Kymco è penalizzato dalle sospensioni davvero molto sostenute.  

FUORI CITTÀ








FUORI CITTÀ
La taratura più rigida delle sospensioni, che si intona con il carattere più sostenuto del motore, consente di sfruttare al meglio il Downtown fuori città e, in particolare, nel misto. Il Kymco trasmette in modo fedele al pilota le condizioni dell’asfalto e offre una buona stabilità. Tutto ciò si traduce in un inserimento in curva svelto e senza incertezze e nella possibilità di mantenere facilmente la traiettoria impostata dal pilota. La precisione di guida si paga, però, dovendo sopportare le asperità del manto stradale, che gli ammortizzatori più rigidi non sono in grado di assorbire del tutto. Ad un minor confort si contrappone, tuttavia, una maggior soddisfazione nel sentire la grande spinta del motore, che è un altro elemento grazie al quale ci si può divertire fra le curve: non si avverte alcun ritardo fra l’apertura del gas e la risposta della trasmissione. Si sfruttano a pieno i cavalli. L’impianto frenante è ottimo e piace soprattutto per il disco anteriore di 260 mm, molto potente e modulabile. L’unico limite del Kymco è la scarsa imbottitura della seduta (sacrificata per lasciare spazio al sottosella): su uno scooter giusto per il fuoricittà, oltre ad una posizione di guida comoda, un po’ più di morbido sotto il sedere non sarebbe stato male. Nel misto è il Carnaby Cruiser a tenere la ruota del Downtown, in virtù del favorevole rapporto peso/potenza e della ciclistica agile; più distanziato invece il Joymax EVO, che paga i chili di troppo e una taratura più turistica delle sospensioni.

IN VIAGGIO







IN VIAGGIO
Il SYM Joymax EVO sembra studiato per macinare chilometri in autostrada; stabile sul dritto, protegge molto bene pilota e passeggero grazie all’ampio parabrezza; il comfort generale è molto buono, anche per il secondo a bordo, garantito dalla sella ben imbottita e dalle sospensioni, tarate sul morbido, che fanno sembrare lisce anche le strade più dissestate; buoni anche i freni, sia per potenza sia per modulabilità, che arrivano al limite solo se sollecitati ripetutamente a fondo. Il propulsore è il meno potente fra i tre, ma giunti a velocità costante è un aspetto che passa in secondo piano, soprattutto davanti all’eccellente dato del consumo. Rimanendo in tema di carburante, va fatta notare la scomodità della bocchetta di rifornimento: è posta sul lato sinistro dello scudo e si apre agendo con uno scatto sulla chiave di accensione, senza che ci si debba sporcare le mani. Se questo è un vantaggio, lo è meno il fatto che la pistola del distributore non entri fino in fondo e di conseguenza il blocco automatico dell’erogazione risulti inefficace, causando il traboccamento della benzina su scudo e pedane: un disastro se si fa rifornimento restando in sella. Un altro piccolo difetto rilevato, che affligge anche il Kymco Downtown sebbene in misura minore, è l’elevata temperatura che raggiunge il vano sottosella, specialmente dopo un uso prolungato a velocità medio/alte. Anche il Kymco va bene in autostrada. Un po’ in affanno il Piaggio, che oltre ad essere sprovvisto di qualsiasi riparo aerodinamico, consuma di più e, per giunta, ha il serbatoio meno capiente.

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