Ramon Forcada, luce e ombra di Jorge Lorenzo

A Motegi è andata in scena l’ennesima puntata del duello Lorenzo-Marquez. Dietro le dichiarazioni polemiche del giovedì e il formidabile confronto in gara ci potrebbe essere la mano di Ramon Forcada, capotecnico di Jorge e… sua croce e delizia

Ramon forcada, luce e ombra di jorge lorenzo

Jorge Lorenzo negli ultimi anni, e in particolare durante questa stagione, ha guidato meglio di Valentino Rossi. Lo ha battuto sul piano della velocità, della costanza, della messa a punto. E forse anche di testa è stato più forte dell’italiano. Dico tutto questo per sgombrare il campo da qualsiasi possibile (e magari strumentale) fraintendimento. Sono alcuni anni che seguo con attenzione la straordinaria crescita di Lorenzo, e a fine stagione, ogni anno, mi ripeto la solita domanda: quanto conta Ramon Forcada nelle vittorie di Jorge? Questa domenica mi sono dato la risposta.

 

E DIRE CHE MOTEGI NON È MAI STATA LA PISTA DI LORENZO

Lorenzo a Motegi di solito non è un extraterrestre. In questa pista dal 2008 al 2012 ha conquistato una sola vittoria e due podi. Il che equivale a dire, per uno come lui, che non è certo la sua pista (per esempio al Mugello Jorge ha vinto gli ultimi tre GP di fila). Invece questa domenica, sul tracciato di proprietà della Honda, ha conquistato pole position, giro veloce e gara. Non contento, ha anche appioppato ai suoi compagni di marca Rossi, Crutchlow e Smith rispettivamente 24, 27 e 30 secondi. Si tratta del distacco maggiore inflitto da Jorge a chi guida la sua stessa moto durante tutti questi anni di carriera in top class. Dunque un altro record personale, ovviamente al netto delle gare condizionate da incidenti dei suoi compagni o corse sotto l’acqua. Ebbene: è un caso che tutto questo sia successo proprio ieri? Io, nelle corse, al caso non ho mai creduto. E ieri, dopo la gara di Motegi, mi sono definitivamente convinto che Ramon Forcada sia di gran lunga il miglior tecnico in circolazione nel paddock del motomondiale.

 

CI VUOLE SANGUE FREDDO (E RAMON AI BOX) PER SPARIGLIARE

Le condizioni avverse di questo fine settimana sono la cartina di tornasole di una squadra e del suo capotecnico. Lasciamo perdere le difficoltà di lavorare sotto stress da tifone-tsunami-terremoto-radiazioni: l’aria nel paddock, in queste ultime settimane a matrice polemica, sfrigola già di per sé. A Motegi, però, si è aggiunto dell’altro. Venerdì prove annullate, poi un solo turno di qualifiche wet in un sabato a rischio cancellazione gara. E domenica la corsa, con la pista asciutta come solo nel warm up della mattina era stato possibile vedere. Insomma, pochissimo tempo a disposizione per verificare la durata delle gomme sulla base di un set up individuato passo passo. In poche parole, un terno al lotto. Nel dubbio, infatti, tutti i piloti fanno una scelta conservativa. Tutti tranne Jorge Lorenzo, per nulla titubante nonostante la scelta di gomma dura effettuata per entrambi i suoi piloti anche dalla HRC, un team che da queste parti ha giusto qualche dato in più della Yamaha... (compresi i pareri di un certo Stoner).

È in quel momento, prima ancora dell’esito della gara, che ti domandi quale conoscenza della moto, quale fiducia nei propri mezzi, quale straordinaria empatia col team ci vuole per schierarsi in griglia con una gomma morbida. L’unica di tutto lo schieramento. La risposta è che avere Ramon Forcada ai box aiuta, eccome.

 

QUEL MEZZO SECONDO CHE NESSUNO SI ASPETTA. TRANNE FORCADA

Il risultato e l’andamento della gara ottenuto con questa rischiosissima scelta di gomme è straordinario e imprevedibile a tutti, fatta eccezione per Ramon Forcada. Lorenzo, contro ogni terrestre previsione, farà la differenza proprio nel finale di gara, quando dovrebbe essere il suo “pacchetto tecnico”, e non quello degli avversari, a cedere. A due terzi di gara tutto sembra filare secondo copione: la sfida per il primo posto è ancora apertissima e Jorge ha solo 3 decimi di vantaggio su Marquez, che non molla la presa neppure dopo il famoso “tirotto” del maiorchino, al quale anzi Marc replica colpo su colpo con degli eccellenti “45 alto”. Siamo al giro 16 e 17, e la flessione della Yamaha sembra solo questione di pochi minuti. Invece nelle ultime 6 tornate succede quello che forse solo Ramon Forcada aveva previsto: Lorenzo guadagna sulle Honda, a casa della Honda, circa mezzo secondo al giro, vincendo con 3”2 di vantaggio sul primo degli inseguitori (quattro Honda, guarda un po’). Quanto c’è di Ramon Forcada in questa impresa? Io credo tantissimo. Basti vedere le difficoltà di Valentino Rossi con la sua M1 nel momento di frenata, la fase di guida in cui ancora oggi, a mio parere, è superiore a Lorenzo.

 

FORCADA E LA DISASTROSA MESSA A PUNTO DELLE DICHIRAZIONI

Jeremy Burgess e Ramon Forcada al di là di quel muro che ora non c’è più: quanto sarebbe bello vedere come andrebbero a finire i confronti in pista tra Lorenzo e Rossi a capotecnici invertiti. Io mi sono fatto l’idea che oggi li vincerebbe ancora Jorge, ma con distacchi per Valentino come minimo dimezzati. Ho frequentato da molto vicino entrambi i box, quest’anno, e posso assicurare che è palpabile anche a un profano la differente “cattiveria agonistica” dei due capotecnici, l’australiano appagato da decenni di successi, lo spagnolo all’apice della sua carriera. D’altro canto, però, avere Forcada in squadra è anche uno svantaggio. Per esempio se a livello di comunicazione Valentino e Marquez sono di un altro pianeta - non lo dico io, ma il consenso del pubblico - la colpa potrebbe essere anche di Ramon. Quest’anno l’ho visto personalmente a Laguna Seca abbozzare una protesta informale in direzione gara per il taglio di Marquez al Cavatappi. Protesta legittima, sia chiaro, ma inopportuna nei modi e nei tempi visti i precedenti al Cavatappi della Yamaha… Immagino anche che ci sia un contributo di Forcada dietro le piagnucolose dichiarazioni delle ultime settimane di Jorge Lorenzo. Il quale addirittura è arrivato a smentire se stesso. Il famoso “Sono arrivato un po’ lungo e ho toccato Marquez” di Phillip Island a fine gara è diventato solo quattro giorni più tardi a Motegi un “Marquez avrebbe dovuto farmi passare, invece si è messo in traiettoria: per questo chiedo che lo puniscano con un punto sulla patente”. Insomma, nell’era mediatica per eccellenza, la messa a punto delle dichiarazioni conta come quella della moto.

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