Rossi e Burgess si separano. Scelta giusta?

Approfondimento di Marco Gualdani sulla notizia che ha catalizzato l’attenzione alla vigilia del GP di Valencia. Motivazioni, riflessioni e un approfondimento sulla figura del capo tecnico

Rossi e burgess si separano. scelta giusta?

Alla vigilia del GP di Valencia, Rossi ha comunicato ufficialmente l’interruzione del rapporto con il suo capotecnico Jeremy Burgess. La storia tra i due durava dal 2000, cioè dal passaggio di Rossi in 500. Insieme hanno vinto 7 titoli, condividendo vari passaggi epocali come quello alla RC211V 1000 a 4T nel 2002, alla Yamaha nel 2004, alla Ducati nel 2010 e ancora alla Yamaha in questa stagione. Sembravano inseparabili, un binomio vincente, praticamente una famiglia. E invece è tutto finito e l’anno prossimo non sarà più l’australiano a gestire le moto del Dottore. Il sostituto ancora non si conosce, ma nel toto scommesse di Valencia, si sta facendo sempre più largo il nome di Silvano Galbusera, anche se è lecito aspettare una comunicazione ufficiale che arriverà a campionato finito.

 

I MOTIVI

Rossi l’ha comunicato personalmente a Burgess giovedì pomeriggio, prima di indire una conferenza stampa sull’argomento. “Ci siamo guardati in faccia e alla fine ci siamo abbracciati” ha detto Valentino. “Lui è dispiaciuto, avrebbe voluto continuare un altro anno, ma ha capito”. The Doctor ha evidenziato come quest’anno le cose non siano sempre andate nel modo giusto e Rossi ha deciso di fare questo passo, anche se “è stata una decisione molto difficile”. Le motivazioni si leggono in una divergenza di vedute su alcune scelte tecniche legate alla stagione 2013, ma anche nelle precedenti in Ducati. Probabilmente la gara di Motegi ha convinto Valentino che era arrivato il momento di cambiare e così ha fatto. Si parla anche di un’intervista di Burgess di qualche mese fa, in cui l’australiano sottolineava, in buona fede, che Valentino ormai avesse perso lo smalto dei suoi giorni migliori, forse per il passare degli anni; intervista che Rossi non avrebbe gradito. Perché per lui è proprio Burgess a non essere più un ragazzino e forse gli anni e i tanti titoli vinti lo hanno progressivamente fatto sedere sugli allori. Questa scelta è l’ennesimo salto nel vuoto a cui il pilota di Tavullia ormai ci ha abituato. A volte ha avuto ragione, altre no. Il 2014 sarà un anno decisivo per la sua carriera e Valentino va in cerca di certezze con una scelta incerta. Si rischia il tutto per tutto, fate il vostro gioco. A 34 anni non avrà un’altra possibilità.

 

L’IMPORTANZA DEI TECNICI

Avere al tuo fianco un tecnico che sa fare il suo dovere è l’unico modo per poter pensare di vincere. L’ultimo esempio ce l’ha dato Lorenzo a Motegi (cliccate qui per un articolo di Federico Aliverti) in cui ha vinto grazie alla scelta del suo box di montare una gomma anteriore morbida, al contrario di tutti gli altri. Rossi questo vantaggio non ce l’ha più, o almeno crede di non averlo e non c’è nulla di peggio di aver perso la fiducia nei propri uomini. Per tutta la stagione ha lamentato problemi di messa a punto, al contrario del suo compagno di squadra che ha lottato come un leone con le super performanti HRC, grazie anche al lavoro del suo team. Forse non si poteva più andare avanti così.

 

MA HA FATTO BENE?

La scelta di Rossi è comprensibile. I rapporti personali sono una cosa, quelli lavorativi un’altra. E questo Burgess lo sa bene, come sa che il pilota è il personaggio principale, mentre la squadra lavora sempre un passo indietro e ha l’ingrato compito di essere messa in discussione quando le cose non girano. Fa parte del gioco. Se Valentino ha ragione o meno ce lo dirà il tempo, ma se dentro di sé ha creduto che questo rapporto non si potesse più continuare, possiamo solo ascoltare, capire e rispettare le sue motivazioni.

 

L’EVOLUZIONE DELLA FIGURA DEI TECNICI

Fino a pochi anni fa, le squadre erano assunte dalla Casa o dal Team e si cambiavano i piloti. Era normale che ci fossero quelle persone legate a quel Marchio. Pensate a Pons, a Brazzi, a Noccioli, a Kanemoto o a Guidotti. Ce ne sono mille. Lo stesso Burgess era uomo Honda nella 500, da cui sono passati anche Gardner, Spencer e Doohan. Ognuno rappresentava una figura ben precisa, mentre oggi non è più così. E tutto è iniziato proprio con Valentino, quando nel 2004 decise di portare con sé in Yamaha i suoi uomini della Honda. Da allora, il pilota non è più diventato una persona singola, ma “un pacchetto” fatto di meccanici e ingegneri che lo seguono dappertutto. Ovviamente nei casi in cui sia possibile e quando il pilota lo voglia. L’ultimo caso è quello di Marquez. Quest’anno è passato dalla Moto2 alla MotoGP e non gli è stato permesso di portare i suoi uomini, trovando ad accoglierlo l’ex squadra di Stoner. Ma da metà stagione in poi il Cabroncito ha imposto (e ottenuto) il ritorno dei suoi uomini, che dal 2014 saranno nuovamente al suo fianco. Brutto mestiere quello del tecnico nel Motomondiale…

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