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Sciopero dei benzinai confermato: ecco quando e perché si chiude

Nuova agitazione dei gestori dei distributori di benzina, causato dall’aumento dei prezzi imposto dalle compagnie petrolifere. Il ministro dello Sviluppo Economico tenta una conciliazione tra petrolieri e gestori, ma secondo benzinai e consumatori nemmeno il governo si impegna abbastanza

Sciopero dei benzinai confermato: ecco quando e perché si chiude

La minaccia di sciopero di cui vi abbiamo recentemente parlato si è concretizzata: dalle 22 di martedì 16 alle 6 di venerdì 19 luglio, i benzinai di tutta le rete autostradale italiana, comprese tangenziali e svincoli, resteranno chiusi. I gestori protestano contro i continui aumenti dei prezzi, che generano le pesanti conseguenze che ogni giorno subiamo quando facciamo il pieno. Ma quelle “collaterali” per noi italiani sono anche peggiori, con un effetto volano negativo sui prezzi dei beni di consumo dovuto all’incidenza del costo dei trasporti, che da noi avvengono per l’88% su gomma. Il tutto con enorme disagio per i consumatori ma anche per i gestori, che vedono eroso sempre più il proprio margine di guadagno e, nei casi peggiori, si trovano di fronte a situazioni drammatiche dal punto di vista dell’occupazione.

 

SIAMO I PEGGIORI

Da giovedì 11 luglio vengono segnalati aumenti da un minimo di 0,005 a un massimo di 0,015 euro al litro, raggiungendo un prezzo di addirittura 1,865 euro al litro. Gli italiani, accompagnati dagli olandesi, sono in prima posizione per quanto riguarda il costo massimo di un pieno. I dati parlano chiaro: da noi è del 59,1% l’incidenza fiscale sul costo finale della benzina. Accisa e Iva riescono quindi a prendersi 1,030 euro su 1,865 totali, ben il 5% in più rispetto agli altri paesi europei. Il prezzo alla pompa del diesel riesce addirittura a farci schizzare al primo posto nella classifica europea.

 

DIALOGO TRA SORDI

Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo Economico, ha provato a tutelare gestori e consumatori, richiamando i concessionari delle compagnie petrolifere a fermare gli incrementi del prezzo del carburante. Ma sembra proprio che ci sia sempre un valido motivo per gli aumenti, mentre i ritocchi al ribasso sono merce rarissima. Oltretutto, per le tre associazioni di gestori (Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Anisa Confcommercio), nemmeno il governo fa quanto dovrebbe, con richiami e ammonimenti ritenuti poco incisivi e scarsa attenzione all’incidenza delle tasse sul prezzo dei carburanti. Secondo i sindacati di categoria e il Codacons, poi, il vero problema non riguarda le compagnie né i concessionari di petrolio, ma la moltitudine di tasse che stanno dietro all’eccessivo prezzo della benzina. Suggerendo di intervenire sui balzelli, l’obiettivo è quello di eliminare le imposte ritenute inutili. Attraverso piccoli ritocchi mirati, ne gioverebbero molto di più i consumatori finali rispetto ai cali “concessi” dalle aziende petrolifere.

 

TENUE SPERANZA

Ma il dialogo tra le parti ultimamente assume sempre più i contorni dello scontro e l’accordo che in genere in extremis arriva in caso di vertenze di questo tipo, stavolta non si trova, quindi lo sciopero si fa. Come detto in apertura, l’agitazione è prevista dalle 22 di questa sera alle 6 del 19 luglio, ma un piccolo barlume di speranza è dato dall’assemblea convocata da Roberto Alesse (Presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi) per il 17 luglio insieme alle principali compagnie petrolifere italiane. Speriamo bene.

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