12 January 2009

Prova: Kawasaki Ninja ZX-6R 2009, forcella Showa BPF e motore progressivo, le carte vincenti

La Ninja 600 2009 è equipaggiata con la nuova forcella Showa BPF (Big Piston Fork), che piace perché offre al pilota la massima sensibilità su qualsiasi tipo di fondo. La ZX-6R 2009 ha colmato tutte le lacune del modello 2007, abbinando una ciclistica fenomenale ad un motore da record, con un’erogazione molto lineare ai bassi, energico ai medi e brillante agli alti.

Tanta sensibilità per tutti




TANTA SENSIBILITÀ PER TUTTI
La nuova forcella Showa che equipaggia la Kawasaki ZX-6R trasmette fedelmente al palmo delle mani del pilota tutto ciò che succede all’avantreno, su ogni tipo di asfalto. Il feeling che ne deriva è elevatissimo, al punto che non ci sembra improprio definire la forcella BPF (Big Piston Fork) una valida alternativa, se non l’anticamera, delle sospensioni elettroniche che verranno. Per un pilota di media esperienza, questo significa gestire (quasi) con naturalezza le perdite di aderenza della gomma anteriore sia in fase di frenata, sia in ingresso, sia in percorrenza di curva. Nel 2007 Kawasaki aveva abbandonato la cilindrata di 636 cc, ma la mossa si rivelò poco azzeccata, perché la moto era diventata poco competitiva rispetto alle sue dirette concorrenti: il motore aveva perso un po’ di pepe e la ciclistica si era fatta pesante. Sulla 2009, invece, cambia tutto e si ritorna al passato: i tecnici di Akashi hanno saputo confezionare una ciclistica intuitiva e molto professionale intorno a un motore da record, pur con cilindrata di 600 cc.

Motore progressivo, moto imperturbabile





MOTORE PROGRESSIVO, MOTO IMPERTURBABILE
Dopo il test della nuova ZX-6R sul circuito francese di Alès, siamo certi dei miglioramenti di questa Kawasaki. Infatti la ZX-6R ha guadagnato un avantreno un po’ più rapido nello scendere in piega, molto più preciso sulle sconnessioni dell’asfalto e altrettanto solido e rassicurante sia sul lento sia sul veloce, come da tradizione Ninja. A centro curva, complice il grande appoggio offerto dalle Pirelli Dragon Supercorsa Pro di primo equipaggiamento (ant SC1, post SC2), la ZX-6R corre imperturbabile, anche se dà la sensazione di chiudere meglio la linea nelle curve più strette. Il pilota trova un feeling immediato con la moto perché la posizione di guida è intuitiva, relativamente abitabile e poco affaticante. Cambia l’ergonomia in sella, che ora consente più facili spostamenti del pilota in curva ed una guida più efficace in rettilineo, anche se gli scuotimenti del casco e le turbolenze sulle spalle sono superiori al passato. Al di là delle condizioni meteo “difficili” (temperatura esterna 3° C) e di una messa a punto del monoammortizzatore sicuramente perfettibile, dopo una dozzina di giri abbiamo riscontrato un decadimento del grip al posteriore un po’ più rapido del previsto. Ma il bilanciamento della moto e l’erogazione molto lineare del propulsore hanno consentito di ovviare al problema con facilità, anche quando le perdite di trazione si sono fatte evidenti, soprattutto in seconda marcia in zona limitatore (16.500 giri indicati). Il 4 cilindri di Akashi ha un ottimo allungo. Lo abbiamo ritrovato lineare come pochi altri ai bassi regimi, ben più energico che in passato ai medi e inaspettatamente vorace agli alti. Il cambio ha innesti rapidi e precisi ed anche nelle staccate più dure la moto è imperturbabile.

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