La rinascita del Top Mountain Motorcycle Museum

Completamente distrutto dalle fiamme nel gennaio di un anno fa, il museo di Attila e Alban Scheiber, il Top Mountain Motorcycle Museum, in soli dieci mesi, è rinato letteralmente dalle sue macerie alla fine del 2021. Questa esposizione tra l’Italia e l’Austra si è ora ulteriormente arricchita come numero di modelli, spazio nei locali e attività per attrarre gli appassionati più giovani

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Top Mountain Motorcycle Museum, postazione dedicata alle BMW, con a destra la R 17 del 1935 che utilizzava la prima forcella telescopica

Al Top Mountain Motorcycle Museum un anno fa la cenere copriva ogni cosa. Una distesa grigia appare ai fratelli Scheiber la mattina del 18 gennaio del 2021, il devastante incendio ha mandato in fumo il sogno di una vita.

Di fronte a questa letterale Pompei delle due ruote tanti avrebbero solo pianto, e magari controllato i documenti dell’assicurazione per avere il più in fretta possibile il rimborso. Questi intraprendenti gemelli tirolesi già pensavano a come fare per “rifare” il loro gioiello che era andato completamente in fumo, incenerendo letteralmente 300 moto raccolte sin da quando erano più giovani.

Tutti pezzi pregiati, magari unici, mostrati al pubblico dei motociclisti dall’inaugurazione del 2016 di un museo costato 23 milioni di euro. Attila Scheiber, proprietario del museo insieme al fratello Alban, ci attende nella sala principale, quella che accoglie la maggior parte delle nuove moto esposte.

Attila Scheiber: “Il solo desiderio dopo l'incendio? Quello di ricominciare, e più in grande”

Come è nata la vostra passione per le due ruote?

"Abbiamo cominciato sin da piccoli ad andare in moto. Qui in montagna durante la stagione più calda, senza lo sci ci dovevamo inventare altri modi per divertirci. Così nostro padre ci ha preso una piccola Gilera per cominciare a imparare a usare la moto. Poi ci volevamo spingere sui monti e abbiamo ricevuto una vera trial, una Montesa Cota 25. Stavamo tutto il giorno in sella e ci siamo comprati tante moto da trial, infine per me è arrivata una Kawasaki 750 e quindi una Suzuki della stessa cilindrata. Tra me e mio fratello avevamo in garage circa 25 moto, già una piccola collezione. Un giorno ho letto su un giornale dedicato alle moto classiche che era in vendita a Francoforte, in Germania, una collezione di 25 moto, per la maggior parte tedesche e di piccola cilindrata, la più grande una NSU 250. Ho chiesto a mio fratello Alban se voleva entrare nell’affare e subito ha finanziato il 50% di questa impresa”.

Perché avete scelto di mettere proprio qui il museo, su questa strada di montagna?

Proprio perché esisteva questa strada. L’idea del museo nasce nel 2010. Lo abbiamo abbinato alla struttura del Top Mountain Crosspoint con la funivia che sale verso le montagne del Tirolo, quelle del comprensorio sciistico del Obergurgi-Hochgurgi, con un ristorante, una terrazza panoramica. È una strada meravigliosa per andare in moto, la Timmelsjoch, la via del Passo del Rombo che attrae migliaia di motociclisti. Al tempo della prima inaugurazione nel 2016 avevamo circa 200 moto, poi cresciute a 300 al tempo dell’incendio. Avevamo già deciso di allargare l’esposizione ancora prima dell’incendio e la nuova struttura l’abbiamo pensata esattamente come è ora: più grande e con oltre 450 moto. L’incendio non ha cambiato i nostri programmi".

Avete salvato qualche moto dall’incendio?

"È quasi tutto andato perduto e le moto non si possono recuperare perché troppo distrutte dal fuoco. Solo un gruppo di 53 Indian si è salvato oltre a una Vincent Black Shadow e una Brough Superior appartenuta a George Brough. Abbiamo perso un importante patrimonio storico, ma in dieci mesi il museo è stato ricostruito. Fortunatamente il fuoco non ha lesionato il resto della struttura del Top Mountain e abbiamo avuto in breve tempo il permesso per ricostruire la parte distrutta e il museo.

Rifarlo è costato all’incirca 12 milioni di euro. Ma non mi fermerò perché voglio ricomprare altre moto iconiche e importanti. Nel mondo ci sono tanti collezionisti che vogliono venderle. Comunque per riaprire in grande stile, abbiamo avuto il concreto aiuto di molti privati e dei musei che hanno prestato le loro moto per arricchire la nostra collezione".

Come pensate di organizzare il museo per il futuro?

"Per cominciare vogliamo realizzare mostre a tema. Ora abbiamo quella delle Indian, poi c’è l’angolo della KTM con 24 pezzi che partono dal 1956 e comprendono le moto della Dakar e quelle da GP, quindi le Porsche con la 919 che ha vinto a Le Mans. Per il prossimo anno vogliamo mettere insieme tutte le quattro cilindri degli esordi sin dai primi anni del secolo scorso. Poi abbiamo la speciale rassegna dedicata all’esploratore del Tirolo Maximilian Reisch, le sue moto e auto con le quali ha raggiunto l’India. Il nostro museo deve attrarre non solo i motociclisti, ma anche le loro famiglie, dando la possibilità a tutti di divertirsi, anche a chi non è interessato alle motociclette. Comunque lo scorso anno abbiamo avuto 45.000 visitatori, ma quest’anno ne aspettiamo il doppio".

Ha una moto che vorrebbe comprare?

"Non una in particolare, ho già molte moto che vorrei e sono davanti a me".

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Top Mountain Motorcycle Museum, Horex

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