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di Beppe Cucco
24 September 2022

Royal Enfield: "Oggi la Hunter, ma la famiglia 350 si allargherà"

La Casa indiana è in continuo fermento e va forte soprattutto nelle piccole cilindrate: con l’ultima piattaforma “350” sta avendo un buon successo anche in Italia, soprattutto con la Meteor. Insieme a Paolo Brovedani, capo sviluppo prodotto di Royal Enfield, scopriamo cosa bolle in pentola

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Royal Enfield Hunter 350

Quanto ha in comune la nuova Hunter 350 con le cugine Meteor e Classic?

"Il motore di base è lo stesso, ma gli impianti di scarico e di aspirazione sono del tutto diversi, così come la parte relativa all’iniezione e all’accensione hanno parametri totalmente diversi. Pur mantenendo gli stessi valori di potenza e coppia massimi, la curva è personalizzata sull’utilizzo specifico di questa moto. La ciclistica poi è completamente diversa: il telaio ha lo stesso layout, ma misure specifiche, le sospensioni hanno settaggi dedicati e poi c’è la coppia di cerchi da 17".

Per quanto riguarda il mercato europeo, la Hunter 350 entra nel segmento delle naked di piccola/media cilindrata: qual è il vostro maggior competitor?

"Noi stiamo cercando di dare un prodotto che è estremamente particolare e identificabile, quindi è difficile dare il nome di un competitor per questa moto. Noi vogliamo puntare ad avere la nostra identità precisa, abbiamo delle scelte tecniche diverse da tutti gli altri (motore a corsa lunga, livelli di potenza non eccessivi) che danno un'esperienza in sella che è diversa da chiunque altro. Vogliamo mantenere questa nostra identità".

Abbiamo già visto tre moto realizzate intorno allo stesso motore della piattaforma J, la famiglia si allargherà ulteriormente?

"Lo sviluppo di un motore è la parte più impegnativa per un’azienda motociclistica, chiaramente va sfruttato in tutti i suoi possibili aspetti e declinazioni. Quindi, come avete potuto vedere durante la presentazione stampa, sì, la famiglia crescerà ancora".

Non ci dici di più?

"In questo momento concentriamoci sulla Hunter che è una bella novità".

La Hunter è prodotta in India?

"Sì, viene prodotta in India, dove abbiamo due stabilimenti molto moderni con capacità produttive molto elevate: siamo in grado di arrivare fino a 2 milioni di pezzi all’anno. Diciamo che i processi produttivi sono al top come qualità e capacità di mantenere una costanza produttiva elevata".

Per molti motociclisti europei c’è ancora l’idea che tutto ciò che arriva dall’Asia sia paragonabile a prodotti cinesi di scarsa qualità. Qual è la differenza tra queste e una Royal Enfield?

"Noi abbiamo un'attenzione al dettaglio e un focus sulla qualità complessiva del prodotto che è ‘virale’. Una nostra chiara politica è puntare sulla qualità di prodotto, sia percepita sia reale. Abbiamo dei processi sui telai, ad esempio, che garantiscono assenza di ruggine nel tempo, processi produttivi sotto controllo, controlli in ingresso e in uscita molto stringenti… è proprio un nostro modo di operare che vogliamo poi rivedere nel nostro prodotto".

Il vostro Technical Center in Inghilterra sta lavorando su qualcosa pensato al solo mercato europeo oppure i progetti hanno tutti una prospettiva a 360 gradi?

"Tutti i nostri progetti sono globali. Quello che voglio sottolineare è che non c’è un centro indiano che lavora per il mercato indiano e uno inglese che lavora solo per il mercato europeo. I due centri sono integrati, con gruppi di lavoro distribuiti equamente nelle due locazioni geografiche. Io stesso viaggio spesso tra India e Inghilterra proprio perché vogliamo mantenere questa integrazione. I nostri prodotti sono pensati per il mondo intero: al di là delle differenze di omologazione presenti nei Paesi, i livelli di emissioni e di rumore sono molto, molto simili. Quindi, i modelli di base sono modelli globali".

Guardando al futuro, è da tempo che si parla di una Himalayan spinta dal bicilindrico 650 delle Continental e Interceptor, quando la vedremo?

"Chi vivrà, vedrà" (sorride, ndr.)

L’India, come l’Europa, sta spingendo sempre più sui motori elettrici. Royal Enfield come si sta muovendo in questo campo?

"La propulsione elettrica è qualcosa che nessuno può ignorare in questo momento. È chiaro che noi stiamo vedendo cosa sta accadendo e che ci stiamo lavorando. Ma non c’è solo la propulsione elettrica: in altri mercati, ad esempio il Brasile, c’è una forte spinta sui biocombustibili così come sul mix tra benzina ed etanolo; lo stesso governo indiano sta spingendo molto sui biofuel e ci sono diversi studi in atto su tutte le possibili alternative all’endotermico tradizionale".

Come vedi il futuro delle moto tra 20 anni?

"Spero divertente. Chiaramente oggi ci sono grosse spinte a cambiare tante cose: abbiamo visto le leggi europee sulle automobili (in riferimento alle ‘zero emissioni’ entro il 2035), in Inghilterra stanno spingendo per anticipare l’ingresso dell’elettrico nelle due ruote… È un mondo in rapida evoluzione e noi stiamo lavorando ad ampio spettro per essere pronti sul mercato con tutte le possibili richieste e necessità che si dovessero presentare. 20 anni da oggi oggi sono un lungo periodo, difficile prevedere cosa potrebbe accadere".

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Royal Enfield Hunter 350: Paolo Brovedani

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